CORDELIA.
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PER VENDETTA.
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1893. Fratelli Treves Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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    Testo curato da Catia Righi per il Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
di Gabriella Dodero.
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Bella, ricca, intelligente, sensibile, fedele alle promesse fatte per tutta la vita, costi quel che costi.  il ritratto di Renata, la protagonista di questo libro. La giovane proviene da una famiglia nobile di una citt di provincia, e dedica la sua giovent a fare la felicit del padre, a lei raccomandato in punto di morte dalla mamma.
Con Renata nel romanzo compaiono la cugina Elisa, frivola, apparentemente ingenua, e non altrettanto ricca, e Fanny, giovane italo americana, di estrazione borghese, che  stata allevata in una atmosfera pi libera e moderna. Tre donne che ruotano intorno ad Edoardo, fratello di Fanny, innamorato di Renata, ma sensibile al fascino di Elisa. Renata rifiuta lamore di Edoardo, promettendogli per di non sposarsi mai, per non dare un dispiacere al padre malato; Edoardo a questo punto per vendicarsi del rifiuto sposa Elisa.
Tutti gli ingredienti classici dei romanzi damore della fine 800 si trovano qui riuniti: amore e morte si inseguono nelle pagine del romanzo di Cordelia, che parteggia evidentemente per labbandono dei pregiudizi della nobilt di sangue in favore della nobilt di cuore. .
Alla fine del volume sono riportate le recensioni comparse sui principali giornali dellepoca delle opere di Cordelia, scrittrice che riesce a coniugare storie appassionanti con messaggi di alto valore etico, talvolta perfino educativo, rivolte a giovanissimi, giovanette e signore.
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L'AUTRICE.
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Virginia Tedeschi-Treves, nota anche con lo pseudonimo di Cordelia (Verona, 22 marzo 1849  Milano, 7 luglio 1916),  stata una scrittrice italiana.
Dopo il matrimonio nel 1870 con Giuseppe Treves, coproprietario col fratello Emilio della casa editrice Fratelli Treves, fu presidentessa del Comitato lombardo pro suffragio femminile, cofondatrice del Lyceum di Milano, contemporanea di Ibsen, di Flaubert, di Zola, Dostoevskij; nel suo salotto letterario accolse i massimi autori e intellettuali del tempo, da Verga a D'Annunzio, da Carducci a Freud.  stata fra le prime donne a parlare di divorzio, di Psicanalisi, di diritto all'istruzione; nel 1916 scrisse il manifesto del femminismo tricolore. Contemporaneamente inizi una fortunata carriera di scrittrice per "signore" e bambini con lo pseudonimo di "Cordelia" e di direttrice di riviste di moda.
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Per vendetta.
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CAPITOLO 1.
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Il conte Alberto Landucci, seduto accanto al fuoco, leggeva il giornale. Renata, sua figlia, una ragazza dal profilo di madonna e dal portamento altero, camminava su e gi attraverso limmenso salone, per riscaldarsi.
 Che hai che non puoi star ferma  le chiese il padre interrompendo la lettura.
 Ho freddo, e finch non farai mettere anche tu una buona stufa, come la zia Emilia, si morir dal gelo.
 Tua zia  pazza; piange miseria e fa sempre nuove spese; i nostri vecchi si contentavano di riscaldarsi col camino, ed erano pi sani e pi forti di noi; poi una bella fiammata rallegra e ci tiene compagnia.
 Sar benissimo; ma intanto io soffro, ho tanto freddo che non posso star quieta.
 Fa portare un po di legna; poi verr gente, e avremo fin troppo caldo.
Renata savvicin al cordone del campanello e gli diede una strappata con forza. Entr un servo vecchio, un po curvo, vestito di nero, colla cravatta bianca e la faccia rasa; egli si ferm sulla soglia ad aspettare gli ordini.
Il conte senza parlare accenn al camino; il domestico, abituato a capire con prontezza gli ordini del padrone, and tosto a prendere la legna, che pos sugli alari di quel maestoso focolare.
Renata prese un libro, si sedette accanto ad un tavolino sul quale ardeva una lucerna ad olio e finse di leggere; ma la sua mente vagava lontano, fuori dalle mura della sua casa, cupa, affumicata, dove il padre, nemico dogni progresso, non voleva apportare la pi piccola innovazione.
Egli ripeteva sempre che l erano vissuti i suoi padri, l era vissuto lui per tanti anni, e doveva viverci anche la figlia. Quei mobili vecchi e tarlati erano i suoi amici dinfanzia, e dovevano invecchiare e finire nella sua famiglia; sperava che il soffio di novit e di progresso, che gi presentiva intorno a s, non riuscirebbe a penetrare entro alle mura della sua antica casa patrizia, e per non lasciarvelo entrare avrebbe lottato con tutte le forze, combattuto con tutta lenergia di cui era capace.
Invece il soffio vivificante dei tempi nuovi sera introdotto nella sua casa senza che se ne accorgesse e sera gi impadronito dellanimo di Renata. Era entrato, quasi insensibilmente, per mezzo dei giornali e dei libri, colle chiacchiere delle amiche e della zia Emilia, che andava tutti gli anni a Parigi e ritornava piena di nuovo idee: e gi Renata si sentiva trasportare non solo fuori della cerchia ristretta della sua casa, ma della piccola citt di provincia dove era condannata a vegetare; gi il suo pensiero andava lontano lontano, a scoprir nuovi orizzonti, assorbiva le nuove idee, sinteressava ai progressi della scienza moderna; e l rinchiusa fra quelle quattro mura le parea dessere come un uccello in gabbia, come un prigioniero che anela alla libert.
Fosse lora malinconica che segue il tramonto, o fosse la giornata rigida di dicembre, Renata quella sera si sentiva pi triste del consueto; sola col padre in quella vasta sala del suo palazzo riscaldata insufficientemente, pensava che cominciavano le lunghe serate dinverno, sempre uguali, monotone, colle solite faccie di parenti e damici, coi soliti discorsi che sapeva gi a memoria. Mai la pi piccola variet, mai limprevisto nella sua giovane vita; eppure aveva diciottanni, un gran nome, una bella fortuna, la bellezza delle forme, lelevatezza dello spirito!
Era destino che dovesse continuare a vivere sempre cos, senza un raggio di sole, senza una gioia che le rallegrasse la mente?
Spesso sera sentita la voglia di ribellarsi a quellesistenza, di spezzare le sue catene; ma avrebbe dovuto lottare colla volont del padre, ed essa pensava sempre alle parole della madre morente che glielo avea raccomandato prima di lasciarla.
 Ricordati,  le avea detto,  che devi fare le mie veci ed essere tutto per lui;  malato, ha una grave malattia di cuore, e guai a dargli un dispiacere! potrebbe morire da un momento allaltro; ha delle idee strane che non bisogna contrariare; se vuoi chio muoia tranquilla, devi promettermi di non dargli nessun dolore....
Quelle parole le avevano lasciato nellanima unimpressione incancellabile; essa avea forte il sentimento del dovere, e dopo la morte della madre sera proposta di dedicarsi al padre interamente, anche a costo di sacrificare per lui la vita e la giovinezza; ma per quanti sforzi facesse non riusciva a far tacere le aspirazioni che le tumultuavano nella mente, i desiderii che le traboccavano dal cuore; viveva rassegnata; ma non felice.
Chiuse il libro, savvicin al fuoco e continu a pensare alla sua triste esistenza, guardando la fiamma che scoppiettava sul focolare.
Uno squillo di campanello risuon attraverso le sale del vecchio palazzo.
Sud un aprirsi dusci, un frusco di vesti e un mormorio di parole; Renata si tolse dalle sue meditazioni, atteggi le labbra ad un sorriso e and ad incontrare la sua zia Emilia, marchesa di Belfiore, che entrava in quel momento accompagnata dal marito, uomo sui cinquantacinque anni, arzillo, asciutto, piccino, che si moveva a scatti come una marionetta, e dalla figlia Elisa, alta, magra, colla pelle diafana e lo sguardo languido.
 Corrado verr pi tardi,  disse la marchesa Emilia abbracciando Renata,  ha voluto andare al caff a sentir notizie dei nuovi arrivati.
 Chi sono questi nuovi arrivati?  chiese Renata.
 Come! non sai?  le disse la cugina;  ma in che mondo vivi? Si tratta dei nostri vicini, quelli che hanno comperato il palazzo Lucchini.
 Ah s; non sapevo nulla, vivo cos ritirata! raccontami, Elisa, chi sono, che cosa fanno?
E s dicendo fece sedere accanto a s la cugina, mentre la marchesa tirava fuori il lavoro da un sacco ricamato e il conte Landucci invitava il cognato al tavolino da gioco per fare la solita partita a picchetto.
Ma al marchese di Belfiore, prima di mettersi al tavolino da gioco, piaceva chiacchierare un po colle signore, e in piedi, gesticolando, davanti al crocchio femminile, raccont a Renata le notizie del palazzo Lucchini e dei nuovi arrivati.
 Il palazzo,  disse,  non par pi quello di prima; dalla mia camera si vede benissimo linterno delle sale; hanno rinnovato tutto, rifatto gli stucchi, rinfrescato le pitture e mutato quello che non metteva conto di conservare; vi assicuro che  una meraviglia. E dire che in tutta la provincia non s trovato nessuno che avesse coraggio di comperare un palazzo storico come quello, e s lasciato cader in mani straniere!  una vergogna: se avessi avuto io un po di quattrini....
 Puoi dire dei milioni!  esclam il conte Landucci;  poi per rinnovare a dovere un palazzo simile non bastano i quattrini, ma ci vuol gusto artistico, cognizioni storiche, e tante altre belle cose che non  tanto facile possedere; io scommetto che ora sar una profanazione.
Questo discorso fu interrotto dallentrata della baronessa Arnaldi colle tre figlie, cugine dei Lauducci.
 Ha voluto venire anche la Giulia,  disse la baronessa per scusarsi di quellinvasione di quattro signore.
 Mi annoio di restar sola a casa,  disse la Giulia, una ragazza colle gambe troppo lunghe e il vestito troppo corto, pettinata come una bimba, quantunque avesse la faccia da donna.  Infine non sono pi una bambina,  soggiunse,  ho compiuto i diciottanni....
 Zitta,  interruppe la madre,  finch le tue sorelle sono da maritare, tu sei la bambina.
 E quando uscir la Gina di collegio?
 Quella intanto  in collegio e non se ne parla; tu bada di non chiacchierar troppo, altrimenti non ti condurr pi in societ, hai capito?  E s dicendo la baronessa diede alla figlia minore unocchiata severa.
Il pensiero, anzi la fissazione di quella madre era le quattro figliuole da marito, la minore delle quali teneva nascosta in collegio come se non esistesse; riguardava Giulia come una bimba, pensava continuamente a Paola e Camilla che avevano passati i ventanni, e non cera nessuno in vista che facesse loro la corte. Queste due ragazze erano tipi abbastanza volgari e insignificanti: n belle n brutte, dintelligenza limitata; ma a sentire la baronessa possedevano tutte le qualit per formare delle mogli perfette. Sedettero intorno al tavolino da lavoro accanto a Renata ed alle Belfiore, e anchesse cominciarono a parlare dei fortunati proprietari del palazzo Lucchini; avevano saputo che, sebbene arrivassero dallAmerica, erano dorigine italiana. Intanto entr il marchesino Lupi, altro parente dei Landucci, un tipo da chierico, alto, magro, senza pelo di barba, che era stato educato dai gesuiti, e perch sapeva il latino si credeva unarca di scienza, faceva il pedante e voleva corregger tutti. Fu seguto dopo pochi minuti dal colonnello Chiaramonte, che, salutate le signore, and a sedere al tavolino da gioco, dove era gi avviata la partita fra il Landucci ed il Belfiore.
Nel crocchio delle signore si continuava a parlare dei nuovi arrivati, e, non sapendone il nome vero, li chiamavano Americani.
Il colonnello narr daver visto alla stazione una quantit di roba per quei signori, tanta, tanta da non poter farsene unidea. Cerano casse ammucchiate sotto alla tettoia, per la strada, da per tutto perch non stavano pi nei magazzini; poi aveva veduto arrivare una lunga schiera di bellissimi cavalli.
Anche la baronessa Arnaldi li avea sentiti passare da casa sua; avevano fatto tanto strepito che li avea presi per un reggimento di cavalleria.
Le ragazze erano curiose di sapere qualche cosa di preciso sui misteriosi abitanti del palazzo Lucchini; il marchese di Belfiore interrogava in proposito il colonnello; la baronessa domandava se si credeva che fossero persone da poter frequentare.
Al conte Landucci dava noia quella gente che veniva a mettere in orgasmo la sua tranquilla citt di provincia. Non poteva comprendere come persone tanto ricche scegliessero quella citt modesta, a meno che non avessero qualche marachella da nascondere.
 Chiss da che parte sono venuti i loro milioni!  disse,  in quanto a noi, mi pare che ci siamo occupati abbastanza di gente sconosciuta e che probabilmente non mette conto di conoscere.
Ma le signore volevano saper qualche cosa di preciso e stuzzicavano il colonnello perch raccontasse loro le chiacchiere della citt. Egli sapeva assai poco, dicerie che correvano, pareva che fossero dorigine italiana arricchitisi in America. Anche sulle loro ricchezze correvano varie versioni: chi diceva che avessero trovato un tesoro nascosto, e pochi minuti prima aveva sentito dire al caff, che il proprietario del palazzo Lucchini sera arricchito in America facendo il carnefice, e avea pensato dandare a godere le sue ricchezze in un paese sconosciuto.
Elisa di Belfiore si sentiva i brividi a quel racconto, ma il marchese Lupi la rassicur dicendole che ci non era esatto, mentre egli si trovava appunto al caff quando aveva avuto origine quella diceria.
 Raccontatecela dunque voi, gi che siete lesattezza in persona,  disse la marchesa.
E il Lupi lentamente, a bassa voce, col suo fare untuoso, incominci il racconto in mezzo al silenzio generale.
  vero, al caff serano occupati degli Americani, avevano parlato delle loro ricchezze favolose, dello splendore del palazzo, dei mobili sontuosi, degli oggetti darte veramente superbi che arrivavano continuamente: pareva un racconto delle Mille e una notte; poi serano chiesti in qual modo quella gente avesse potuto accumulare tante ricchezze. Il capitano Gelmi avea interrotto la conversazione leggendo ad alta voce un brano di un giornale che parlava dun posto vacante di carnefice a Filadelfia, perch un certo Smith, che sera arricchito occupando quel posto per molto tempo, andava in Europa a godere le sue ricchezze assieme alla famiglia; poi era entrato Guidi e gli avevano raccontato che si supponeva che il nuovo arrivato fosse il boia di Filadelfia. Guidi raccont ad un amico che lo era di sicuro, cos questa ciarla prese consistenza e fece il giro della citt.
 Ecco come si fa la storia,  disse il marchese di Belfiore, che pur tenendo le carte in mano non avea perduto una sillaba di quel discorso.
 Ma in nome di Dio, sta attento al gioco,  esclam Landucci indispettito;  bada, ho quattordici di fante.
 Ed io ho quattordici di re,  disse Belfiore; e continuarono la partita contando i punti, mentre nellaltro tavolino non lasciavano largomento che quella sera interessava tutti.
Verso le dieci vennero assieme Corrado di Belfiore, un giovine di ventidue anni, magro, pallido, colle spalle in testa, vestito inappuntabilmente, col solino lucido, il nodo della cravatta ben fatto ed una gardenia allocchiello dellabito nero, e lavvocato Raimondi, figura rispettabile duomo maturo, che fu accolto con entusiasmo dalle signore, le quali gli furono tutte intorno a chiedergli ragguagli sugli Americani.
Egli doveva essere bene informato, mentre si sapeva che la mattina era stato ricevuto al palazzo Lucchini e vi era rimasto pi di unora.
 Infatti, il signor Sangalli mi chiam perch aveva degli affari da affidarmi,  disse lavvocato.
 Si chiama Sangalli!  esclamarono le signore.   un nome italiano.
 Naturalmente  dorigine italiana, ma ha abitato per quarantanni Nuova York,  soggiunse il Raimondi.
  vero chera un contadino?
 Non  dunque il carnefice di Filadelfia?
 In che modo s fatto ricco?
 Ha rimesso bene a nuovo il palazzo Lucchini?
 Lasciatemi respirare,  disse lavvocato assediato da tutte quelle domande,  poi vi dir quello che son riescito a sapere.
Saccomod sopra una poltrona accanto al crocchio delle signore, e in mezzo al silenzio e lattenzione di tutta quella gente si mise a raccontare minutamente quanto sapeva dei signori Sangalli e limpressione che avea ricevuta dopo averli veduti.
Erano persone piuttosto simpatiche, in ogni modo ben educate e intelligenti. Si capiva che il signor Sangalli era andato giovanissimo in America e vi avea fatto fortuna; del palazzo non poteva dir nulla perch lanticamera era ingombra di casse e bauli, ed era stato ricevuto nel gabinetto di studio del Sangalli, una stanza molto elegante e ammobigliata con gusto severo.
 E perch sono venuti a scegliere la nostra citt?  chiese la marchesa di Belfiore.
 Pare che il signor Sangalli avesse una malattia di nervi che i medici attribuivano al soverchio lavoro, e gli ordinarono assoluto riposo; ma finch si trovava in mezzo alla vita operosa e febbrile di Nuova York, non potea riposarsi, e quasi senza volerlo si trovava travolto nel vortice degli affari; fece un viaggio in Europa; la figlia sinnamor della situazione della nostra citt e delle colline ridenti che la circondano; gli parve che fosse la citt tranquilla che occorreva per calmare i suoi nervi; seppe che cera in vendita il palazzo Lucchini e incaric il suo segretario di comperarlo e metterlo in ordine durante il tempo che andava in Isvizzera a far i bagni e sui laghi di Lombardia a passare lautunno.
 Ed ha figliuoli?  chiese la baronessa Arnaldi.
 Credo un figlio ed una figlia,  risposo lavvocato,  e mi pare che abbiano voglia di mettersi in relazione colle principali famiglie della citt.
 Ci faranno ballare?  chiese Giulia Arnaldi.
 Aspetta a conoscerli,  disse Elisa di Belfiore.
 Bisogna vedere se sono persone degne desser conosciute,  salt su la marchesa.
Renata non os parlare; ma in cuor suo sarebbe stata contenta di veder gente nuova che recasse un po di variet alla sua vita monotona.
La baronessa invece disse a bassa voce al colonnello che vedrebbe molto volentieri, che entrasse un elemento nuovo nella loro societ, colle quattro figliuole che avea da maritare.
Anche il marchesino Lupi lo desiderava per amore della variet dicendo che col progresso dei tempi non bisogna essere pi tanto esclusivi.
Lavvocato, che non era nobile ma frequentava laristocrazia, avendone nello mani tutti gli affari, stava ad ascoltare in silenzio.
Il conte Landucci tutto ad un tratto simpazient; il marchese aveva accusato una quinta maggiore, il gioco non gli andava bene e poi tutti quei discorsi gli davano noia; gett le carte sul tavolino e disse:
 Fate proprio conto di passar tutta la serata ad occuparvi di gente che non si conosce, e che per conto mio non ho alcuna voglia di conoscere?
La sorella lo interruppe dicendogli che ormai le sue idee antiquate gli facevano torto, i tempi mutavano e bisognava mutare coi tempi;  poi disse al Lupi a bassa voce che laristocrazia  decrepita e ha bisogno di nuovo sangue nelle vene e nelle casse un po dei quattrini della borghesia; per conto suo, se un ricco ben educato chiedesse la mano di Elisa, gliela accorderebbe subito; vedeva tutto quello che le toccava soffrire con suo marito che apparteneva ad una delle pi nobili famiglie della citt, ma avea pochi quattrini.
La serata, con tutti quei discorsi, riusc una delle pi animate, e tutti si separarono pensando alle ricchezze dei Sangalli ed agli splendori del palazzo Lucchini; solo il conte Landucci era di cattivo umore e si stizziva contro quella gente nuova che veniva a turbare la sua tranquilla citt e mettere in orgasmo tutta la famiglia.
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CAPITOLO 2.
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Il portone del palazzo Lucchini saperse come per incanto; sud uno scalpito di cavalli impazienti, e una carrozza entr nel cortile con un rumore assordante, facendo tremare il palazzo come per una scossa di terremoto.
Un servo impellicciato salt gi da cassetta ed aperse lo sportello.
Scese dalla carrozza una fanciulla snella ed elegante che si ferm ad aspettare la madre, la quale, piuttosto pingue e molto miope, aveva i movimenti lenti, e badava di non mettere il piede in fallo.
Quando furono scese, il domestico tolse dalla carrozza una quantit dinvolti, di pacchi, di cartocci, e segu le signore su per lo scalone, mentre un altro domestico tenea aperto luscio aspettandole sulla soglia dellatrio.
 Fanny, bada di non dimenticar nulla,  disse la madre alla figlia.
 Non  possibile,  rispose la fanciulla.
Poi rivoltasi al domestico continu:
 Mettete tutto nel salotto rosso, anche gli oggetti che porteranno pi tardi.
La fanciulla entr nello studio del padre a raccontargli come avea passato quella giornata.
 Babbo,  disse,  vieni a vedere quanta bella roba! Ed anche tu, Edoardo, devi venire,  soggiunse volgendosi ad un bel giovane alto, dalla faccia intelligente, che stava sdraiato sopra una poltroncina discorrendo col padre.
Li condusse nel salotto rosso, incominci a sciogliere tutti glinvolti accatastati sul tavolino, sulle sedie, sulle poltrone, e mostr loro una quantit di oggetti graziosi: erano bambole ben vestite, fantocci, cavallini, arnesi utili per la casa, sacchi di dolci, scatole di frutta e tavolette di cioccolata. Poi mostr vestiti, scialli, mantelli, calze e guanti, tutta roba da tener calda la povera gente.
 Vi assicuro che oggi ho guadagnato la mia giornata,  disse la fanciulla con un sospiro.  Sono stanca; non ne posso pi!
E s dicendo si sdrai su una poltrona levandosi i guanti, il cappello e la pelliccia.
Ma non rimase seduta cinque minuti; avea tanta vivacit che non potea star ferma e inoperosa, e volle andare a vedere se nella sala vicina avessero collocato lalbero di Natale, come aveva ordinato prima di uscire.
 Sta tranquilla che non sono stato nemmeno io colle mani in mano,  disse il giovane.  Il tuo albero di Natale mha dato un bel da fare; non cera verso che volesse star in piedi.
 E cos, come hai fatto?  gli chiese la sorella.
 Capirai, non sono ingegnere per nulla, e se non fossi buono da tanto, povero me. Ho lavorato come un operaio; ho dovuto fare una larga base al tuo albero perch potesse reggersi; bisognava vedere lingegnere Sangalli tutto intento a segare, a piallare, a piantar chiodi; vedi, mi sono sciupato le mani.
 E perch non hai chiamato qualche operaio ad aiutarti?
 Se non capiscono nulla, questi operai!
 E i lumicini com che non li vedo?  disse la fanciulla avvicinandosi allalbero che sinnalzava maestoso in mezzo alla sala.
  una sorpresa che ti ho preparato; una mia invenzione,  disse Edoardo.  Non vedi? Ogni ramo dalbero nasconde una diramazione di canna per il gas. Il macchinismo  composto di tre tronchi principali con diverse ramificazioni, come nei nostri polmoni, e per fortuna ho trovato un operaio che ha subito capito la mia idea e lha eseguita benissimo.
 Proviamo!  disse Fanny.  Voglio vedere leffetto.
Edoardo aperse il tronco principale chera nascosto fra i rami superiori dellalbero, pass una fiamma accesa intorno allabete quasi accarezzandolo e pi di cento fiammelle si videro risplendere in mezzo al verde cupo delle foglie, e quelle fiammelle si ripercossero, si moltiplicarono nelle pareti a specchi della sala.
 Bravo!  esclam Fanny battendo le mani.  Magnifico! Pare una maga. La tua  stata una bella idea; non mi sarei rassegnata alle candele di cera come i nostri nonni; ma anchio ho avuto ragione nel voler mettere lalbero qui, nella sala degli specchi; vedi che belleffetto!
Ritornata nella sala rossa dove i loro genitori li aspettavano, ebbe un momento di scoraggiamento e di tristezza, e quando la madre le domand se non fosse rimasta contenta dellopera del fratello rispose:
  bellissimo; ma penso che  una fatica sprecata,  soggiunse con un sospiro lasciandosi cadere sopra una sedia.  Vorrei sapere per chi abbiamo fatto tutte queste spese, e ci siamo prese tante brighe; siamo cos isolati in questo paese! Non ci guardano nemmeno in faccia!
 Eppure sei stata tu la prima a trovarlo bello quando ci siamo passati in primavera,  disse il signor Sangalli.
 Nella bella stagione tutto sorride, poi allora non conoscevo gli abitanti.
 Non ci hanno fatto nulla di male,  disse Edoardo;  naturalmente non possiamo pretendere daver tutte le conoscenze che avevamo a Nuova York dove siamo nati.
 Tu ti trovi bene,  rispose la fanciulla,  perch per un uomo la cosa  diversa; puoi andare al circolo, al caff, viaggiare, giuocare tutto il giorno e vivere della vita esteriore; ma io mi annoio a morte in questa citt; non ho nemmeno unamica.
 E la signorina Santelli?  le chiese la madre.
 Non hai veduto che questoggi perch era assieme alla marchesina di Belfiore ci ha salutato appena, e la marchesina, prima finse di non vederci, poi quando siamo uscite ci ha squadrate dal cappellino alle scarpe; a me certe cose non sfuggono, non sono mica miope io.
 In questo caso  meglio esser miopi, cos ci rimane qualche illusione; per te lho gi detto: per questanno dobbiamo rassegnami a vivere quasi soli,  quello che accade sempre quando si cambia citt.
 La chiami citt questo guscio, che i proprietari del palazzo Lucchini dovevano conquistar subito.
 Come fai presto!  disse Edoardo;  per conto mio mi contenterei di poter conoscere soltanto la contessina Landucci. Che bella ragazza! Un fiore! La pi bella di tutte!
 Ma non fa per te,  disse Fanny;  pensa, suo padre  il pi aristocratico, il pi esclusivo e intransigente di tutta la citt; non sono nemmeno in relazione coi Santelli, che pure conoscono tutti, e frequentano la miglior societ.
 Per potrebbe darsi che entrassero in relazione con noi,  disse Edoardo.
 Sogni!  rispose Fanny,  ma intanto in attesa di tempi migliori dobbiamo contentarci questanno di passar le feste nellisolamento e di far tutto lo sfoggio del nostro bellissimo albero di Natale per degli straccioni che verranno ad insudiciare la nostra casa.
Il signor Sangalli linterruppe dicendo: che era ben meglio spendere il tempo ed i quattrini per fare dei felici e far godere delle persone che non avevano mai un raggio di sole, mai una festa nella loro esistenza.
 Vedrete,  disse,  la loro gioia, la loro ammirazione ed entusiasmo; ho vissuto pi di voi e so come ci avrebbe criticato un pubblico pi scelto e pi elegante, il quale avrebbe trovato che si voleva abbagliare la gente, gettar la polvere negli occhi, se la festa fosso riuscita, e ad ogni piccolo inconveniente avrebbe detto che non si sapeva ricevere, che non avevamo labitudine della buona societ e cose simili; per conto mio son contento di far del bene e desser circondato per una volta, da una schietta allegria, da unammirazione sincera. In seguito poi verranno tutti, anche senza bisogno dandarli a cercare. Non ci sono tanti divertimenti in questa citt, da trascurare le persone che pensano a procurargliene.
Poi, per associazione didee, and col pensiero alla sua et giovanile, e quando furono seduti a tavola, raccont per la centesima volta il principio della sua carriera quando giovane, pieno dardimento, di buona volont e di grandi aspirazioni, era andato in America per far fortuna. Quali fatiche avea dovuto sopportare prima di riuscire! Quante disillusioni! Quanti dolori! Allora avea la testa piena di progetti, ma gli mancava il danaro per effettuarli; invano ricorreva ai ricchi perch lo aiutassero: gli ridevano in faccia chiamandolo visionario. Solo, sfiduciato, avvilito, sarebbe morto certamente se una donna non gli avesse offerto un piccolo capitale: in poco tempo, collingegno e col lavoro assiduo, riusc a raddoppiarlo, moltiplicarlo, poi divenne un personaggio importante, gli affari gli piovvero da tutte le parti, ed ebbe la compiacenza di poter aiutare le stesse persone alle quali aveva invano chiesto aiuto nei giorni dellincertezza, e veder gli altri restare modesti, piccini, mentre egli continuava a salire. Ma nel suo trionfo non dimentic la mano che lo aveva soccorso, la sua protettrice divenne sua sposa e furono felici.
Egli dicea questo guardando con compiacenza la moglie che sorrideva, quantunque conoscesse quella storia da molto tempo.
Egli parlava volentieri dei primi passi che lo avevano condotto alla ricchezza, e trovandosi arrivato al punto di poter spendere senza contare, cogli affari che andavano a gonfie vele, provava la compiacenza di colui che  riuscito, si sente forte e potente ed  certo che tutti si piegheranno davanti alla sua potenza. Egli sentiva che avrebbe conquistata facilmente quella piccola citt di provincia che gli si mostrava ostile; non era impaziente come i suoi figli, che, abituati a trovar tutto facile nella vita, si ribellavano ai pi piccoli ostacoli.
Intanto i due giovani avevano da passare tutta la serata per adornare lalbero, impresa che non era tanto facile, e che non volevano affidare ad altri anche perch ci trovavano piacere.
Subito dopo il pranzo fecero portare glinvolti nella sala degli specchi ed Edoardo mont sopra una sedia per adornare i rami pi alti dellabete; Fanny gli porgeva gli oggetti ad uno ad uno finch fossero collocati al loro posto, mentre i genitori facevano le loro osservazioni standosene seduti nel vano duna finestra, contemplando i figli che saffaccendavano intorno allalbero.
Fanny porgeva continuamente al fratello, stelle dargento che luccicavano come se fossero di diamanti, globi doro, sacchi di seta di colori smaglianti gonfi come palloni, poi frutta, dolci, balocchi, una quantit di roba che il giovane disponeva sui rami con vero gusto artistico. Qualche volta anche Fanny sarrampicava sulla sedia per aggiustare un oggetto, per raddrizzare un ramo, che col suo peso pareva volesse schiacciare i rami vicini.
La signora Emma Sangalli collocchialino sugli occhi fissava lalbero ed ogni tanto faceva qualche osservazione.
 Mettete qualche cosa dallaltra parte, questa  gi troppo carica, il ramo a sinistra  vuoto, gi gi gli oggetti pi grossi; quel rosso e quel giallo non stanno bene vicini,  diceva,  poi raccontava al marito che sotto lalbero sulla tavola ci dovevano essere le cose utili, vestiti, calze, corpetti, mantelli, coperte per la povera gente.
Fanny era stanca, non ne poteva pi, e consigliava il fratello di sospendere il lavoro per continuarlo il giorno dopo, cera tempo prima che venissero glinvitati, poi voleva comperare degli altri oggetti perch riuscisse pi completo, le era venuta lidea di mettere, lungo i rami dellabete, matasse di lana bianca che potessero far leffetto di neve, e poi regalare quella lana alle donne pi povere per far calze ai loro figli. Edoardo, a qualche passo di distanza, contemplava lopera sua, come un pittore che abbia terminato un quadro; era contento delleffetto, e diceva:
 Peccato che non lo possa ammirare la contessina Landucci!
 Non sarebbe degno di lei,  disse Fanny,  bisognerebbe che ci fosse, invece dei fili dargento e delle matasse di lana, fili di perle e mucchi di trina; per in mancanza della Landucci ti contenteresti che lo vedesse la marchesina di Belfiore.
 Sta tranquilla che lo vedr certo,  disse il giovanotto,  scommetto che  alla finestra.
 Lo credi?
 Scommettiamo!... attenti.
S dicendo Edoardo Sangalli spense il gas; poi savvicin alla finestra colla sorella, e vide due teste di donna disegnarsi sulle invetriate della casa dirimpetto come due ombre, che scomparvero subito; ma ai due giovani era bastato e trionfanti esclamarono:  Oh bella! abbiamo indovinato, cerano davvero,  e non poterono trattenere una sonora risata.
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CAPITOLO 3.
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La sera della vigilia di Natale cera nella citt di V*** un movimento insolito, una vivacit straordinaria. In piazza, le botteghe erano tutte aperte, e specialmente quelle dove si vendevano commestibili avevano un aspetto gaio e festoso.
Nelle macellerie i quarti di manzo e vitello bianchi e rossi erano inghirlandati di foglie verdi e rischiarati da una quantit di fiammelle.
Dai salumieri, i porcellini da latte avevano il posto donore e le corone verdi, essi troneggiavano circondati dai pani di burro, dai prosciutti grassi e dalle forme di cacio.
Nel mezzo della piazza, sopra due lunghe file di banchi illuminati da palloncini variopinti, risaltavano piramidi darance, mele e frutta secca, e accanto si vedevano i venditori imbacuccati nei ferraioli col caldanino in mano che offrivano la loro merce. Da per tutto cera un via vai di gente, che entrava nelle botteghe, si soffermava davanti ai banchi a comperare qualche cosa, e poi se ne andava via in fretta per non fermarsi in mezzo alla nebbia e allumidit che penetrava nelle ossa, ma dava un aspetto fantastico a tutta quella scena.
Nel palazzo Lucchini, Fanny ed Edoardo erano ancora affaccendati a dar lultima mano allalbero di Natale.
Durante il giorno avevano fatto nuovi acquisti per abbellirlo, e i rami verdi scomparivano quasi, sotto ai dischi luccicanti, alle stelle sfaccettate, ai nastri variopinti, ai fili dargento e alle matasse di lana candida come la neve. Era riuscito un albero fantastico, meraviglioso, e cos adorno, illuminato da tutte le fiammelle, strapp un grido dammirazione anche ai due giovani.
 Oh bello!  esclam Fanny battendo le mani,  non mi sarei aspettata che riuscisse tanto bene; come sono contenta daverlo fatto portare in questa sala!
Infatti in quella sala, di stile barocco, tutta specchi e dorature, lalbero meraviglioso si moltiplicava allinfinito, pareva un bosco di piante fantastiche mai veduto, un effetto nuovo, una festa per gli occhi e una vera fantasmagoria.
Anche i padroni di casa chiamati ad opera finita a dare il loro giudizio trovarono che la sala si era trasformata in un giardino incantato.
 Ora non mancano che glinvitati,  disse Edoardo,  e sono sicuro che non si faranno aspettare.
Il signor Sangalli avea fatto dire a mezzo del parroco di San Marco, dove era situato il palazzo Lucchini, a tutti i poveri della contrada e ai bambini dellasilo vicino, di venire quella sera da lui. Egli voleva che i suoi vicini passassero allegramente le feste di Natale, e, lontano dal suo paese e dagli amici, aveva pensato che quello era il solo mezzo per non trovarsi isolato nel suo ricco palazzo.
Fra i due giovani vi fu una piccola discussione per vedere se fosse meglio lasciar la sala illuminata oppure far entrare glinvitati al buio, ed illuminarla tutto ad un tratto, come per incanto; in questo caso leffetto sarebbe pi bello, ma la signora Sangalli si oppose. Con tanta gente, al buio poteva accadere qualche disgrazia, era meglio radunar tutti nellanticamera, poi aprire le porte e lasciarli entrare nella sala illuminata. Il signor Sangalli volle che si facesse intorno allalbero una specie di barriera con dei cordoni e delle colonnette, perch non potesse esser preso dassalto.
Egli conosceva la folla e i bambini; sapeva cherano sfrenati nelle loro manifestazioni, e non voleva rivoluzioni in casa sua.
Allora indicata erano tutti al posto come generali alla vigilia della battaglia.
Fanny, vestita semplicemente di lana bianca accanto allalbero assieme ad Edoardo; in un angolo della sala, seduti sopra un rialzo per dominare la folla, il signor Sangalli con un giornale in mano e la signora colleterno occhialino sugli occhi, guardando con compiacenza ora i figliuoli, ora lalbero oppure la sala risplendente.
Si cominci a sentire dei bisbigli nella sala vicina, prima come un ronzio di zanzare, poi il rumore si fece pi forte, tanto da sembrare un temporale che andasse sempre pi avvicinandosi, si sentiva uno scalpito di piedi sul pavimento, voci dimpazienza, qualche grido, tanto che il signor Sangalli decise di far aprire le porte; prima per raccomand al suo maggiordomo, che se ne stava ritto presso alla soglia, di badare a tener docchio tutta quella gente, guard ancora lorologio, poi suon il campanello elettrico. Era il segnale convenuto: la porta si aperse e una folla di persone entr impetuosamente nella sala.
Il maggiordomo e due domestici avevano da lottare per tenere quieta quella folla invadente in modo che non rompesse i cordoni che circondavano lalbero, al di l dei quali si tenevano ritti Fanny ed Edoardo aspettando.
Al primo momento sud un grido dammirazione e di sorpresa uscire da cento bocche, vi furono bimbi che piansero dallo sbalordimento, offuscati da quella luce abbagliante, altri stesero le braccia verso lalbero meraviglioso tanto che le mamme ebbero un bel da fare a tenerli quieti.
Quella folla sudicia e mal vestita era una stonatura in quellambiente ricco e aristocratico, pure non mancava di un lato originale e pittoresco, e mentre Fanny arricciava il naso alla vista dun bambino sudicio, duna donna mal in arnese o dun uomo collo sguardo truce, la giacchetta sbrindellata e la pipa in bocca; Edoardo, che si dilettava di pittura ed era artista nellanima, ammirava quella scena e avrebbe voluto imprimersela nella mente per farne un quadro.
Ormai non restava libero che il solo spazio intorno allalbero; e, in mezzo alla folla che si pigiava in quella sala, cera infatti una tale variet di tipi, despressioni e datteggiamenti da far rimanere estatico un artista. Delle donne, talune avevano gli abiti da festa, lindi, di colori chiari adorni di nappe, monili intorno al collo ed orecchini pendenti dalle orecchie; altre invece erano venute colle vesti sdruscite e polverose, gli scialletti di lana in testa e sul collo; degli uomini, pochissimi colla barba rasa e la camicia pulita, la maggior parte avea il vestito di tutti i giorni, oppure il camiciotto che adoperavano allofficina e le mani sudice; accanto ai bimbi adorni di fronzoli da qualche mammina vanitosa e colle faccie bianche ce nerano di sudici col viso nero, come quello degli spazzacamini, colle lagrime che avevano lasciate delle tracce bianche su quello faccie sporche, coi capelli arruffati e le scarpe rotte.
Passata la confusione del primo momento, tutti si guardarono intorno meravigliati, molte donne si fecero piccine vergognandosi di quella luce che metteva in vista le loro miserie; le pi belle e ben vestite, si guardavano invece con compiacenza negli specchi che riflettevano la loro immagine.
 Mi piacerebbe che quella donna mi servisse da modello,  disse Edoardo adocchiando una giovane bruna con un fazzoletto in testa color arancio, dal quale uscivano dei riccioli neri capricciosi che adombravano appena due occhi lampeggianti.
 Io preferirei quella bambina bionda,  disse Fanny accennando ad una bella bimba che nascondeva vergognosa la testina fra le sottane della mamma.
Non manc qualche piccolo incidente; un domestico rimprover un operaio che fumava la pipa con unaria spavalda ed il cappello in testa, loperaio non gli diede retta, alz le spalle senza scomporsi, laltro volle insistere e quasi quasi succedeva una questione, quando il maggiordomo si avvicin alloperaio dicendogli:
 Galantuomo,  per il fuoco che vi si prega di non fumare con tanta gente, pensate che pericolo sarebbe se avvenisse un incendio.
Si persuase, spense col pollice la pipa e la mise in tasca. Un bambino era sgusciato dentro allo steccato e allung le mani per spogliare lalbero, un servo gli diede un colpettino sulla mano tanto che lo fece strillare, allora la madre voleva levar gli occhi al domestico.
  meglio spicciarsi,  disse in inglese, il signor Sangalli ai figli.
Allora Edoardo rivoltosi a tutta quella gente disse con voce chiara e sonora:
 Silenzio! ora distribuiremo i regali, ma i bimbi che strillano non avranno nulla.
Il massimo silenzio regn fra tutta quella gente e fu rotto soltanto da una melodia che parea uscire dallalbero.
Era una suoneria che Fanny aveva messo in moto facendo scattare una molla, ma tutta quella gente si guard attorno attonita, fissando gli occhi sullalbero per vedere se ci fosse qualche uccello meraviglioso; stettero guardando in alto estatici finch furono distratti dalla distribuzione dei doni.
I bambini dovevano passare ad uno ad uno condotti per mano da Edoardo davanti a Fanny che staccava dai rami un cartoccio, lo porgeva loro con garbo e li rimandava contenti dalle loro mamme. Per le donne cerano ritagli di stoffe, corpetti, sciarpe, calze, scialli di lana. Intanto lalbero sandava spogliando, ma lallegria aumentava fra tutta quella gente, ormai abituata a quellambiente caldo, ricco e illuminato. Tutti si mostravano reciprocamente i doni ricevuti, i bimbi ridevano trovando, dentro agli involti, bambole, dolci e balocchi.
Anche la distribuzione dei doni non and tanto liscia: un bimbo strapp di mano ad una bambina un fantoccio perch gli parea pi bello del suo cavallino, la bambina pianse e sua madre adirata diede uno schiaffo al bimbo prepotente; ma anchegli aveva una madre la quale cominci a sua volta a dire ogni sorta di improperi allaltra, da ci ne venne un litigio che certo avrebbe avute serie conseguenze, se Edoardo non si fosse messo di mezzo a pacificarle.
Non era bello far quelle scene proprio la vigilia di Natale; il bimbo causa del dissidio restitu il fantoccio e diede un bacio alla bambina per fare la pace.
Fra quella gente che abitava la stessa contrada, bollivano delle ire nascoste, e degli odii che aspettavano la prima occasione per scoppiare, e l trovandosi luno accanto allaltro, in mezzo a quel lusso che eccitava la loro invidia, in quel tepore che riscaldava il sangue, sarebbero scoppiate se non fossero state trattenute dal rispetto che incuteva loro quel signore dallaspetto severo che li osservava, e quel giovanotto allegro, che parlava con tanta autorit, e i domestici alti come giganti, diritti, impalati, che davano delle occhiate da far tremare anche le persone pi ardite.
Tutti indistintamente erano in ammirazione di Fanny che sorrideva alle mamme, accarezzava i bimbi e aveva per ognuno una parola graziosa.  Sembra la Madonna,  dicevano le donne che facevano il possibile per avvicinarsele e baciarle la mano.
I signori Sangalli dal loro angolo osservavano quella scena e si divertivano, soltanto erano impazienti che terminasse, temendo che quella gente che sandava accalorando nei discorsi, si dimenticasse del posto dove si trovava. In quel momento nella sala regnava infatti un po di confusione; lalbero stendeva ancora i suoi rami verdi, illuminati, ma quasi spogli; soltanto in alto, alla cima, si vedevano pendere dei cartocci e dei dolci, il riparo intorno allalbero era a terra, e gi alcuni monelli sarrampicavano sui rami per arrivare in cima e saccheggiarli delle ultime cose rimaste.
 Gi gi, scendete,  si mise a gridare Edoardo,  volete dar fuoco alla casa?
 Per carit,  disse la signora Sangalli,  badate che non succeda qualche disgrazia!
Ma quei monelli non udivano e continuavano ad arrampicarsi sui rami che piegavano sotto al loro peso; in mezzo alle fiammelle che lambivano le loro vesti a rischio di abbruciarsi.
Il signor Sangalli si rivolgeva ai genitori di quei monelli perch li facessero scendere; ma essi rispondevano:
 Se non riescono loro, a noi  impossibile.
Edoardo vedendo che non davano retta a nessuno chiuse la canna che mandava il gas allalbero, e la sala rimase illuminata soltanto da due candelabri.
Ci fu un momento di confusione fra quella gente rimasta tutta ad un tratto quasi al buio; intanto i camerieri ad un cenno del padrone avevano aperto le porte e incominciarono a far uscire a poco a poco tutta quella gente.
In anticamera ci fu un altro momento di sosta e ritorn un po di calma.
Prima di uscire, ogni capo di famiglia ricevette un paniere con bottiglie di vino, polli ed altre cose. Vi fu chi rimase sorpreso di tanta generosit e non volea crederei.
 Sar aceto o vino cattivo,  disse un uomo che volea fare lo spiritoso, anzi volea provare a stappare la bottiglia ed assaggiarlo.
  vino e buono,  gli disse un domestico spingendolo verso la porta duscita,  andate; lo assaggerete a casa.
Quando furono per le scale alcuno si ferm a sedere sui gradini, per vedere che cosa contenesse il paniere.
 Guardate,  disse un uomo coi baffi neri e la faccia bruciata dal sole che nella contrada chiamavano il mancino perch aveva un difetto al braccio destro,  c da fare un lauto banchetto: un pollo, delle salsiccie, del riso, della farina e qui un borsellino con dei danari; questi sono buoni e mi fanno comodo.
Gli altri si fermarono per vedere se cera altrettanto nei loro panieri. Trovarono infatti che le cose erano state fatte con giustizia, e la vista di quella grazia di Dio metteva tutti di buon umore e non volevano staccarsi di l.
A un tratto il mancino disse:
 E dire che non abbiamo nemmeno ringraziato quei signori che ci hanno trattato tanto bene!
  vero!  esclam un altro,  bisogna ringraziarli, non siamo senza educazione,  e s dicendo risal le scale e suon il campanello.
Venne un domestico che disse con accento irritato.
 Come! ancora qui? che cosa volete?
 Vogliamo ringraziare i signori della loro generosit.
 Sono stanchi e non hanno voglia di ricevere nessuno,  soggiunse il domestico.
 No, vogliamo vederli, vogliamo ringraziarli, non siamo senza educazione noi,  e si misero a gridare in coro volendo entrare per forza.
  impossibile!  e il domestico chiuse loro la porta in faccia.
 Non siamo senza educazione, vogliamo ringraziare,  strepitavano tutti suonando con impeto il campanello e urtando con forza la porta.
Avevano un bel far fracasso, nessuno rispondeva pi, pareva che nel palazzo fossero tutti morti.
I pi pacifici volevano andar a casa, gli altri sirritavano e stavano tutti incerti senza concluder nulla. Un giovinotto dalla faccia intelligente disse ad alta voce:
 Non sarebbe meglio fare loro una serenata per ringraziarli? Io suono la fisarmonica.
 Ed io il violino,  rispose la voce dun suonatore ambulante.
 E mia moglie la chitarra,  disse un altro.
 S, s,  una bellissima idea!  esclamarono in coro;  i signori ci hanno fatto festa, e noi facciamo altrettanto, non siamo ingrati noi, n senza educazione.
Questo progetto trov il favore di tutti che non si sentivano voglia dandare, dopo tanto splendore, a ritirarsi nei loro tugurii affumicati. Alcuni proposero di andar a prendere i palloncini in piazza, visto che il mercato doveva esser terminato.
 Bene bene!  dissero tutti battendo le mani,  cos facciamo anche una fiaccolata come si fa ai principi. Del resto devono esser principi anche loro. Come hanno fatto bene le cose! che ricchezza! che splendore! regali per tutti e un buon pranzetto per domani. Che bel Natale questanno! Evviva i principi! ora abbiamo qui lAmerica e non si perisce pi.
Con questi discorsi andarono via tutti in fretta, chi a staccare i palloncini dai banchi della piazza, chi a prendere gli strumenti musicali, e rimasero daccordo di trovarsi dopo mezzora in piazza, per mettersi in ordine e andare cos schierati al palazzo Lucchini.
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CAPITOLO 4.
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I marchesi di Belfiore avevano passata la sera della vigilia di Natale come erano abituati da ventanni, in casa Landucci; e ritornavano a casa nel loro vecchio e sconquassato carrozzone, annoiati, sbadigliando.
La marchesa pensava che quelle riunioni diventavano sempre pi uggiose; un tempo le vaste sale di suo fratello erano pi popolate, ma i vecchi erano morti e i giovani del giorno non valevano quelli daltri tempi. Se la prendeva con Corrado che era sempre imbronciato e non aveva detto nemmeno una parola alla cugina. Nella sua mente avea formato il sogno che Corrado sposasse Renata per potere colla dote della nipote rimpannucciarsi; ma Renata non ne voleva sapere e rispondeva con lindifferenza alle cortesie del cugino, il quale avea finito col non pensarci pi, certo che quando avesse voluto non gli sarebbe mancata una ricca ereditiera che accettasse volentieri il titolo di marchesa di Belfiore.
Poi la marchesa nel suo cattivo umore se la prendeva collElisa che sospirava sempre e non diceva una parola.
 Davvero, una bella allegria  passar la sera con voi!
 Ci si annoia tanto in casa dello zio,  disse Elisa,  non c mai una faccia nuova; mai una persona di spirito ad animare la conversazione, una vera monotonia anche nei cibi. Povera Renata, come la compiango desser costretta a viver sempre con suo padre! Essa voleva invitare lavvocato Raimondi, ma lo zio ha detto che quelle erano idee rivoluzionarie e le avea risposto:  In una sera simile siamo sempre stati tutti parenti, non ammetto estranei.
 Lavvocato Raimondi deve essere andato in casa Sangalli,  disse il marchese.
 Nemmeno i Sangalli si saranno divertiti, con un palazzo cos grande e senza amici o conoscenti,  disse Corrado.
 Eppure hanno fatto un albero di Natale veramente stupendo! e sono due giornate che lavorano tutti per adornarlo.
 Sar un albero nel deserto,  soggiunse Corrado,  ma perch non si va avanti, che cosa vuol dire questa folla?  e s dicendo guard fuori dal finestrino mentre la carrozza, non potendo proseguire, sera fermata.
Erano in principio della via San Marco e una folla di gente non permetteva alla carrozza di proseguire. Vi fu un momento, quando il cocchiere volle farsi largo in mezzo a quel pigia pigia, che sud un grido dindignazione contro i signori che volevano schiacciar la povera gente.
Allora il marchese borbottando scese colla famiglia e diede ordine al cocchiere di retrocedere e aspettare che quella baraonda fosse cessata, per entrare in casa, e assieme al figlio presero sotto al braccio le due donne, e a furia di spintoni sapersero un varco in mezzo alla folla, e riuscirono a stento ad entrare nel loro palazzo.
Non capivano che cosa fosse accaduto in quella contrada sempre tanto quieta. Una musica stonata ed assordante intronava le orecchie, i palloncini illuminati che singrandivano in mezzo alla nebbia, parevano globi di foco sospesi come pianeti erranti. Per loro, passati dalla massima quiete in mezzo a quel frastuono, era come se perdessero la testa e temevano di diventar pazzi, credevano ad una rivoluzione e mentre traversavano quella folla tremavano dallo spavento.
Quando finalmente si trovarono al sicuro fra le mura della loro casa diedero un sospirone di sollievo, come se fossero sfuggiti ad un vero pericolo. Ebbero subito relazione delle notizie che correvano per la contrada e le loro persone di servizio le raccontarono esagerandole.
Tutto quel baccano era una serenata che faceva la popolazione in onore dei signori Sangalli, i quali avevano fatto un albero di Natale per i poveri, e li avevano colmati di regali,  delle cose straordinarie, panieri pieni di viveri, vestiti, borse piene doro, unallegria per tutto San Marco, una felicit per tante povere famiglie.
Il marchese e la marchesa si stizzivano sentendo parlare di tanta generosit, di quella gente che veniva a portare lo scompiglio nel loro quartiere, ma invidiavano quella ricchezza che faceva risaltare di pi la loro miseria.
La marchesa Emilia, senza volere, correva col pensiero a tutte le economie, a tutti gli sforzi che dovea fare per mantenere il decoro del nome. Essa dovea sempre rompersi il capo per pagare i debiti, e s che, salvo un po dapparenza esterna, in casa vivevano meschinamente. Avevano due sole persone di servizio, la cuoca faceva anche da cameriera, il domestico da cocchiere, Elisa era spesso costretta ad accomodarsi i vestiti da s, mentre la marchesa aggiustava la biancheria. Ma quelle cose le facevano in segreto a porte chiuse, e quando uscivano, andavano sempre in carrozza ben vestite come se fossero principesse, e per poter andar a Parigi e sfoggiare in citt, stavano mesi e mesi in campagna, lesinavano sulle spese di casa e la marchesa doveva sempre rompersi la testa per studiare nuove economie che le permettessero di tirare innanzi con decoro.
Un momento sentendo che il chiasso continuava, vollero affacciarsi alla finestra e udirono il grido di Viva il Principe di San Marco!
 Come, anche principe!  disse il marchese,  questo poi  troppo.
 Che cosa importa, principe o non principe, intanto loro hanno i quattrini e questo  limportante, noi al loro confronto siamo tanti straccioni,  disse la marchesa.  Se potessi vender loro il nostro titolo in cambio duna bella somma, tassicuro che non mi farei pregare; quando si fa per tanti anni questa vita di badare al centesimo per non far cattiva figura e star continuamente a crucciarsi non sapendo come si andr a finire, si perdono tutte le illusioni. Io che ho un po desperienza dir sempre a mia figlia di sposare un ricco e di non badare a certi fumi.
Il marchese si confortava dicendo che tutti possono diventar ricchi, ma non nasce nobile chi vuole.
Intanto nella contrada il frastuono cresceva, la folla volea vedere il signor Sangalli, il quale fu costretto di presentarsi al balcone colla figlia perch volevano anche la signorina.
Commosso da quella manifestazione, ringrazi la folla e disse che era tardi e consigli a tutta quella gente di tornare tranquillamente a casa.
Al suono duna marcia indiavolata coi gridi di Viva il Principe di San Marco, dopo aver girato per mezza citt, il popolo si disperse in varie direzioni.
Il palazzo Sangalli rimase illuminato; cerano i Santelli e lavvocato Raimondi invitati a cena, perch altri non conoscevano in quella citt. Ma anche in quel piccolo crocchio regn una schietta allegria, dopo una cena squisita cera preparata per gli invitati una sorpresa che consisteva in un oggetto artistico di grande valore che ognuno doveva portare a casa come ricordo della serata.
Mentre al palazzo Lucchini erano ancora in festa, la marchesa Belfiore, a letto, non poteva chiuder occhio pensando ai Sangalli, e gi nella sua mente fantastica andava maturando un progetto: di combinare due matrimonii fra i suoi figli e i Sangalli. Da una parte il titolo, dallaltra la ricchezza, e perch non avrebbe potuto effettuarsi quel suo sogno? Non vedeva alcuna difficolt; essa non era cos sciocca come suo fratello e non aveva tanti pregiudizii, passati di moda; tutto stava incominciar bene mettendosi in relazione coi vicini, cosa che non le sarebbe riuscita difficile, e con questi pensieri pot finalmente avere un po di calma, e addormentarsi sognando mucchi doro per lavvenire.
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CAPITOLO 5.
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Per molti giorni nella citt di V*** non si parl daltro che della munificenza dei signori Sangalli, della splendida festa data a beneficio dei poveri. Il giornale cittadino la descrisse con parole dentusiasmo, facendo gli elogi dei signori benefici che erano la provvidenza della citt. Ormai non ci doveva essere pi miseria perch avevano la fortuna di ospitare una famiglia che spendeva largamente a beneficio dellumanit sofferente.
Da quel giorno i Sangalli furono riguardati come principi, tutti volevano conoscerli, tutti li salutavano al loro passaggio.
Per la loro popolarit non andava esente da molte noie. Ogni giorno una schiera di poveri stendevano la mano per chiedere dei soccorsi, nella loro carrozza piovevano le suppliche, al palazzo le lettere di persone che narravano una serie di miserie ignorate e chiedevano soccorsi. Era una vera persecuzione. Il signor Sangalli voleva aiutare i veri bisognosi, soccorrere quelli che erano davvero infelici, ma non voleva incoraggiare lozio. Anchegli aveva lavorato tutta la vita e dovevano lavorare tutti, perci gli venne lidea di fondare una grande officina dove potesse dar lavoro ai disoccupati. Non appena gli venne questo pensiero, decise di metterlo subito in esecuzione, acquist una vecchia fabbrica disabitata che si trovava appena fuori di citt, comper della materia prima, molti arnesi adatti per diversi lavori, e fece dire sui giornali chegli era pronto a dar lavoro ai disoccupati, ma non avrebbe dato un centesimo di elemosina a quelli che avevano let e la forza di lavorare, solo avrebbe raccolto in un grande asilo i vecchi e i fanciulli abbandonati.
Era unopera grandiosa, difficile da potersi effettuare e tale da metterlo forse in serii imbarazzi. Ma le difficolt non lo sgomentavano, gli era venuta in quel momento una vera febbre di beneficare e per quellopera era disposto a spendere parecchie migliaia di lire, ma voleva riuscire nel suo intento.
In pochi giorni fece adattare quel vasto fabbricato, si assicur laiuto dun buon direttore in modo che in poco tempo la vecchia fabbrica fu trasformata in una grandiosa officina ed egli ebbe la compiacenza di poter beneficare quelli che ne avevano veramente bisogno, accoglieva i buoni, gli onesti, quelli che avevano voglia di lavorare, compensandoli con un modesto salario finch avessero trovato un lavoro pi utile, poi vendeva i lavori fatti a beneficio dello stabilimento e della sua opera.
In questo modo i signori Sangalli erano riesciti a conquistare laristocratica citt di V***. Tutti desideravano far la loro conoscenza ed erano circondati dalla simpatia e dalla stima di tutti gli abitanti in modo che avevano quasi limpressione dessere sempre vissuti in quella citt ed anche i giovani erano contenti trovandosi occupati ora colle opere di beneficenza, ora coi divertimenti.
Avevano fatto relazione coi marchesi di Belfiore, e i rapporti pi cordiali serano stabiliti fra il palazzo Belfiore e il palazzo Lucchini.
Elisa avrebbe voluto essere sempre con Fanny, linvitava a casa per combinare delle passeggiate e andava spesso dai Sangalli perch in mezzo a quella ricchezza, a quelleleganza le pareva di trovarsi nel suo elemento.
Per se i Sangalli erano entrati facilmente in relazione coi Belfiore, i Rinaldi, i Santelli e tante altre famiglie della buona societ; coi Landucci non serano scambiati che una semplice carta di visita, e questo era il punto nero che offuscava la gioia di Fanny e di Edoardo, che si sentivano trascinati da una grande simpatia verso Renata.
Essa pure avrebbe voluto entrare in relazione coi Sangalli e invitarli in casa, ma, conoscendo le idee del padre, anche quando li trovava dalla zia non osava uscire dal suo riserbo; n mostrare troppo desiderio di stringer amicizia con loro.
 Da quando  morta la mamma non riceviamo pi nessuno,  diceva per scusarsi,  siamo proprio veri orsi.
Ma Fanny sperava che una volta o laltra sarebbero divenute amiche; Edoardo poi stava sempre in ammirazione della bella fanciulla, non si saziava mai di contemplarla quando la incontrava per via o dagli amici comuni. Quel profilo regolare, fino, aristocratico, destava lammirazione nel suo animo dartista, la di lei voce soave gli scendeva al cuore, e avrebbe dato una parte dello sue ricchezze per poter essere in rapporto damicizia con quella famiglia e aver loccasione di veder spesso Renata.
 Dio mio!  diceva,  se quellorso di suo padre la lasciasse venire qualche volta! Se non fosse cos aristocratico, come sarei contenta!  soggiungeva Fanny;  capisco che Renata sarebbe la mia amica delezione, ci siamo dette solo poche parole, ma come ci sintenderebbe bene! come la preferirei alla Elisa che  proprio una bambola.
 Per  carina,  diceva Edoardo,  ma non si pu far confronti, Renata  superba, che bella cosa se potessi rompere il ghiaccio anche con loro! infine ormai vengono tutti a casa nostra, e non perderebbero la loro nobilt.
  tutto causa il padre,  disse la signora Sangalli che aveva udito quei discorsi,  per lei, poverina, scommetto che avrebbe una gran voglia di fare amicizia con voi; non deve essere una vita allegra la sua, vivere in quella casa triste, sola, senza unamica della sua et.
 E perch non viene?  soggiunse Edoardo;  noi la si riceverebbe a braccia aperte.
 Per non labbiamo mai invitata,  rispose Fanny, con vivacit.
 Invitiamola dunque.
 Ci vorrebbe unoccasione,  disse la signora Sangalli;  gli altri sono stati loro i primi a farci feste e ad invitarci a casa loro, ma il conte Landucci  tanto freddo, contegnoso, che ci saluta appena.
Edoardo andava pensando di far sorgere loccasione per invitare i Landucci.
 Loccasione  belle trovata!  salt su tutto ad un tratto.
 Sentiamo,  disse Fanny.
 Non avevamo intenzione di dare una festa da ballo per la fine di carnevale? Si d la festa e naturalmente si manda un invito anche alla contessina Landucci.
 Ma non ti ricordi che sera rinunciato alla festa perch le sale non sono ancora in ordine?
 Di questo mincarico io,  disse Edoardo;   presto fatto, in un mese lappartamento dei ricevimenti sar in pieno assetto.
 Ma non siamo in tanta confidenza cogli abitanti di questa citt per poter far assegnamento sopra un numero di persone cos grande per rallegrare le nostre sale piuttosto vaste,  disse la signora Sangalli.
 Per questa cosa non c da temere,  disse Edoardo,  non ci sono poi tanti divertimenti, e verranno tutti; sono deciso, io penser a far mettere in ordine le sale, voi pensato agli invitati, e se riusciamo a far venire i Landucci, che trionfo! Intanto voi spargete la voce di questa festa, per invogliar tutti a correre; mi raccomando, fate le cose per bene.
 E il babbo, che cosa dir?  chiese Fanny.
 Il babbo, lo sai, fa di tutto per contentarci e vederci allegri, senza un po di moto e di variet la vita in questo paese sarebbe duna monotonia, duna noia insopportabili. Ora che non si parla pi delle feste di Natale, bisogna bene occuparsi di qualche altra cosa.
Fanny era tutta contenta, era giovane, amava la variet, il moto, e poi desiderava realmente far amicizia con Renata Landucci e sperava che il padre non sarebbe stato tanto tiranno da non permetterle di prender parte alla loro festa. Intanto per tenere impegnati i genitori pens di andare a ripetere quella notizia ad Elisa Belfiore; cos una volta sparsa la voce non si poteva pi tornare indietro.
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CAPITOLO 6.
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La notizia della festa, che dovevano dare i Sangalli, si sparse in breve per la citt. Nei negozii, nelle case, non si parlava daltro; le famiglie che sapevano di ricevere linvito, erano tutte in gran faccende, pensavano allabbigliamento consultavano i figurini, e si facevano mandar dalle citt importanti i campioni delle stoffe pi alla moda.
Anche nelle riunioni intime di casa Landucci i discorsi cadevano su quella festa.
Doveva essere una cosa meravigliosa, diceva la marchesa di Belfiore, ogni giorno vedeva entrare nel palazzo Lucchini degli immensi carri pieni di casse, poi artisti, falegnami, tappezzieri, cera una confusione di gente, da tutte le finestre aperte si vedeva che si lavorava alacremente per preparare gli appartamenti.
Anchessa non perdeva il tempo, era andata a rovistare nei cassettoni, avea tirate fuori una quantit di stoffe antiche, insomma tutto quanto possedeva per vedere di combinare il suo abbigliamento e quello della figlia. Ma Elisa diceva di non voler vecchiumi, n cose rifatte; si contentava dun vestito semplice, di mussolina; ma fresco.
La baronessa Rinaldi era ancor pi affaccendata, dovea pensare a tre vestiti, e colla sua famiglia numerosa non potea disporre di tanti quattrini.
La Giulia borbottava che voleva andare anche lei al ballo.
Le sorelle la guardavano con certe occhiate che volevano dire:
 Cos piccina hai tante pretese? levatele dalla mente, contentati di giocare alla bambola.
La baronessa per tenerla tranquilla le prometteva invece di condurla una volta di pi al teatro, dovea aver pazienza e rinunciare alla festa.
 E tu Renata, hai pensato al vestito?  chiedevano alla Landucci.
 Non so nemmeno se ricever linvito, noi non siamo in relazione coi Sangalli.
 Linvito sta sicura che te lo manderanno,  disse Elisa,  me lha detto Fanny.
 E poi anche se viene linvito chiss se il pap vorr condurmi,  disse Renata sospirando.
 Non sar poi cos cattivo,  soggiunse la marchesa Emilia,  se non ci vorr venir lui, verrai con noi,  poi avvicinandosi al fratello gli disse:
  vero che non vorrai privare Renata dun divertimento tanto innocente? Poveretta! fa una vita cos triste!
Il conte era stizzito, e diceva che avrebbe avuto piacere che lo lasciassero in pace senza mandargli inviti.
 Ma te lo mandano certo,  gli disse la sorella.
 Ebbene c tempo da pensare,  rispose continuando la sua partita a picchetto col cognato.
Renata non avea il gusto dei divertimenti rumorosi, ma avrebbe desiderato rompere il ghiaccio colla famiglia Sangalli, verso la quale le pareva che il padre si fosse mostrato un po scortese.
Poi sera accorta dellammirazione di Edoardo che incontrava tutti i giorni come se conoscesse le sue abitudini. La mattina, per tempo, lo vedeva fuori di citt mentre faceva a cavallo il solito giro assieme al padre. I loro cavalli quasi si toccavano nella loro corsa e il cavaliere non mancava mai di salutare col massimo rispetto la bella amazzone.
Al teatro egli era sempre l, sotto al suo palchetto, ad ammirarla, ed essa, pur non potendo spiegarsene la ragione, si sentiva contenta dellammirazione del giovane, e quando nella sua mente lo paragonava al pedante marchese Lupi o a suo cugino Corrado, sciocco e cos presuntuoso, non poteva fare a meno di trovarlo tanto superiore a loro, e a tutti i giovani che frequentavano la sua casa.
E quando saccorgeva, che sapendo pure lavversione che avea il padre suo per quella gente nuova, essa pensava un po troppo spesso alla famiglia Sangalli, quasi quasi aveva timore di trovar troppo piacere in quella amicizia, e non osava dire una parola in loro favore; ma aspettava dagli avvenimenti loccasione di avvicinarli.
Quando ricevette linvito al ballo il cuore le diede un balzo di gioia, e chiese tremando al conte che cosa intendesse di fare.
 Avrei preferito che ci lasciassero in pace,  rispose,  ma una volta che non lhanno fatto, non  mio costume esser scortese, se ti fa piacere possiamo accettare, tanto pi che in ogni modo non possiamo evitare di far loro una visita dopo un simile invito.
La fanciulla non volle mostrarsi troppo bramosa di accettarlo e rispose:
 Per me fa quello che credi.
 Hanno preso un tal entusiasmo per quella gente che ci andranno tutti,  rispose il Landucci;  poi anche tu non fai una vita molto allegra, e gi che capita loccasione mi rassegner a condurti in casa di quei signori, ma bada! aver accettato un invito non implica nulla, desidero che non si faccia molta intimit con loro; saranno bravissime persone come dicono, ma io non li conosco, e se mi rassegno a dei rapporti superficiali, ti proibisco di legarti troppo colla signorina; un paio di visite allanno, e basta.
 Dunque posso ordinarmi il vestito?  chiese Renata.
 Per questa volta te lo permetto, tanto pi che sar la prima e lultima festa del carnevale.
Renata non volle sentir altro e scrisse alla sua sarta di Torino di mandarle per la sera del quindici febbraio un abito da ballo di velo bianco elegante e semplicissimo.
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CAPITOLO 7.
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Le sale del palazzo Lucchini erano in pieno assetto, sfolgoranti di luce. Fanny Sangalli, vestita di velo azzurro con una fila di perle al collo e i capelli biondi che le ombreggiavano la fronte con ricci capricciosi, pareva unapparizione celeste, essa non si stancava mai di girare per le sale per vedere se tutto fosse in ordine.
Non si trattava di ricevere la societ della vigilia di Natale la quale non badava tanto pel sottile, ora aspettavano la parte pi eletta della citt, era la prima volta che saprivano le sale del loro palazzo e ci tenevano che limpressione fosse delle migliori.
Quante fatiche per allestire tutto in pochi giorni! Edoardo aveva lavorato come un operaio e sera occupato specialmente degli arredi dellappartamento. La signora Sangalli e Fanny serano incaricate degli inviti, il signor Sangalli avea voluto prender parte a tutti i preparativi e sera curato specialmente di dar disposizioni pei rinfreschi e per la cena che dovea essere squisita.
I preparativi erano riusciti ottimamente, e mentre essi aspettavano gli invitati fecero un giro per le sale e si trovarono contenti dellopera loro. Prima di entrare nel gran salone, gli invitati dovevano passare per quattro sale, una pi bella dellaltra, le quali gradatamente preparavano agli splendori nella gran sala da ballo che era qualche cosa di meraviglioso per il buon gusto e leleganza degli arredi e degli adornamenti. Le pareti erano quasi tutte ricoperte di specchi con eleganti cornici; sotto agli specchi erano disposti, lungo le pareti, dei divani soffici, coperti di broccato dai colori chiari col contorno bianco a fili dorati. Sulla vlta era dipinto da mano maestra un affresco raffigurante gli amori degli angeli, e quelle figure flessibili, eleganti, colle ali bianche che intrecciavano danze e pareva che volassero in un cielo azzurro, poetico, soggetto cos ben trovato per una sala da ballo, metteva un desiderio prepotente di sentirsi trasportate nei vortici della danza solamente alzando gli occhi e contemplandolo.
Quattro immensi lampadarii di cristallo antico e sfaccettato, rinfrangevano i raggi luminosi in tutti i colori delliride come il diamante, riempivano di luce la vasta sala, e quella luce abbagliante si ripercoteva negli specchi, si posava sopra mazzi di fiori raccolti in vasi di finissima porcellana e sopra oggetti artistici dove il valore era ecclissato dal buon gusto.
Quella sala aveva diverse porte tutte circondate da fregi e dipinti, parte mettevano nelle sale da gioco e conversazione, le altre in una serra, specie di giardino, con sedili nascosti in mezzo alle piante tropicali, in modo da offrire un angolo tranquillo, un luogo opportuno al riposo e alle intime conversazioni. Dopo aver girato per le sale i signori Sangalli serano riuniti in quella azzurra di stile Luigi XV non molto vasta e vicina alla sala dingresso.
Parlavano naturalmente dei discorsi che correvano per la citt e dei loro invitati.
Edoardo raccontava che al circolo si diceva che le signore da quindici giorni erano tutte occupate a prepararsi i vestiti, pi duna era nervosa, perch la sarta non riusciva a farle labbigliamento che aveva ideato, e poi tutte facevano mille sotterfugi per non far sapere alle amiche il colore e la foggia del vestito; insomma colla loro festa aveano dato una grande preoccupazione a tutto il paese.
Fanny raccontava anchessa quello che aveva udito dalle amiche, e cos discorrendo era gi unora che stavano aspettando e nessuno veniva.
Fanny battendo i piedi dallimpazienza disse:
 Linvito  per le nove e sono quasi le dieci e non viene nessuno, sono della gente proprio maleducata.
 Un po di pazienza,  rispose Edoardo,  le signore mettono del tempo a vestirsi per una festa, specialmente quelle che ci sono poco avvezze.
 Sincomincia prima come abbiamo fatto noi, che pure avevamo da pensare a tante cose,  soggiunse Fanny.
Un domestico entr con un biglietto sopra un vassoio. La signora Sangalli laperse e disse:
  la contessa Tebaldi che si scusa di non poter venire perch ha la mamma ammalata.
 Si sa; qualcuno manca sempre,  disse il signor Sangalli.
 Quelli minteressano poco,  salt su Edoardo,  a me basta che vengano i Landucci.
 Sar un po difficile,  disse Fanny,  quantunque pareva che fossero disposti a venire, almeno da quello che mi assicur Elisa Belfiore; ma temo che troveranno una scusa allultimo momento, a me basterebbe che venissero intanto gli altri,  soggiunse un po stizzita,  son gi le dieci e mezza e non c nessuno, se si avesse fatto tutto questo per nulla!
 Adagio,  disse il signor Sangalli,  sono le dieci e dieci minuti, e quando saspetta il tempo par lungo.
 Sono gi stanca, avrei voglia dandare a letto,  riprese Fanny impazientandosi,  se per le dieci e mezza non sono qui, parola donore che me ne vado.
Anche la signora Emma, quantunque pi calma, cominciava a temere per la riuscita della festa, erano passate le dieci e mezza e ancora non veniva nessuno; in America erano pi precisi. Ma non pensava che l avevano relazioni pi intime, che magari venivano a pranzare con loro e a dare una mano per fare i preparativi.
I giovani si guardavano in faccia incerti e non avevano nemmeno pi voglia di parlare, si trovavano avviliti e scoraggiati. Edoardo era stizzito, Fanny avea quasi le lagrime agli occhi. Finalmente udirono fermarsi una carrozza.
 Ecco qualcuno,  disse Edoardo.
 Mimmagino,  soggiunse Fanny,  a questora verranno otto o dieci persone in tutto, e noi faremo una bella figura con tutti i nostri preparativi; era quasi meglio che non venisse nessuno, almeno si poteva andare a letto e non si aveva la vergogna daver dei testimoni al nostro fiasco.
 Ma verranno, non temere,  disse il padre.
Il domestico annunci i signori Santelli.
Fanny corse ad abbracciare la sua amica, dicendo:
 Ma perch venir cos tardi? e noi che stiamo ad aspettare da tanto tempo; ma si usa cos in questo paese? Dovevi avvertirmi.
La signora Santelli raccont che serano decisi per non farli aspettar troppo, ma in quella citt erano proprio come le scimmie, nessuno voleva essere il primo, e raccont che mandavano continuamente in via San Marco per vedere se davanti al palazzo Lucchini vi fosse un po di movimento, per risolversi ad andarvi. Vedrete che, ora che siamo venuti noi, vengono tutti.
Infatti, dopo la venuta dei Santelli, gli invitati si seguivano a gruppi, a frotte, ora uninvasione, tanto che i padroni di casa non avevano il tempo di salutar tutti, e di dare il braccio alle signore per condurle al posto; in dieci minuti la sala azzurra era affollata di signore in vestiti chiari con lunghi strascichi tanto da imbarazzare il passo, di signori colle giubbe nere e gli sparati bianchi che stentavano a farsi strada in mezzo a quellonda di veli e di stoffe preziose.
Lorchestra, nascosta in mezzo alle piante su una loggia del salone, cominci a suonare, la porta saperse e le coppie di ballerini invasero la sala da ballo; quelli che non ballavano, continuavano ad ammirare lo splendore delle sale.
I signori che ricordavano quellappartamento al tempo dei marchesi Lucchini dicevano che pareva irriconoscibile, tanto era migliorato, e facevano i loro complimenti al signor Sangalli, che sorrideva compiacendosi.
Edoardo, dopo aver fatto un giro di waltzer colla signorina Santelli, tanto per aprire le danze e dare il buon esempio, era ritornato nella sala vicina a quella dingresso, dove continuavano ad entrare glinvitati e stava collo sguardo attento per vedere se appariva quella che aspettava con tanta impazienza e alla quale aveva pensato in tutti quei giorni, mentre saffaticava perch tutto fosse in ordine.
Entrarono i Rinaldi, la baronessa vestita di nero, da mamma; Paolina di rosa e Camilla tutta di bianco, da bimba, quantunque avesse passati i ventanni. Pi tardi, i Belfiore, la marchesa vestita di velluto color rubino, Elisa con un semplice vestito di velo azzurro, che stava bene alla sua fisonomia pallida e sentimentale.
Edoardo, conducendola in sala le disse un complimento che le fece imporporare le guance smorte e apparve ancora pi bella. Ma egli ritorn subito al suo posto dosservazione; quella che aspettava non era ancor giunta e volea star l finch gli rimaneva un filo di speranza.
Vennero altre signorine belle, fresche, allegre, pensando al divertimento che aspettavano, saltellanti nelle loro vesti leggere, delle matrone anchesse contente di poter godere quegli ultimi sprazzi di giovinezza, risplendenti sotto alle vesti adorne di trine e di diamanti.
Edoardo sorrideva a tutti, ma il suo sguardo era inquieto, il suo volto preoccupato.
Tutte, tutte, eccetto lei! sentiva che ci teneva pi di quello che avesse creduto, avea cominciato scherzando ed ora proprio desiderava la presenza della fanciulla come unonda di calore.
 Eccola, eccola!  avea inteso un mormorio in anticamera, e una voce squillante in mezzo a delle voci maschili; doveva esser lei, il suo cuore avea dato un balzo e non singannava certo.
Infatti Renata, pi bella che mai, in mezzo ad una nube di velo bianco era apparsa sulla soglia al braccio del padre. Edoardo and ad incontrarla con premura e dopo essersi scambiato un cordiale saluto con lei e col conte, dovette soltanto contentarsi per il momento di guidarla attraverso quella folla di giubbe nere, di strascichi, fino al posto dove si trovava sua madre che collocchialino costantemente agli occhi stava attenta per osservare quelli che entravano.
Accolse la bella fanciulla con un sorriso, dal suo volto traspariva la contentezza perch ormai comprendeva benissimo che la festa era riuscita.
Edoardo era esultante, soltanto gli rincresceva di dover, come padrone di casa, dedicarsi a tutti glinvitati e non esclusivamente alla bella fanciulla dei suoi sogni, come avrebbe desiderato.
In quel momento la sala avea un aspetto molto allegro, le coppie giravano accompagnate da una musica deliziosa, era un turbine di veli, di gemme e di fiori che volavano nella sala risplendente; tanto che anche il conte Landucci che di feste ne aveva vedute parecchie nella sua vita non pot nascondere uno sguardo dammirazione, gli pareva di ringiovanire al vedere tutta quella giovent allegra e si lasci a stento trascinare dal marchese Belfiore nella sala da giuoco per fare la solita partita.
 Davvero,  disse al cognato sedendosi al tavolino,  hanno rimodernato per bene il palazzo. Peccato che non appartengano alla nostra classe sociale!
 Caro mio,  disse il marchese,  al giorno doggi certi pregiudizii sono passati di moda, e tant cominciare a rassegnarsi subito.
 Questo mai!  rispose il conte,  esser cortesi sta bene, ma c una distanza che non si dovr mai varcare.
 Giuochiamo; visto che su questo rapporto non andiamo daccordo;  disse il marchese prendendo le carte per avviare la solita partita.
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CAPITOLO 8.
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Era la prima volta che Renata si trovava in una festa cos grandiosa, nellambiente che avea tanto vagheggiato nei sogni di fanciulla moderna.
Quando Edoardo la invit a ballare un valzer, e cingendole la vita la trasport attraverso la sala risplendente, essa credette sognare, e nella sua mente si confondevano le figure dipinte sulla vlta; le pareva che scendessero a terra, e a lei sembrava invece di volare lass, in alto, su quel cielo azzurro e sulle nubi bianche.
Quando si ferm ebbe limpressione duna vertigine e di cadere in un abisso.
 Ballo cos raramente, che mi gira la testa,  disse barcollando.
 Non  nulla,  rispose Edoardo sostenendola e conducendola a riposarsi su un sedile ombreggiato da palme verdi.
  tanto bella questa festa e tutti questi colori abbagliano; come si sta bene qui in mezzo al verde!
 Sono contento che le piaccia la nostra casa, cos spero vi ritorner spesso a rallegrarla colla sua presenza.
 Vado cos poco in societ, il babbo desidera fare una vita tranquilla.
  un vero peccato per una fanciulla cos giovane e cos bella.
Renata arross, e per cambiare discorso, e non rispondere al complimento, disse:
 Ma come hanno fatto a rinnovare questo palazzo in cos poco tempo?
 Noi siamo stati abituati in un paese dove si fa tutto presto.
 E se n occupato anche lei?  ingegnere, non  vero?
 Me ne sono occupato perch fosse subito degno di ricevere gli abitanti di questa citt.
 Le piace questa citt?
 Tanto,  rispose Edoardo. Voleva aggiungere qualche altra cosa, forse un altro complimento, ma ebbe timore di andar troppo avanti e tacque; dopo un minuto di silenzio, riprese:  Ci sono tante belle passeggiate nei dintorni; ma a proposito, signorina, se sapesse quanto volte lho ammirata e lammiro, quando lincontro a cavallo; come monta bene!
  un esercizio che mi piace tanto,  rispose arrossendo.
 Sarebbe piacevole poter combinare qualche cavalcata assieme.
 Sarei ben contenta,  disse Renata,  ma il babbo ha il suo sistema,  come una macchina e non vuol mai unirsi a nessuno, pensi! si deve fare quindici minuti al trotto, poi altrettanti al passo, un po di galoppo, poi ancora al trotto e basta.
 E a lei piace questa vita monotona?
 Mi rassegno,  rispose alzandosi;  ma la zia mi cercher, bisogna andare da lei.
Edoardo le diede il braccio e mentre cercavano la marchesa Belfiore, volle condurla a girare per le sale e farle gli onori del suo palazzo.
Egli, che aveva tanto desiderato il momento di essere vicino a Renata, ora non trovava da dirle che delle cose banali e si stizziva con s stesso.
Essa ammirava tutto; sentiva dessere ammirata dal bel giovano che la guidava attraverso alle sale e trovava belle anche quelle frasi comuni; le diceva con tanta grazia da dar loro unattrattiva speciale.
Da quando i Sangalli erano venuti ad abitare nella citt di V*** anche senza conoscerli aveva come provato per loro una corrente di simpatia, forse perch sentiva che pensavano come lei e vivevano come essa avrebbe desiderato di vivere, cio largamente, con tutte le raffinatezze della vita moderna, andando sempre avanti e cambiando consuetudini col cambiar dei tempi, si erano subito compresi come si comprendono con unocchiata le persone appartenenti allistesso colore politico, che hanno le medesimo aspirazioni e il medesimo ordine didee.
In casa Sangalli pareva a Renata di trovarsi a casa sua, pi che nella casa triste e monotona dei suoi avi, e avrebbe voluto che quella sera non avesse pi fine.
Essa era bella nella sua veste bianca, adorna di fiorellini azzurri, il suo volto riscaldato dalle emozioni del ballo aveva acquistata una tinta rosea e i suoi occhi neri luminosi, lampeggiavano di contentezza.
Era circondata, assediata dai giovinotti che domandavano la grazia dun giro di valzer o di polka, non lasciandola riposare un minuto; essa trionfava sentendo dessere la regina della festa, sanimava nella danza, sentiva un calore trascorrerle per le vene, una felicit, come non aveva mai provato, le pareva quasi di vivere in un mondo nuovo, di fare un bel sogno.
Edoardo lavea impegnata per il cotillon, voleva terminare la festa con lei, e offrirle colle sue mani i doni preziosi che avea preparati per essere distribuiti come ricordo della serata.
I doni consistevano in artistiche bomboniere piene di dolci e in altri oggetti preziosi, tutte cose chegli aveva scelto colla massima cura, ma sempre col pensiero rivolto a Renata.
In quel ballo che d occasione a scenette graziose e confidenziali e che permette di mostrare le proprie simpatie e preferenze, Edoardo fece continuamente comprendere i suoi sentimenti alla fanciulla, senza parlare, ma semplicemente colleloquente linguaggio delle cose inanimate, ed essa colla sua aria ingenua, fingendo di non capir nulla, accettava gli omaggi del giovane con grazia, come una regina, ma bastavano gli occhi lucenti e lespressione del volto allegro a mostrare quanto se ne compiacesse.
E quando ai primi bagliori dellalba, venne il conte Landucci a rammentarle chera stanco ed aveva voglia di ritornare a casa, sent come un brivido trascorrerle per la persona nel dover abbandonare quelle sale piene di luce e dallegria.
Mentre la carrozza la trasport verso casa, nella sua mente riandava tutte le emozioni della serata e sentiva che avrebbero per molto tempo riempite le sue tristi e monotone giornate. Essa era contenta, entusiasta della festa, parlava senza posa, ne raccontava al padre tutti i pi piccoli incidenti, e gli mostrava la sua riconoscenza daverle permesso un simile divertimento, daver perduta una notte di sonno e dessersi sacrificato per lei.
Ed egli che sentiva il freddo fra quei vapori che precedono lalba, dopo quella notte insonne, pensava che la sua figliuola non era tanto seria come avrebbe desiderato, che le piacevano troppo i divertimenti, e in cuor suo temeva che i Sangalli aprissero troppo spesso a feste simili le splendide sale e rimpiangeva ancora la loro idea di venir a turbare la quiete in quella citt di provincia.
Pareva infatti che i proprietari del palazzo Lucchini avessero portato un soffio di vita nuova a risvegliare lassopita citt di V***. Tutto ad un tratto una voglia di muoversi, di spendere, di divertirsi era penetrata nellanimo di tutti i suoi abitanti.
I signori Sangalli, oltre allaver invitato alla loro festa la parte pi elegante ed aristocratica della citt, vi avevano aggiunto la parte pi intelligente, scegliendo saggiamente fra i magistrati, gli artisti, i grandi industriali, n avevano dimenticato la parte pi brillante, invitando molti degli ufficiali del presidio; cos le diverse classi sociali serano trovate forse per la prima volta riunite in quello splendido palazzo; serano formate nuove relazioni e nuovi rapporti con soddisfazione di tutti che vedevano aprirsi nuovi orizzonti davanti a loro; gli uomini daffari pensavano a nuove combinazioni; le mamme, alla aumentata probabilit di maritare le figlie; tutti poi erano lieti daver occasione di passare allegramente le lunghe serate dinverno.
Una delle signore pi contente, era la baronessa Rinaldi; non aveva mai avuto la compiacenza di veder le sue figliuole tanto circondate da giovinotti, come in quella sera; avevano sempre ballato ed erano state costrette a rifiutare parecchi ballerini: nella sua costante preoccupazione, le pareva gi daver trovato il modo di collocarle tutte colla massima facilit.
 vero che la sua gioia era turbata da un punto nero, cio: che Edoardo Sangalli si fosse quasi esclusivamente occupato di Renata, dove certo non poteva far nulla, invece che occuparsi di Paolina ma si consolava passando in rivista i ballerini che serano dedicati pi specialmente alle sue figlie. Sentiva il bisogno di vedere una vecchia amica, donna Valeria, che conosceva tutti i buoni partiti della citt per averne informazioni esatte e pensare se mettesse conto di incoraggiarli.
Era impaziente di vederla, e la mattina dopo il ballo le scrisse un bigliettino, pregandola di venire da lei perch aveva urgente bisogno di parlarle.
Donna Valeria, rimasta vedova, non frequentava pi n balli, n teatri, ma conosceva una quantit di gente e passava tutta la giornata a far visite e raccoglier le chiacchiere della citt; era servizievole quando il render servizio non le costava nulla, aveva molta esperienza di mondo e un giusto criterio di vedere le cose; spesso le amiche le domandavano consiglio nei casi incerti e difficili, ed essa ne era tutta orgogliosa.
Corse subito alla chiamata della baronessa, la quale intavol il discorso parlando della festa.
Era riuscita proprio una cosa magnifica, come in quella citt non se nerano mai vedute da un pezzo, nemmeno ai tempi dellImpero. I Sangalli avevano fatto le cose da gran signori ed erano stati cortesi ed ospitali; parl per un pezzo con entusiasmo di quelle feste che davano occasione di conoscere molte persone, di estendere la cerchia delle proprie relazioni, poi venne a parlare delle figlie, dei loro trionfi e fin per chiederle informazioni di un certo avvocato Armanni che sera dedicato molto a Paolina.
  un buon avvocato,  disse donna Valeria,  ha un bellingegno e si far strada nel mondo.
 E di quattrini come sta?  chiese la baronessa.
 Appartiene ad una famiglia agiata, ma non lo credo molto ricco.
 Mi par poco,  soggiunse la baronessa;  una volta che transigo su qualche cosa, che rinuncio alla nobilt, vorrei che almeno fosse molto ricco, o un personaggio eminente, un ingegno superiore.
 Ma lavvocato Armanni si far,  disse donna Valeria,   giovane, ha molto ingegno, anzi se sposasse tua figlia andrebbe forse avanti pi presto col vostro appoggio, potrebbe esser nominato deputato, non  un partito da disprezzare, specialmente al giorno doggi.
 Le cose non sono ancora tanto avanzate, ma come mamme bisogna essere previdenti; lo terr in osservazione e se non capitasse di meglio.... Sai. Ma appunto come si fa ora? Se i Sangalli non ricevono pi, i giovani non hanno occasione di trovarsi e la cosa resta senza seguito.
 Si cercano le occasioni, sinvita lavvocato a venire in casa.
 Ti pare? sarebbe come compromettere la mia figlia.
 Hai ragione,  disse donna Valeria; si mise a pensare colla testa appoggiata sulla mano, in atto duna sibilla che cerchi unispirazione, stette cos qualche minuto, poi cogli occhietti scintillanti e la faccia ridente disse:  Ho trovato! Invece dinvitare uno solo dei ballerini della tua figlia, ci che darebbe sospetto, fai qualche piccolo ricevimento e ne inviti tre o quattro, anzi cos ci sar pi probabilit che uno o laltro si decida e la gente non potr dir nulla. Hai trovato in societ delle persone simpatiche e le hai invitate.
 S, ma non ho voglia di dar feste.
 Non ce n bisogno. Non stai sempre in casa il marted sera? ebbene, invece dei soliti parenti ci sar qualche nuova persona che porter un po di variet; infine per maritare le figlie qualche sacrificio bisogna pur farlo.
 Hai ragione,  disse la baronessa Rinaldi,  seguir il tuo consiglio, cos se non  lavvocato potrebbe essere un altro, e in ogni modo passeremo qualche serata allegramente; ora si tratta di fare una buona scelta;  s dicendo savvicin ad un tavolino sul quale erano accatastate le carte da visita.  Se dovessi invitar tutti quelli che mhanno portato il biglietto non sarebbe pi finita,  disse: e cominci a metter da parte le carte con i nomi pi sconosciuti, ne scelse tre o quattro e soggiunse:  Ecco, per ora mi contento di questi: lavvocato Armanni, il capitano Guidi, lingegner De-Vincenti; poi i Sangalli e i soliti parenti, di pi  impossibile colle mie sale in miniatura.
  quello che basta,  disse donna Valeria;  ne potrai aggiungere qualche altro se credi, perch qualcuno manca sempre, ed ora vado, perch ho molto da fare; spero di sentir presto delle novit, pensaci, sai, lavvocato Armanni non  da disprezzare.
La baronessa pensava invece allimpegno in cui si metteva di fare dei ricevimenti colle poche rendite che aveva, le economie che dovea fare colla sua numerosa famiglia, e il marito che non soccupava di nulla, vivendo in mezzo ai codici antichi, come un topo di biblioteca. Ma pens di far tutto con molta semplicit; solamente avrebbe scritto alle nuove conoscenze, che il marted sera stava in casa, poi ad una certora avrebbe dato un po di t, servito dalle sue figlie, e dei biscottini, e la spesa non sarebbe troppo forte, il suo vecchio domestico basterebbe per stare in anticamera; di tutto il resto si incaricherebbero le figlie: cos riuscirebbe una cosa pi intima e distinta, e poi le mostrava sotto laspetto di padroncine di casa, che sapevano fare le cose per bene. Quando lo seppero furono tutte contente e accettarono colla pi buona volont del mondo lincarico di mettere in ordine le sale, preparare e servire il t e magari rimettere in assetto la casa, finito il ricevimento. Specialmente la Giulia era fuori di s dalla gioia, essa aveva una gran voglia di divertirsi, di veder gente, e aveva ancora lamarezza di non aver potuto assistere alla festa in casa Sangalli, della quale sentiva tutti i giorni le sorelle maggiori raccontare le meraviglie.
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CAPITOLO 9.
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Dopo la festa i rapporti damicizia fra i marchesi Belfiore e i Sangalli si fecero pi intimi ed era tutti i giorni uno scambio di visite e biglietti profumati fra le due case.
Anche Renata, bench suo padre non volesse far molta lega coi nuovi arrivati, si sentiva tanto attratta verso quella famiglia che trovava sempre dei pretesti per andar in casa Sangalli.
Fanny le era molto simpatica, sapeva tante cose che aveva proprio bisogno dimparare; era una buona occasione di esercitarsi nella lingua inglese, e cos la loro amicizia si faceva sempre pi salda e quasi senza accorgersi prendevano labitudine di vedersi spesso e di scambiarsi le idee ed i pensieri.
Per Renata era come se si fosse spalancato il regno dei suoi sogni. In casa Sangalli aveva trovato quel soffio di vita moderna che vagheggiava tanto nella sua mente, era come la estrinsecazione delle sue idee, la meta delle sue aspirazioni.
Al conte Landucci spiaceva quellentusiasmo, ma non osava contrariare la unica figlia, per diceva sempre che quei nuovi arrivati avevano fatto dar di volta il cervello a tutti, e pensava di andar presto in campagna a farvi una lunga dimora, per mettere un argine a quellintimit che andava invadendo la sua casa aristocratica.
Renata parlava sempre di Fanny, ma spesso, le conversazioni intime delle due fanciulle, venivano interrotte dalla presenza di Edoardo che non lasciava sfuggire nessuna occasione di trovarsi assieme alla bella fanciulla.
Egli era un artista nellanima, avea la parola facile e colorita, avea fatto lunghi viaggi e visto molte persone e molte cose, tanto che Renata non si saziava mai dascoltarlo, e dopo quelle ore che le sembravano soavissime passate in sua compagnia era pi allegra, pi leggera, e sentiva come unonda daria calda invaderle la persona, e quando, nelle ore di solitudine, ripensava ad Edoardo, lo trovava superiore a tutti i giovani che avea conosciuto, e, rammentando i discorsi che le avea fatto, trovava meno triste la sua sorte.
Presentiva lamore nel sentimento inspiratole dal giovane, ma non se ne sgomentava, essa si sentiva abbastanza coraggio di guardare in faccia a quel pericolo se tale lavesse creduto; non avrebbe la timidezza degli uccelli che nascondono il capo fra le ali per non vedere il fucile del cacciatore. Sapeva che suo padre non avrebbe acconsentito ad un matrimonio fra lei e il giovane Sangalli, ma le sarebbe parso dimpicciolire quel sentimento, di profanarlo pensando al matrimonio, che le rappresentava una soluzione banale ed interessata dellamore del quale sera formata unidea, forse tutta sua, ma elevata, sublime. Per lei non era come il matrimonio, lunione di due sostanze, di due nomi, ma bens lattrazione di due anime, uno scambio di pensieri e didee, una cosa eterna e quasi divina.
Le bastava poter vedere qualche volta Edoardo e pensare a lui, ammirarlo ed essere da lui ammirata, sentire di contar qualche cosa nella sua vita e non desiderava che di poter continuare per mesi ed anni quellesistenza, senza dover apportare alcuna diversit al loro modo di vivere.
Quando egli le dava una stretta di mano che le faceva vibrare tutto lorganismo, quando le diceva qualche parola che le illuminava di gioia la fisonomia, essa diceva fra s   proprio amore,  ed era contenta di quella scoperta, e non si lagnava pi della vita monotona, della sua citt, della casa triste, del babbo esigente, aveva un pensiero che le rallegrava lesistenza, aveva un segreto che le riempiva il cuore di gioia.
Lamore di Edoardo era invece pi esigente, sentiva che non si sarebbe contentato per molto tempo di vedere la fanciulla dei suoi sogni a lunghi intervalli, di scambiare con lei le sue idee e i pensieri, ma anelava di farla sua per tutta la vita e aspettava soltanto ad esser certo dei sentimenti di lei, per aprirle lanimo suo.
Ricco ed unico figlio, era stato abituato fin da fanciullo a non trovare ostacoli sul suo cammino, a vedere ogni cosa piegarsi al suo volere, e una volta che fosse stato certo dellamore di Renata, credeva facile ottenerne la mano.
Sapeva che quando due persone samano seriamente finiscono per superare ogni difficolt, ed egli si teneva sicuro della vittoria, aspettava soltanto una buona occasione per spiegarsi colla bella fanciulla.
Intanto frequentava i luoghi dove sapeva di trovarla, la circondava di premure affettuose e sapeva cogliere sempre il momento opportuno per susurrarle una di quelle parole che le imporporavano le guancie, e la facevano sorridere.
E cos continuavano la loro via; ma in preda a pensieri diversi. Egli impaziente di venir ad una spiegazione, ed essa tranquilla, contenta, temendo solo che il tempo apportasse qualche cambiamento nel loro modo di vivere.
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CAPITOLO 10.
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La baronessa Rinaldi era contenta della riuscita delle sue serate.
Tutti avevano accettato linvito, ritornavano fedelmente ogni marted, e ci le faceva supporre che in casa sua si trovassero bene, avea la coscienza di saper fare a puntino la padrona di casa, e che le sue figlie anchesse avessero una gran parte per attirare gli amici e per saperli trattenere piacevolmente. Se avesse saputo quello che gli stessi invitati dicevano fra loro dei suoi ricevimenti, non ne sarebbe stata tanto orgogliosa.
Essi dicevano che in quella sala cos piccola, con tanta gente, vera troppo caldo, che il t ora troppo leggero, lilluminazione insufficiente e che si annoiavano, ma ci andavano perch ognuno avea qualche scopo nascosto per frequentare quelle serate.
I Sangalli, per esempio, vi andavano per trovarsi coi Landucci, i Belfiore per i Sangalli; perch la marchesa Emilia aveva gi combinato nella sua mente un matrimonio fra sua figlia Elisa ed Edoardo e coglieva tutte le occasioni affinch i due giovani si trovassero assieme.
Lavvocato Armanni, il capitano Guidi, lingegner De-Vincenti frequentavano casa Rinaldi, prima per trovarsi in un ambiente aristocratico, poi perch ci avevano fatta labitudine, ed era un mezzo come un altro per passare la serata.
Quello che rincresceva alla baronessa era che non vedeva nessun risultato di tutte le brighe che sera presa.
I rapporti fra lavvocato Armanni e le sue figlie erano sempre rimasti allo stesso punto, anzi non era ancor riuscita a capir bene se delle sue figlie maggiori gli piacesse di pi Paolina o Camilla, tanto egli era ugualmente cortese non solo con tutte e due, ma con tutte le signorine che frequentavano la sua casa.
Quasi quasi, la Giulia era la fanciulla preferita dal circolo dei giovinotti. Essa approfittava della parte di bimba che le facevano fare, per trattare quei signori colla massima dimestichezza e libert, essi la riguardavano come una bimba viziata e si permettevano qualche scherzo con lei, ed essa lasciava fare, rispondendo spesso per le rime e divertendosi desser presa di mira e servire di divertimento anche agli altri. Essa avea una spiccata preferenza pel capitano Guidi, forse perch quelluniforme dartiglieria colle spalline e i bottoni doro, parlava meglio alla sua mente giovanile, delle giubbe nere degli altri signori.
Cos in quelle serate, essa sera informata dal suo amico capitano, del modo con cui erano composti i reggimenti, dei distintivi militari, del colore delle varie uniformi, tanto che in poco tempo era instrutta in quella materia, da saperne quasi quanto un generale. Ed il capitano si divertiva a scherzare con quella bimba inesperta, astuta ed ingenua ad un tempo, ma che era tanto carina colla sua curiosit e colla sua franchezza. Essa era un diavoletto e non poteva star ferma un minuto, quando passava vicino al capitano egli la faceva fermare, prendendole una mano o un lembo di veste o le lunghe trecce che le danzavano sulle spalle, ed essa diceva, che per castigarlo non gli si sarebbe avvicinata pi, per tutta la sera; ma dopo cinque minuti era l da capo a stuzzicarlo.
Per parecchi marted continuarono cos, il capitano a scherzare e la fanciulla a ridere colla sua voce fresca e argentina. Ma una sera essa gli disse che non era pi una bimba, ma aveva compito in quel giorno diciottanni, sicch con lei non si doveva pi scherzare; ma fare sul serio. Egli la fece sedere vicino a s e tenendola per mano le chiese che cosa intendesse per fare sul serio.
 Si va al municipio e ci si sposa, ecco; rispose la fanciulla.
 E sono anche capace di farlo,  disse il capitano,  con una moglie cos carina, non ci si annoia certo, e poi siete tanto vivace che non vi deve dispiacere la vita errante del militare.
 Sarebbe il mio ideale,  disse Giulia battendo le mani,  lho sognato tante volte un bellufficiale colle spalline doro, cos, come voi, ma il male  che voi avete voglia di scherzare.
 Vi assicuro che dico davvero.
 Allora sono tanto contenta!  rispose la fanciulla. Quella sera, quando gli invitati se ne furono andati, in casa non potevano comprendere la vivacit ed allegria della Giulia. Essa abbracciava la mamma, saltava al collo delle sorelle, e se avesse avuto posto avrebbe fatto le capriole sul tappeto; la baronessa diceva che volea chiudere la serie dei ricevimenti, perch facevano dar di volta il cervello alla figlia tanto in quel momento era fuori di s, come se fosse impazzita.
Ma ebbe la spiegazione di quella sfrenata allegria il giorno appresso, quando il capitano Guidi mand il suo colonnello a chiedere la mano della fanciulla.
La baronessa credeva di non aver capito bene e che il colonnello si fosse sbagliato e andava dicendo:
 Ma se  ancora una bimba! avr detto Camilla, sar Paolina.
 No, proprio la minore delle sue figlie, la signorina Giulia; capisco che lei avrebbe preferito le altre due, ma al cuore non si comanda, del resto dei buoni partiti non mancheranno nemmeno per quelle, in certe cose basta principiar bene, il capitano  un bravo giovane, e non conviene lasciar sfuggire loccasione di far felice i nostri figli.
  vero,  disse la baronessa,  sono onorata di questa proposta, ma non posso rimettermi dalla sorpresa e risponderle subito; poi temo che mia figlia sia troppo giovane!
  una malattia dalla quale si guarisce presto, pur troppo,  disse il colonnello.
La baronessa assent con un profondo sospiro, mentre rifletteva alla risposta che doveva dare.
Ma la Giulia, che era stata tutto il giorno alle vedette e sapeva benissimo lo scopo di quella visita, entr in sala improvvisamente fingendo di credere che non ci fosse nessuno.
 Scusi,  disse vedendo il colonnello e facendo cenno di ritirarsi.
 Ecco la fanciulla della quale si parlava,  disse la baronessa presentandola al colonnello,  non le pare ancora una bimba?
 Via,  molto giovane, ma, come le dissi,  una cosa che non guasta.
La baronessa narr alla figlia lo scopo di quella visita.
 Me lero immaginato,  disse la Giulia che non era famosa nellarte di fingere, poi soggiunse:  Ma tu dirai di s, mamma, sei tanto buona e non mi vorrai veder morire, perch, vedi, io lo amo tanto il capitano e poi ho diciott anni,  quindi senza aspettare una risposta si rivolse al colonnello colla sua aria birichina e gli disse:
 Presto, vada da Guidi e gli dica di s, la mamma  contenta, io sono felice, e che venga subito ch non vedo lora di abbracciarlo.
 Ma sei matta!  disse la baronessa severamente;  sono cose da decidere cos su due piedi! non sai che pu andarne di mezzo la felicit di tutta la vita, va via che sar meglio.
 So che senza di lui sarei infelice, mi raccomando, mamma, e anche lei colonnello dica una buona parola,  e gli diede la sua manina che egli strinse con un sorriso incoraggiante.
Era un fatto che proprio la baronessa non si aspettava e che non avrebbe desiderato, quello di maritare la terza figlia prima delle altre due, ma sul conto del capitano non cera nulla a ridire, e poi pensava che era sempre una figliuola di meno che le restava in casa, e forse sarebbe stato pi facile trovare anche per le altre due.
Il colonnello vedendola preoccupata la incoraggiava ad accettare lofferta, le mostrava la difficolt di trovare dei buoni partiti per le ragazze, tutte cose che erano come uneco de suoi pensieri tanto che finalmente essa ringraziandole gli disse che era probabile fosse un s, ma la risposta definitiva lavrebbe data allindomani mattina, era tanto confusa che avea bisogno di raccapezzare le proprie idee; doveva anche parlarne al marito; ma avrebbe procurato di far felice sua figlia.
Quando Paola e Camilla seppero la gran notizia credettero sul principio ad uno scherzo, poi frenarono a stento il dispetto di veder la sorella pi giovane andar sposa prima di loro, e mentre Paolina affermava che bisogna esser sfacciate per trovare marito, Camilla assicurava che infine per sposare un ufficialetto avevano sempre tempo e preferiva essere la baronessina Rinaldi piuttosto che semplicemente la signora Guidi.
Ma intanto Giulia era trionfante; almeno avrebbero finito di trattarla in casa come una bimba inconcludente, avea fatto vedere che cera al mondo qualcuno che avea valutata di pi di una bambina da giocare colle bambole, e riempiva la casa della sua allegria che non sapeva comprimere dentro al cuore, ma le sgorgava dai movimenti, dagli atti e dalle parole.
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CAPITOLO 11.
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La notizia del matrimonio di Giulia Rinaldi si sparse per la citt e serv dargomento in tutti i crocchi degli oziosi, in tutte le famiglie, e, come sempre succede in simili casi, ognuno volea dire la propria opinione.
In quella citt aristocratica non era mai avvenuto che una signorina di famiglia nobile, sposasse, col consenso dei parenti, uno che non lo fosse, alcuni applaudivano questo fatto come segno di progresso, i vecchi aristocratici invece lo biasimavano come un cattivo esempio, che avrebbe finito con una confusione di ranghi e di persone e mostrava poco rispetto per le vecchie tradizioni.
La baronessa non si curava delle chiacchiere della gente, diceva che quando si hanno pochi mezzi di fortuna e quattro figlie da collocare, non si pu badare tanto pel sottile, e che infine quello dellarmi  un mestiere nobile, visto che non lo sdegnano nemmeno i principi, e si mostrava contenta della risoluzione presa.
Essa era affaccendata peri preparativi del matrimonio, i giovani erano felici ed avevano fretta. Paola e Camilla erano indispettite contro la sorella che avevano per tanto tempo riguardata come una bimba, ed era stata pi fortunata di loro; anchesse erano impazienti che se ne andasse dalla casa paterna, per poter regnare nuovamente; si stizzivano della sua pazza allegria e di dover assistere alle affettuose premure, agli sguardi innamorati che si scambiava col capitano, si sentivano rodere dalla rabbia che per lei fossero tutte le feste, tutti i complimenti e gli augurii; le parti erano cambiate, la Cenerentola regnava, ed esse rimanevano eclissate.
E quello che le rendeva pi stizzose era il vedere come Giulia diventasse sempre pi bella, collacconciatura da donna, colle vesti eleganti e specialmente collaureola di felicit che le irradiava la faccia fresca e giovane.
In casa Rinaldi la serie delle serate era chiusa e non ricevevano pi che il capitano Guidi, e le due sorelle, unite maggiormente dal sentimento dinvidia che infondeva nel loro animo la felicit di Giulia, facevano dei progetti di vendette, una vera guerricciola a punti di spillo per spargere un po damarezza nella gioia della sorella.
Causa questavvenimento i Rinaldi non andavano pi la sera in casa Landucci, dove la gente nuova non era stata ammessa, e quelle sortite divenivano sempre pi vuote e monotone.
Una sera appunto che in quella casa era riunita la solita compagnia, dopo aver parlato del matrimonio Rinaldi, che il conte Landucci aveva altamente disapprovato, lavvocato Raimondi gli chiese se fosse vera la notizia che correva per la citt.
 Quale?  chiese il Landucci.
 Quella del matrimonio di vostra figlia col signor Sangalli.
Quantunque queste parole fossero state mormorate a voce piuttosto bassa e accanto al tavolino da gioco, furono udite dalle Belfiore e da Renata che lavoravano un po pi lontano, e tennero sospesi i loro discorsi per udire la risposta del conte.
 Non basta le notizie che ci sono, ma pensano anche dinventarne quando non c lombra della verosimiglianza!  rispose il conte alquanto irritato, alzando la voce; poi soggiunse rivolgendosi allavvocato:  Se sentite ancora raccontare una cosa simile, vi prego di smentirla, e dite che sono io che vi autorizzo a farlo.
 Non sarebbe poi niente di male,  riprese Raimondi,  i Sangalli sono rispettabilissimi, i due giovani sarebbero adatti luno per laltro.
 Basta!  esclam il conte,  vorrei veder morta mia figlia piuttosto che entrasse in una famiglia di gente rifatta come quella, a me i milioni non abbagliano, ed  gi molto se ho acconsentito a riceverli in casa, i Sangalli; ma da questo ad imparentarmi con loro, ci corre....
Quella voce risuon per la sala, cupa e silenziosa come una nota lugubre, lavvocato non parl pi, Renata divenne pallidissima e solo la faccia di Elisa simporpor di un bel color roseo.
Vi fu qualche momento di silenzio glaciale, poi si ricominci a chiacchierare, ma non era una conversazione animata, pareva che ci fosse qualche cosa nellaria che opprimesse il respiro, e gelasse i discorsi. I minuti sembravano assai lenti, ogni tanto venivano consultati gli orologi, desiderando tutti che venisse lora dandarsene.
Renata pi degli altri provava la noia di dover discorrere, occuparsi delle persone presenti, mentre avea un ardente desiderio di trovarsi sola.
Le parole di suo padre le avevano gelato il sangue e messa la mente in scompiglio, sentiva unoppressione e un gruppo alla gola.
La sola che tenesse viva la conversazione era la marchesa Emilia, la quale diceva che suo fratello era un vero fossile e degno di esser vissuto qualche secolo fa.
Essa non avea nessuna preferenza per i Sangalli, che pure erano tanto gente per bene, ed erano la provvidenza della citt, ma ripeteva il solito ritornello che era tempo di abbandonare certe idee antiquate; essa diceva di sentirsi moderna e democratica e non poteva comprendere come suo fratello la pensasse tanto diversamente al punto che avrebbe finito per sacrificare la sua figliuola ai suoi pregiudizi di casta.
Il conte Landucci avea ripresa la partita a picchetto e non parlava pi, Renata era troppo immersa nei suoi pensieri, e tutti gli altri non osavano far eco alle parole della marchesa temendo dattirarsi le ire del padrone di casa.
La faccia pi sorridente in quella serata triste era quella di Elisa; non sapeva la ragione ma era stata contenta nel sentire che il Landucci non avrebbe mai concesso la mano di Renata a Edoardo; quel pensiero la colmava di gioia.
Quantunque in apparenza si mostrasse piena daffezione per Renata, pure nel suo cuore non la poteva soffrire. Essa era invidiosa della superiorit della cugina e sentiva una certa volutt nel vederla triste ed inquieta.
Fin da quando erano in collegio le pareva uningiustizia che Renata la superasse nellingegno e nella bellezza e fosse pi apprezzata e pi ammirata di lei. Quando uscirono di collegio la cosa fu ancora pi sensibile.
Renata era molto pi ricca, potea vestire con eleganza, permettersi qualunque capriccio costoso, spendere largamente senza preoccuparsi dellavvenire, perch suo padre, che pure in casa certe innovazioni non le voleva, pi per ostinazione e per non transigere colle sue idee, lasciava alla figlia una certa libert in quello che riguardava le sue spese personali e non le sapeva negar nulla; purch in tutto il resto facesse a suo modo. Cos essa possedeva un bellissimo cavallo inglese che montava tutti i giorni come unamazzone provetta; i suoi vestiti erano perfetti e tali da far risaltare larmonia delle sue forme, dovunque si mostrasse; sia nel suo equipaggio o nel suo palchetto, si faceva ammirare per la grazia e leleganza.
Elisa di Belfiore che non era brutta aveva un bellimitare leleganza della cugina, ma quando era con lei rimaneva eclissata; anche perch le mancava quella cornice di ricchezza che ha tanta parte nel far risaltare una bella fanciulla.
 certo che il vecchio carrozzone che avea servito a parecchie generazioni di marchesi Belfiore non si potea paragonare allelegante equipaggio dei Landucci; in casa si vedeva quasi lo sforzo per voler rinnovare quello che era sciupato ed apportare un po di modernit in un ambiente pi vecchio che antico, qualche mobile nuovo stonava in mezzo ai vecchi che parevano pi stinti e tristi per quella vicinanza.
Poi in quella casa i bisogni erano molti, le aspirazioni grandiose; e colle rendite misurate dovevano calcolare ogni pi piccola spesa. Se il raccolto non era buono dovevano rinunciare al viaggio che facevano ogni anno a Parigi, e invece andare cinque o sei mesi in campagna per poter poi sfoggiare nei mesi che rimanevano in citt. Dovevano far dieci volte i conti prima di permettersi una spesa straordinaria.
Il marchese predicava continuamente leconomia a Corrado che spesso perdeva quattrini al gioco, la semplicit a Elisa che chiedeva sempre nuovi vestiti e soffriva di non poter spendere largamente e brillare come Renata.
Quando vennero i Sangalli decisero di non andare quellanno a far viaggi e ritirarsi in campagna nellestate per non sfigurare coi loro vicini, e un bel sogno si form nella testa di tutti, una segreta speranza che collintimit delle due famiglie si potesse combinare uno o forse due matrimoni che avrebbero fatto risorgere lantico splendore di casa Belfiore.
Corrado si mise subito allopera e cominci a fare una corte assidua a Fanny, ma la fanciulla americana era tanto esperta nellarte della flirtation che scherzando e ridendo lo teneva a bada senza compromettersi, facendo rimaner le cose sempre allo stesso punto.
Erano scaramuccie nelle quali si divertivano tutti e due come di un gioco, ma le loro fantasie restavano calme e i loro cuori non perdevano la costante regolarit.
Elisa aveva cercato di farsi pi gentile e seducente per attirare lattenzione di Edoardo, ma si era accorta che se riusciva a fare che si occupasse di lei quando era sola, tutti i suoi sforzi erano sciupati quando cera Renata, allora egli non avea occhi e parole che per la Landucci, ed essa si sentiva avvilita e scoraggiata di trovar sempre la cugina a sbarrarle il cammino, e nel cuore nutriva per lei un odio che aspettava la prima occasione per divampare.
Quando intese le parole del conte e seppe che non avrebbe mai concesso sua figlia al Sangalli, si sent rinascere, comprese che dovevano venire ad una conclusione ed ebbe il presentimento di poter vendicarsi di tutte le umiliazioni che avea avute in causa di Renata.
Essa era una fanciulla fredda e calcolatrice, soffriva troppo delle ristrettezze della sua famiglia, per non apprezzare una vita larga e agiata; aveva deciso di non innamorarsi che di un uomo che potesse darle tutto quello di cui era stata priva fino a quel giorno; ci teneva anche al suo titolo di marchesa, ma fino ad un certo punto, avendo capito per propria esperienza che un titolo senza quattrini  una vera miseria, non porta nessun vantaggio materiale ed obbliga invece a molte spese inutili e superflue.
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CAPITOLO 12.
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Appena si sciolse la compagnia e i parenti se ne furono andati, Renata sent un prepotente bisogno desser sola e si ritir nella sua camera. Avea la testa in fiamme, mille idee confuse le turbinavano nel cervello e un acuto dolore le saliva dal cuore. Si lasci cadere sopra una poltrona, appoggi le braccia sul tavolino e la testa fra le mani, poi chiuse gli occhi per raccogliersi o poter pensare.
L, in quella solitudine e in quel silenzio, sentiva ripercuotersi nelle orecchie le parole del padre, come il suono duna campana funebre; le pareva che il suo grande amore ideale, che avea creduto tener nascosto nel cuore tanto gelosamente, fosse stato profanato dalle chiacchiere di quella gente e avesse avuto un colpo mortale. Provava limpressione come se una mano brutale le avesse strappato le vesti e denudato il seno palpitante. Perch serano occupati di lei? Perch avevano unito il suo nome a quello di Edoardo? Perch lei e non unaltra? Lavea forse scritto sulla fronte il suo amore?
Tutte queste questioni le si confondevano nella testa e le davano un senso di pena tale, che credeva di diventar pazza. In mezzo a quel delirio della mente, a quel guazzabuglio didee, il presentimento che dovesse accadere qualche cosa, che avrebbe posta una barriera insormontabile nei suoi rapporti damicizia coi Sangalli, la turbava in modo strano e le faceva provare un dolore che non sapeva definire.
Come avrebbe avuto bisogno in quel momento duna amica sincera a cui confidarsi! Oppure daver ancora la mamma per aprirle tutto il suo cuore! Come si sentiva sola e infelice e abbandonata! Dopo aver girato per la stanza, a passi concitati come una pazza, si lasci quasi cadere sullinginocchiatoio ed elev al cielo il suo pensiero unendo nelle sue preghiere Dio e la sua mamma e li supplic che vegliassero su lei e le donassero un po di pace. Stette assorta pregando e piangendo per un bel pezzo, affranta dalla stanchezza, e non potendo pi resistere and a letto. Ebbe un sonno agitato, delle visioni paurose e sconclusionate, ma la mattina quando si alz si sent pi calma e pot chiamare a raccolta il proprio coraggio e pensare con calma alle chiacchiere udite.
Infine, ben pensando, la sua immaginazione le avea fatto vedere le cose esagerate, non era accaduto alcun fatto nuovo a mutare la sua vita.
La gente,  vero, avea chiacchierato sul suo conto. Ma che cosa le importava delle chiacchiere della gente? Nella superiorit del suo animo non se nera mai curata e non metteva conto che incominciasse a curarsene in quel momento. Poi si domandava perch le parole del padre le avevano fatto tanto effetto. Lo sapeva benissimo che egli non avrebbe mai acconsentito ad un matrimonio fra lei ed i Sangalli, non le era mai passato per la mente che un fatto simile potesse accadere, si contentava di amare Edoardo in segreto, ammirarlo ed esserne ammirata, vederlo qualche volta e scambiare con lui le proprie idee, e si sorprendeva che le parole del padre le avessero fatto tanta impressione, capiva daver dato corpo a delle ombre, e si andava tranquillizzando persuadendosi che sera inquietata per nulla.
Si rassicur del tutto quando suo padre la invit a far la solita passeggiata a cavallo e non le fece alcun cenno riguardo alle dicerie della sera prima; mostrando anchegli che le aveva trovate tanto assurde da disprezzarle e non curarsene.
Incontr come al solito Edoardo e Fanny, e si salutarono collusata cordialit tanto che quando ritorn a casa si sent pi leggera, i discorsi della serata le apparvero come se fossero stati fatti in un sogno, e non vi pens pi; ma decise di continuar la sua vita come se nulla fosse avvenuto.
Il giorno appresso doveva appunto recarsi in casa Sangalli perch era stata pregata da Edoardo, di voler posare da modello assieme a Fanny per un quadro che stava dipingendo.
Essa avea accettato volontieri, ora una festa per lei passar qualche ora in casa dei suoi amici, e una volta presa la decisione di continuar la sua via senza preoccuparsi delle chiacchiere della citt, non manc allappuntamento.
Il quadro che dipingeva Edoardo era intitolato Lettere damore, dovea rappresentare due fanciulle che hanno trovato in un vecchio mobile un pacco di lettere amorose appartenenti ad una loro antenata e si divertono a leggerle collansia curiosa delle giovani in materia damore.
I primi giorni erano passati in preparativi per provare le pose diverse e favorevoli ai due tipi di fanciulle che dovevano servirgli per modello, poi finalmente aveva trovato lambiente del suo quadro: si vedeva aperto un elegante stipo, sopra un tavolino tante lettere sparse, e vicino una fanciulla seduta ne teneva una aperta e la scorreva col volto sorridente, mentre laltra in piedi col braccio appoggiato sulla spalliera del seggiolone spingeva lo sguardo curioso per decifrare assieme allamica quei caratteri un po ingialliti dal tempo.
Il giovane non voleva stancar troppo le sue compiacenti modelle, tanto pi che cercava di far il possibile per moltiplicare quelle seduto che gli piacevano tanto.
Quel giorno doveva schizzare le figure, e simpazientava perch le due amiche non stavano mai tranquille; poi trovava che la faccia di Renata era pi mesta del solito.
Essa infatti non poteva vincere la preoccupazione di veder oscurarsi lamicizia che avea per la famiglia Sangalli, ed ogni momento, l, in quellambiente, le tornavano alla memoria le chiacchiere fatte a casa sua.
Essa si trovava tanto bene in quel salotto moderno, accanto a Fanny che amava come una sorella, mentre Edoardo davanti al cavalletto, in piedi, colla tavolozza in mano, preparando i colori, dava loro delle occhiate intense, ora savvicinava per accomodare dolcemente un lembo della veste, un braccio che andava fuori di posto, e pur dipingendo teneva animata la conversazione, raccontava delle storielle interessanti; poi ad un certo punto riposavano tutti, egli lasciava i pennelli e si scostava per vedere leffetto del suo quadro, le fanciulle curiose andavano a vedere e facevano le loro osservazioni, poi giravano per la stanza e si divertivano a toccare tutti i ninnoli graziosi che stavano ammucchiati sui tavolini. Era un gabinetto di studio da vero artista e da gran signore, sulle pareti vi erano splendidi arazzi dalle tinte dolci e smorte ma fuse insieme in un modo cos meraviglioso da dare un sublime godimento alla mente, educata allarmonia del bello, poi delle armi cesellate, delle tele firmate dai nomi pi cari allarte ed alla storia; negli angoli delle stoffe antiche ammucchiate, dai riflessi cangianti, intersecate di fili doro e dargento, oppure ricamate a fiori con sete fini come capelli e con gradazioni di colore combinate pazientemente da mani gentili e perseveranti.
Gli oggetti rari e preziosi sparsi sui tavolini erano innumerevoli.
Accanto a dei bronzi classici, alle porcellane pi fine uscite dalle fabbriche di Svres e di Germania, accanto agli avorii istoriati e ai libri miniati, si vedevano quelle coppe vaporose di vetro di Murano che fanno sognare alla fragilit della vita, una quantit di cose inutili che fanno pensare ad una civilt e a gusti assai diversi dai nostri.
Edoardo nei giorni che aspettava la visita delle due fanciulle avea cura di mettere nelle anfore, nei vasi, qualche fiore fresco appena colto che portasse una nota gaia in mezzo a tutte le sue anticaglie, ed era ben contento se terminata la seduta Renata prendeva una rosa o un mazzolino di violette.
E quando si lasciavano era sempre con un sorriso e una promessa.
 Dunque  per domani?  chiedeva il giovane.
Renata pensava e qualche volta diceva:
 Domani non posso.
 Ebbene, intanto far il fondo, andr avanti negli accessorii, negli ornamenti.
Poi la fanciulla fissava il giorno e si separavano, Renata portando con s una provvista di felicit per tutti quei giorni, gli altri contenti e vivificati da quella apparizione come se fosse entrato nella loro casa un raggio di sole e vi avesse lasciato un tepore o un profumo primaverile.
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CAPITOLO 13.
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Il quadro progrediva a gran passi e riusciva un gruppo delizioso ed elegante. Quelle due figure di donna dal tipo affatto diverso, vestite con eleganza in mezzo ad un ambiente signorile, con unespressione birichina nel volto e lo sguardo curioso e attento, formavano un quadretto assai interessante. Edoardo non avea mai fatto nulla di pi seducente e accarezzava col pennello quelle figure che erano tutte e due diversamente care al suo cuore.
Sul principio ci sera messo con calma e forse pi che altro per aver un pretesto di trovarsi spesso con Renata; mano mano che il quadro progrediva egli si sentiva trasportato dalla febbre del lavoro, non avrebbe voluto lasciarlo mai, trovava sempre qualche cosa da fare, da migliorare, da accarezzare finch lavea l, davanti agli occhi, poi anche quando lo lasciava ci pensava sempre e la notte sognava le due fanciulle, ora irrequieto, nervoso, sentiva che non avrebbe avuto pi pace finch il quadro non fosse terminato e pregava le sue amabili modelle, di venire tutti i giorni per andare avanti in fretta, per terminarlo e avere un po di pace.
Per Renata era una festa andare nello studio di Edoardo e non si faceva pregar troppo, ormai anche le apprensioni suscitate dai discorsi che serano fatti quella sera in casa sua, serano mano mano dissipate e sperava di poter continuare per molto tempo, ai suoi amici, quelle visite che le piacevano tanto, che riempivano ed animavano la sua vita vuota e solitaria.
Il vestito che indossava sempre quando andava a posare per il quadro e che era stato scelto dopo molte prove, era di quella tinta azzurro grigia che sta tra il turchino cupo delle giubbe dei marinai, e la tinta calda e sfolgorante del cielo italiano, una tinta smorta delicata che si fonde insieme agli altri colori, senza un distacco assoluto, brutale, e par che sia fatta esclusivamente per dare lintonazione a tutto il resto che lavvicina, era una di quelle tinte che danno tanto fascino agli arazzi della fabbrica dei Gobelins e alle stoffe antiche. Quella veste si modellava perfettamente sulla bella persona e faceva risaltare la vita snella, le spalle ben attaccate ad un collo perfetto; quando Renata la indossava si sentiva tanto contenta, che amava quel suo vestito che le era compagno delle ore migliori della sua vita.
Era una bellissima giornata di febbraio, uno splendido sole indorava lo colline circostanti e laria tepida dava un presentimento della primavera; ma una brezzolina ancora fresca metteva una voglia di moto, di lavoro, quellalacrit di spirito che spesso si cerca invano fra i profumi snervanti del mese di maggio.
Renata, colla faccia sorridente e la gioia nel cuore, aveva indossato il suo vestito, posto sul capo un berretto di pelle di lontra uguale al giacchettino, e dopo aver chiuso il suo bel viso in un velo leggero e quasi invisibile scese saltellante i gradini dellantico scalone, salt svelta nella carrozza e diede lindirizzo del palazzo Lucchini allegra come se andasse ad una festa. Entr come al solito nel salottino di Fanny e fu sorpresa di non trovarla ancora vestita. Infatti, invece del solito vestito bianco latteo che indossava per il quadro, aveva un vestito di color bigio.
 Oggi temo che non si far nulla,  disse Fanny,  non te lho fatto dire perch avevo bisogno di parlarti.
 Ma che cosa  successo, che mi guardi con quella faccia triste?  disse Renata.
 Nulla, cio non saprei, chiacchiere inconcludenti; ma  che ora non so come incominciare a parlartene.
 Dimmi tutto, cara Fanny, tutto quello che sai, sinceramente, non tenermi in questa incertezza, che per me  peggiore della pi spiacevole verit.
 Credo che non siano che chiacchiere; ma ho voluto vederti, per avere una spiegazione, altrimenti se non ci si spiega subito, possono accadere dei malintesi che guastano sino le cose le pi innocenti.
Renata seduta accanto allamica era pallida come una morta, capiva chera avvenuto qualche cosa che avea rapporto colla loro amicizia, ma non poteva imaginare che cosa fosse, un rossore le imporporava le guancia e il cuore le batteva pi forte.
 Dunque, Fanny, spiegati, non farmi soffrire,  disse facendo uno sforzo.
 Pensa,  rispose Fanny fattasi pi calma,  in paese hanno rimarcato lammirazione che ha per te Edoardo, e infatti ti ammira molto; e avendo fatto comprendere a quei chiacchieroni chegli sarebbe stato felice di farti sua, gli hanno riferito che tuo padre avea detto delle cose offensive contro di noi ed ha dichiarato che non permetterebbe mai che tu entrassi nella nostra famiglia:  vero tutto ci, Renata? Parla, te no prego, toglimi da questincertezza.  vero?
La fanciulla si sentiva morire a quelle parole, capiva che forse era finita la sua grande felicit, che sera illusa e che il modo con cui avrebbe risposto poteva essere di grande importanza nella sua vita, perci cerc di sviare la questione e trov la forza di dire:
 Capisci che non pu esser vero; se non vi stimasse, mio padre non mi lascerebbe frequentare la vostra casa.
  quello che ho detto anchio,  rispose Fanny tutta contenta,  che vuoi? Edoardo  fuori di s, non se ne vuol persuadere, e dice che non si calmer se non avr una prova palese della falsit di quelle chiacchiere.
 Ma in che modo potr averla questa prova?  chiese Renata.
 Ecco,  soggiunse Fanny,  vuole chiedere la tua mano a tuo padre, e segli la rifiuta vuol sfidarlo a duello, vuole una riparazione; ma non agitarti, si calmer, io tho detto tutto; ma conosco Edoardo e colla stessa facilit che si mette in furore si calma, perch  buono; ma come ti ama, Renata! ne sono quasi gelosa, per sarei contenta che tu divenissi davvero mia sorella, come lo sei gi per elezione.
Renata con la testa bassa pensava e parea assorta a fare dei sogni fantastici sul tappeto, colla punta dellombrellino, poi alz i begli occhi mesti in faccia allamica e disse con un sospiro:
 Sarebbe un bel sogno, peccato che non si pu cambiare in realt.
 E perch, Renata? non lami mio fratello? Tuo padre non vuole?  dunque vero quanto si dice?
 Mio padre non centra per nulla, del resto nessuno gli ha espresso le intenzioni di tuo fratello, ma sono io che non posso accettare; non chiedermene la ragione perch non posso dirla,  un segreto che terr nascosto in fondo al cuore, ma  deciso, io non mi sposer mai.
 Povero mio fratello!  esclam Fanny,  non se ne dar pace.
 Ti prego di persuaderlo, che mio padre non centra per nulla,  soggiunse Renata con voce supplichevole.
 E non potresti parlargli tu stessa? Forse potrai convincerlo o meglio persuaderlo a rinunciare a te, quantunque credo sia difficili.
Renata croll il capo dicendo:
 Se credi, fallo venire, ma qualunque cosa avvenga promettimi che mi conserverai la tua amicizia; ne ho tanto bisogno in questo momento!
Fanny la baci in volto o glielo promise, poi and a chiamare il fratello.
Renata si sentiva morire allidea idea di vederlo, eppure non avrebbe potuto uscire da quella casa senza aver avuto con lui una spiegazione; in quel momento il suo animo era in preda ad una di quelle contraddizioni che certe volte turbano anche le persone pi ragionevoli, temeva e desiderava di vederlo, sentiva un bisogno prepotente di parlargli e non sapeva quello che gli avrebbe detto, e intanto continuava a fissare gli arabeschi intralciati del tappeto turco che aveva ai piedi e sentiva nel suo cervello un guazzabuglio didee, ancora pi intralciate e confuse.
Si scosse quando entr Edoardo, alz il capo e, come sempre quando si trovava alla presenza del giovane, la sua faccia parve illuminarsi dun sorriso.
Anche il giovane lo stese la mano sorridente dicendole:
 Avete acconsentito a vedermi, dunque posso sperare.
Renata scosse il capo sospirando con un gesto ed unespressione che non ammetteva nessuna speranza.
 Come!  esclam Edoardo,  ma Fanny non vha rivelato il mio amore? Non vi ha raccontato che dal primo momento che vho veduta.... Capisco che non avr detto abbastanza. Ma voi non ve ne siete accorta?
 S, me ne sono accorta ed ero felice davervi ispirato questo sentimento.
 Dunque?  chiese Edoardo accostandosi e prendendole la mano.
 Speravo di continuare sempre cos,  soggiunse Renata,  e che si potesse essere buoni amici; non era bella la vita che facevamo?
 S, ma non tale chio potessi contentarmi per molto tempo, appunto perch mi sento attratto verso di voi da una forza sovrumana, che vi voglio far mia, che voglio passare con voi tutta la vita; s, ve ne prego, acconsentite, vedrete, giuro di farvi felice, di adorarvi in ginocchio, dessere vostro schiavo, ma dite di s,  e continuava a susurrarle a bassa voce delle parole che scendevano come una musica nel cuore della fanciulla, ed essa ascoltava, affascinata dal suono di quella voce, si sentiva trasportata in regioni ideali, perdeva quasi la coscienza della realt, della sua situazione; ma ad un tratto si ricord di tutto, ebbe paura di tradirsi e disse:
  impossibile.
  forse vostro padre che non vuole?  qualche altro ostacolo che si frappone alla vostra felicit; purch mi siate alleata vinceremo tutto.
 Non  mio padre; ma non posso esser vostra.
 Voi mi amate; non negatelo, perch lo sento, sarebbe stato impossibile che sorgesse in me un amore simile se non fossi stato incoraggiato,  disse Edoardo con amarezza;  ma  il mio nome che non volete? non vi pare abbastanza degno, confessatelo e siate sincera.
 No, non  vero,  disse Renato, alzandosi;  non posso esser vostra e non sar mai di nessuno; ve lo giuro.
 E allora acconsentite ad esser mia,  disse il giovane avvicinandosi e prendendola per le mani,  ve ne supplico,  e quasi cadeva ai suoi piedi.
  impossibile,  impossibile,  mormor Renata,  lasciatemi.
 Non posso, siete cos bella! ho bisogno di voi come dellaria che respiro; vi prego, acconsentite, non fatemi morire.
Egli le si era avvicinato e teneva fissi gli occhi in quelli di lei quasi ipnotizzandola, le diceva parole interrotte chessa non comprendeva, tanto erano mormorate a bassa voce come in un soffio, ma che sentiva vibrare nel pi profondo del suo essere.
Essa era l, immobile, tremante, smorta, quasi paralizzata, avea limpressione di non esser pi padrona dei suoi pensieri, temeva che le sfuggissero quelle parole che voleva tener chiuso nel cuore, si sentiva dominata da una volont pi forte della sua, era fuori di s, avea la mente confusa, e quasi non avea pi coscienza del luogo dove si trovava. Ebbe timore di perdere i sensi e che la verit le sfuggisse dalle labbra; con uno sforzo sovrumano svincol le mani da quelle di Edoardo e corse ansante nella stanza attigua rifugiandosi fra le braccia di Fanny. Appena fu accanto allamica diede in uno scoppio di pianto, esclamando:
 Come sono infelice! come sono infelice!
Nello stesso tempo furono scosse da un rumore che sintese nella stanza appresso come di porcellana che andava in frantumi.
Renata impallid.
  Edoardo che sfoga la sua rabbia con qualche oggetto, non  nulla, fatti coraggio,  disse Fanny.
Renata si sollev riacquistando lusata fierezza.
 Addio,  disse allamica,  chiss quando ci rivedremo, sono molto infelice, ma ho bisogno che tu mi prometta di conservarmi, qualunque cosa avvenga, la tua amicizia.
 Te lo giuro,  disse Fanny che sentiva una gran compassione per quel dolore sincero.
 Unaltra preghiera,  disse Renata accennando alla sala da dove era uscita,  procura di consolarlo e fa che non pensi troppo male di me.
S dicendo usc; scese lo scale rapidamente, ed entr nella carrozza che lattendeva per condurla a casa.
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CAPITOLO 14.
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Quando Edoardo Sangalli vide dileguarsi la speranza di far sua la bella fanciulla che amava, ne prov tanto dolore e dispetto, da perderne quasi la ragione. Era la prima volta che trovava un ostacolo ai suoi desideri, che non vedeva tutto piegare alla sua volont. Sentiva che Renata lo amava, ma non avrebbe mai immaginato che la di lei vanit fosso pi grande dellamore, perch era certo che la vera causa del rifiuto non era n la mancanza di amore, di stima o di simpatia; ma bens il suo nome borghese e si ribellava a quellidea che gli facea sembrar frivola la mente di Renata, e sentiva una prepotente volont di vendicarsi e di veder chinare la fronte della superba fanciulla.
Egli volea mostrarle, che sarebbe stato capace di ottenere la mano di una fanciulla anche se non cos bella e ricca come lei, ma con nome altrettanto sonoro ed una fila dantenati altrettanto illustri o famosi.
I genitori vedendolo triste o fuori di s dal dolore lo consigliavano a intraprendere un lungo viaggio per distrarsi; ma egli non aveva in onore che un solo pensiero: vendicarsi della fanciulla che lavea fatto tanto soffrire.
Egli pensava al modo di poter riuscire nel suo intento; pass in rassegna tutte le ragazze da marito della citt, e ad un tratto alla sua mente apparve limmagine di Elisa Belfiore e si ferm appunto su quel nome. Quella doveva essere e non altre; se non aveva la bellezza maestosa e lo spirito di Renata, era forse pi interessante e pi seducente, colla pelle diafana, lo sguardo dolce e un certo languore in tutta la persona. Poi sera accorto della rivalit che esisteva fra le due cugine e sent che rivolgendosi ad Elisa la sua vendetta sarebbe stata pi completa.
Pens che il nome dei Belfiore valeva quello dei Landucci, e le cortesie ricevuta da quella famiglia, gli davano speranza di poter riuscire senza tanti ostacoli nel suo intento.
 Cos almeno, se non mi ha voluto per marito, mi avr per cugino,  disse fra s, e fu tutto contento della decisione presa.
Ora si trattava di fare un po di corte alla Belfiore, e di aver occasione di vederla spesso, intanto questa cosa avrebbe servito a distrarlo dal suo dolore ed era tanto di guadagnato.
Egli sapeva per prova quanto la sua arte facilitasse loccasione di trovarsi assieme alle signorine che gli piacevano e che desiderava veder spesso, cos non fece che pregare Elisa Belfiore di posare per un suo quadro, cosa che dalla fanciulla venne accolta con grande entusiasmo.
Aveva invidiato tanto Renata quando andava a posare per il giovane ed era contenta che fosse venuta anche la sua volta. Il quadro che voleva fare il Sangalli dovea rappresentare la Preghiera, e la figura pallida e snella dElisa si prestava meravigliosamente a raffigurare il suo soggetto, cio una signora tutta vestita di nero, prostrata davanti ad un crocefisso.
Quella faccia bianca, trasparente, con un velo nero di trina sopra i riccioli biondi e con unespressione di raccoglimento in tutta la persona, dovea risaltare in un angolo tranquillo, misterioso, riuscire uno di quei quadri che fanno pensare e restano impressi nellanima con linee dolci e soavi.
 Vedr, vedr, come riescir bene,  disse il Sangalli nel primo giorno che si prov a farla posare,  ma poi non si stancher?
 Non c pericolo!  un divertimento per me specialmente in una posa tanto comoda,  disse Elisa.
Cos cominciarono le visite quotidiane della Belfiore in casa Sangalli. La marchesa Emilia accompagnava sempre Elisa, ma mentre la fanciulla posava nello studio del pittore essa rimaneva in salotto a chiacchierare colla signora Emma e con Fanny, ed Edoardo aveva tutta lopportunit di esternare la propria ammirazione alla fanciulla e diniziare con lei una conversazione nella quale le frasi che diceva, facevano indovinare quelle che teneva chiuse nel cuore. Edoardo sera fitto in capo dinnamorare Elisa e ci si metteva con tutta la sua buona volont, era sempre grazioso, gentile, e col pennello in mano, colla modella davanti agli occhi, loccasione gli si presentava di dir quelle parole che fanno battere il cuore delle fanciulle. Elisa era in un momento psicologico in cui si sarebbe sentita disposta ad accogliere benevolmente le parole damore, anche se non fossero state pronunciate da un giovane tanto simpatico e compito. Avea veduta fidanzata Giulia Rinaldi e molte altre amiche pi giovani di lei, poi Renata, ammirata e corteggiata da tutti, ed essa sempre nellombra temeva di non dover esser mai ricercata da nessuno, e in quei momenti di scoraggiamento e di noia, le pareva di rivivere ascoltando le parole dammirazione del giovane, il quale ogni giorno si faccia pi coraggio e andava avanti, tanto che a mano mano che il quadro acquistava forma e colore, anche le sue frasi diventavano pi calde e pi espressive.
Non era il sentimento forte, potente che avea provato per Renata; n quellammirazione completa, quel desiderio ardente di passare tutta la vita accanto della bella fanciulla. Ma sentiva ogni giorno di pi farsi intensa la simpatia per Elisa, e quando essa era l a farle da modella vedendola cos compiacente a lasciarsi osservare, studiare da lui, con tanta grazia pronta ad ubbidirlo, subiva una specie di fascino, e gli pareva desserne innamorato sul serio; ma appena essa era uscita non ci pensava pi e alla sua mente ritornava continuamente limmagine di Renata, per quanto cercasse di scacciarla.
Ecco perch, quantunque fosse forte in lui il desiderio di vendicarsi della superba fanciulla, non sapeva risolversi a prendere una decisione riguardo ad Elisa, e rimandava sempre di giorno in giorno lidea di chiederla in sposa.
Ma cos non la pensava la marchesa Emilia, la quale seguiva con occhio materno il romanzetto che andava svolgendosi fra i due giovani e desiderava venir presto ad una conclusione. Quando trov che le cose erano andate abbastanza avanti, fece capire al giovane che le sue galanterie avevano montata la testa dElisa, la quale aveva perduta la pace, e gli metteva innanzi il dilemma o rinunciare a vederla o decidersi a chiederla in matrimonio, facendogli capire che non erano in America per poter continuare una flirtation con una fanciulla, per semplice divertimento.
Per Edoardo era un trionfo: non solo riusciva ad entrare in una famiglia patrizia; ma aveva la soddisfazione desserne cercato.
Rispose che non desiderava di meglio e una volta assicurato di non essere indifferente alla fanciulla, avrebbe pregato il padre di chiederne formalmente la mano.
La marchesa era contenta; la figlia avrebbe potuto finalmente possedere quelle ricchezze che erano state il sogno di tutta la sua vita; il marito non aveva altra volont che la sua; quanto ad Elisa, vedea realizzato uno dei suoi sogni pi belli; aveva indovinato lamore di sua cugina per Edoardo, e rapirglielo era per lei un trionfo inaspettato. Poi anchessa avrebbe potuto spendere, sfoggiare, divertirsi, e le pareva di rivivere allidea di abbandonare tutte le meschine economie alle quali era costretta in casa. Aveva troppo sofferto della sua povert blasonata, per non apprezzare la ricchezza. Non chiedeva nemmeno se lamore di Edoardo fosse veramente sentito e sincero, le bastava trovare uno sposo tanto ricco da appagare i desideri che aveva dovuto tener sepolti nel cuore fino a quel momento, di poter brillare ed essere qualche cosa nel mondo, e gi nella sua mente faceva i pi bei progetti per lavvenire.
In casa Sangalli invece non erano molto entusiasti di quel matrimonio. Fanny non lo vedeva volontieri perch essa si conservava sempre fedele a Renata; i genitori si rassegnarono perch, da quando gli era balenata quellidea, Edoardo era pi lieto e tranquillo. Il signor Sangalli diceva che Elisa era una bambolina, ma se giovava a ridare la calma allo spirito di Edoardo, non chiedeva di meglio.
Essi non vivevano che pei figli; vederli contenti era lo scopo della loro vita e pensavano sospirando al giorno in cui anche Fanny avrebbe avuto bisogno di altri affetti e sarebbero rimasti soli.
Essa diceva che era impossibile, che come fanciulla americana non sentiva bisogno di prender marito, ma essi crollando il capo le dicevano:
  il vostro destino di formarvi una famiglia, basta che riserbiate un posticino anche per noi, nel vostro cuore e nella vostra casa.
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CAPITOLO 15.
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Villa Grazia era situata sopra un poggio che dominava i vasti possedimenti del conte Landucci.
Era una villa di costruzione affatto moderna, spaziosa, con degli immensi finestroni che lasciavano entrare la luce a profusione a rallegrare e riscaldare gli ambienti ammobigliati con gusto squisito e con tutte le comodit richieste dal progresso dei tempi.
Renata si sentiva sempre aprire il cuore, quando andava in quella villa che aveva appartenuto alla sua mamma, dove trovava quella modernit e quella allegria che cercava invano nel suo grandioso palazzo triste e monotono.
Ogni volta che ritornava a Villa Grazia lo pareva di rivivere la sua vita anteriore, le ritornavano in mente le allegre scorrerie e i giuochi infantili, poi le passeggiate sotto ai viali assieme alla mamma quando vivea duna vita spensierata, cogliendo foglie, fiori, sfogliando volumi piacevoli e qualche volta divertendosi a gettare briciole di pane ai piccoli pesci dorati che guizzavano nel laghetto del giardino, oppure agli uccelletti che folleggiavano nella grande gabbia in mezzo al boschetto di lauri. Il conte vi si trovava bene perch era persuaso che quella vita tranquilla, regolata e laria aperta giovasse alla sua salute, poi era ossequiato da tutti quei contadini che gli rendevano omaggio, e quando dalla finestra vedeva la lunga distesa di campi che si confondevano nel lontano orizzonte, e pensava chegli era il padrone di tutti quei campi, che i casolari che biancheggiavano nel verde ospitavano una quantit di famiglie da lui dipendenti, che sue erano le mandre pascolanti nei prati, si sentiva cos orgoglioso e contento che gli pareva quasi di ringiovanire.
 Anche tu sei palliduccia e un po daria di campagna giover a tutti e due,  avea detto il conte Landucci mentre la carrozza li trasportava verso Villa Grazia.
 E perch non restiamo sempre in campagna?  chiese Renata.   cos bello e ci si sta tanto bene!
 Ti piace ora che  la buona stagione, ma linverno  troppo triste, non  da pensarci, mi pare che la mia salute ne soffrirebbe,  rispose il conte.
 Hai ragione, babbo, dopo la citt si gusta di pi la campagna, par di rinascere, mentre invece quando ci si rimane sempre non si apprezza pi tanto questi bei prati verdi e questaria libera e vivificante.
Essa sperava di aver lasciate le sue malinconie in citt, ma si sentiva ancora oppressa da una tristezza che non riusciva a spiegare, volea sorridere a quei campi inondati di sole e di fiori che saprivano ai raggi primaverili, ma avea gli occhi pieni di lagrime, e le pareva che il cuore le pesasse come fosse stato di pietra.
Sorrise tristamente ai coloni che vennero a salutarla al suo arrivo, rivide il giardino, i fiori, la sua camera con indifferenza e si convinse che nemmeno il cambiamento di luoghi e di persone riusciva a scacciar dalla sua mente il giovane Sangalli e gli avvenimenti degli ultimi giorni.
Aveva desiderato allontanarsi per non avere pi occasione di vederlo nemmeno alla sfuggita o per caso, ed ora il pensiero di esserne lontana lopprimeva.
Era un sentimento pi forte che non avrebbe creduto, quello che sentiva per Edoardo; in quel momento provava nel cuore come unimpressione, un presentimento, e le pareva impossibile che tutto fosso finito fra loro.
Voleva ad ogni costo dimenticare s stessa e vivere della vita degli altri; cos cominci fin dal primo giorno ad accompagnare il padre a cavallo o in carrozza a fare delle lunghe escursioni nei dintorni, poi andava in giro nelle case dei contadini interessandosi alle loro gioie e ai loro dolori e ascoltava pazientemente le chiacchiere di quelle donne che le raccontavano i pi piccoli incidenti della loro vita quotidiana e monotona. Essa prestava ascolto alla descrizione della malattia di un cavallo, della nascita dun vitello, sinteressava alla fillossera che insidiava le viti, alla volpe che aveva devastato il pollaio, e portava soccorsi agli ammalati, conforto agli afflitti.
Quei contadini la riguardavano come la provvidenza e dicevano sempre:
 Come  bella! pare la Madonna.  I bambini poi le correvano incontro e le baciavano la mano.
Ma finito il giro confortatore e ritirandosi nella sua camera, aveva bisogno di pensare ad Edoardo, e l, seduta davanti alla finestra, cogli occhi fissi nel zampillo della fontana del giardino, che col suo rumore monotono solleticava lorecchio come una carezza, essa evocava le ore deliziose passate in casa Sangalli.
Pensava al tempo in cui andava a posare per il quadro, alle parole che le avea detto il giovane, a tante cose insignificanti che le si erano scolpite nella mente in modo incancellabile, ricordava ogni pi piccola cosa: il modo delicato con cui il giovine le accomodava sulla fronte una ciocca di capelli capricciosi oppure le pieghe della veste, o la fatica per mettere bene a posto la sua mano destra, quante volte avea sentito su quella mano la sensazione duna carezza che le aveva fatto passare come una corrente elettrica in tutta la persona! e le piacevoli conversazioni alle quali prendeva parte anche Fanny! e i discorsi sulla vita americana, e su tanti argomenti anche meschini che in quellambiente con quelle persone acquistavano un immenso interesse.
A tutto questo pensava e ripensava guardando il cielo azzurro e i campi infiniti, i fiori del giardino, il zampillo della fontana, senza veder nulla, altro che dentro di s riprodotta esattamente, fotograficamente la camera elegante ed artistica dun ricco signore, mentre egli dipingeva due fanciulle che abbracciate servivano da modelli. Evocava e rievocava sempre quella scena, e cos passava le ore deliziose, come in un bel sogno, tanto che la vecchia Maddalena doveva chiamarla replicatamente per lora del pranzo, e qualche volta era costretta di scuoterla come se fosse addormentata. Durante il pranzo rispondeva distrattamente al padre, ma poi a poco a poco ritornava alla realt della vita quando venivano il curato e il dottore a far la partita col conte, oppure semplicemente un po di chiacchiere; il conte preoccupato della sua salute si compiaceva di avere nel dottore un attento ascoltatore e un consigliere efficace, lo voleva sempre presso di s, persuaso che finch fosse l presente egli non avrebbe avuto da temere nulla, e poi diceva sempre che soltanto in campagna si possono avere i medici a propria disposizione, ed egli, per averne uno buono, si era assunto di compensarlo in gran parte a proprie spose.
Renata per tutta la sera si dedicava interamente al padre ed agli ospiti, ma era impaziente di ritornare nella sua camera silenziosa e solitaria ad evocare le memorie liete e vivere nel tempo passato.
In una delle sue sedute in casa Sangalli essa aveva portato con s la fotografia unita di Fanny ed Edoardo, e quella fotografia rassomigliantissima lavea portata a Villa Grazia, ed era stata molto incerta sul posto da assegnarle. Prima lavea posta nel salotto, ma non le piaceva fosse esposta alla vista di tutti in mezzo alle fotografie degli indifferenti, poi lavea collocata in camera accanto a quella della sua mamma, ma nemmeno quel posto era di suo aggradimento perch le pareva una distrazione che la distogliesse dal pensiero della sua mamma. Finalmente decise di metterla nel cassetto del suo scrittoio, ma ogni volta che si sedeva l davanti alla finestra il suo primo pensiero era di aprire il cassetto e contemplare la fotografia che le ricordava uno dei suoi giorni pi belli.
Quando poi vedeva il suo vestito azzurro grigio, quello che piaceva tanto ad Edoardo, il cuore le dava un balzo, sentiva quasi un senso di soffocazione e pensava ancora a tutti i momenti felici che aveva passati con quel vestito, lo guardava con una specie di superstizione, le pareva che indossandolo le dovesse capitare qualche avvenimento lieto, poi, adoperandolo, le faceva leffetto di profanarlo, voleva tenerlo come un ricordo e una reliquia, e pensava che quando fosse vecchia e rinunciasse al mondo, come in quel momento aveva rinunciato allamore, forse rammentandole quei giorni felici proverebbe una specie di conforto. Cos passavano le giornate sempre uguali, e trovava nella sua vita una rassomiglianza colle piante che crescevano nel giardino, che vivevano senza uno scopo, ma perch la terra dava i suoi succhi alle radici e il sole il calore e la luce.
Sera formata una legge di non vivere che per suo padre dimenticando s stessa, soltanto aveva un solo grande desiderio, quello di aver notizie di Fanny. Credeva daver rinunciato ad Edoardo, ma non voleva rinunciare allamica, alla quale avea mandato al momento della partenza un viglietto con un saluto e il suo nuovo indirizzo.
In quella rinuncia al suo amore e in quellabbandono di tutte le cose pi care sentiva un prepotente bisogno di sentirsi ancora unita con quel debole filo alla famiglia Sangalli, e sperava che la sua amica non lavrebbe dimenticata.
Ogni giorno riceveva un mucchio di lettere che apriva distrattamente e leggeva senza entusiasmo. Infatti non potevano interessarle molto le lunghe lettere di Giulia Rinaldi che le parlava della sua felicit di poter presto presto essere la moglie del capitano Guidi, e poi del corredo, dei progetti pel viaggio di nozze, del dispetto delle sorelle e di tante altre cose poco interessanti.
E nemmeno si sentiva la voglia di decifrare certe lettere misteriose che riceveva dalla cugina Elisa, nelle quali le faceva presentire un avvenimento che avrebbe dovuto recarle sorpresa, e non si commoveva neppure a quello del cugino Corrado, che sempre galante le diceva di annoiarsi, dopo che essa era partita per la campagna e le prometteva presto una visita per riscaldarsi al raggio dei suoi begli occhi.
 Sciocco!  diceva al ricevero simili lettere, e spesso le gettava nel cestino dopo averle trascorse in fretta. Un giorno trov sul suo tavolino, una lettera colla soprascritta chiara, dun bel carattere inglese che la fece trasalire; riconobbe la mano di Fanny e dopo averla tanto aspettata e desiderata, ora che laveva l davanti agli occhi, non aveva il coraggio daprirla.
Quella non era una lettera indifferente, di quelle che lasciano il tempo che trovano, ma, venendo dalla sua amica, tutto avrebbe acquistato interesse ai suoi occhi e provava lansiet dellattesa, pur sapendo che dipendeva da lei di farla cessare, e intanto assaporava in anticipazione il piacere di leggere le parole della sua amica pur temendo che le suscitassero la tempesta nel cuore.
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CAPITOLO 16.
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Finalmente si decise e presa da un prepotente bisogno di sapere, aperse rapidamente la lettera e lesse le seguenti parole:
"Amica mia,
"Non credere che tabbia: dimenticata, anzi non ho mai pensato a te come in questo tempo in cui sento tanto la tua mancanza.
"Per mostrarti che sono sincera, questa lettera preceder di pochi giorni una mia visita, perch sono impaziente di rivederti.
"Fortunatamente, quantunque italiani nel cuore, abbiamo vissuto troppo tempo nella libera America per non averne adottato i costumi molto pi comodi e razionali, in casa abbiamo tutti assoluta indipendenza di andare, venire e scegliere le nostre conoscenze ed amicizie; cos potr venir sola a passare con te buona parte della giornata senza render conto a nessuno.
"Poi i miei genitori non ti serbano rancore, solo sono risentiti per la tristezza che prov Edoardo per causa tua, ma credo che ora passer ben presto.
"Io sola, conoscendo il tuo cuore, ti ho reso giustizia.
"Ho capito che una fatalit che ignoro, un mistero che non hai voluto o potuto confidarmi, ti ha impedito tuo malgrado di appagare il desiderio di mio fratello e forse tu stessa ne soffri e mi par di vedere i tuoi begli occhi interrogarmi sul suo conto, perch, confessalo alla tua amica, un po daffetto lo sentivi per lui in fondo al cuore, non  vero?
"Non ti recher dispiacere nel dirti chegli cerca di consolarsi?
"Egli  stato un po guastato, sempre avvezzo di veder tutto piegare alla sua volont, non soffre opposizione e non si rassegna a soffrire, ma vuol cercare nuove distrazioni, nuovi pensieri che gli facciano dimenticare i suoi dolori.
 "Ha sofferto molto pel tuo rifiuto! Come ti amava!  stato parecchi giorni dun umore insopportabile con grande inquietudine del babbo e della mamma; poi prese una risoluzione e cominci a dipingere con entusiasmo e a rivolgersi ad altre signorine che non ti nomino, affinch posassero per i suoi quadri.
" il vero sistema quando vuol fare un po di dimestichezza con qualche signorina che gli  simpatica.
"Io gli lessi nel pensiero che vuol vendicarsi di te facendo un altro matrimonio.
"Ma sar poi felice? lamore che cerca di scacciare non si ridester pi gagliardo quando sar gi legato ad unaltra?
"Perch non ha la pazienza daspettare? Se sapessi come temo per lui, per la sua felicit!
"Come rimpiango che tu non abbia potuto accettare e diventar mia sorella di fatto, come lo sei gi delezione!
"Il tuo verdetto  proprio irrevocabile? Se tu fossi pentita, ancora ci sarebbe tempo di aggiustar tutto.
"Se tu potessi darmi questa speranza come sarei contenta! In ogni modo affidati alla mia amicizia che questa non ti tradir mai.
"Fanny.
Renata lesse e rilesse quella lettera e una cosa sola le apparve chiara come la luce del sole.
Edoardo voleva dimenticarla e forse laveva gi dimenticata. Essa pensava alla diversit che correva fra il loro amore, essa che gli avea dato tutta lanima, che lo evocava continuamente al pensiero, e voleva ricordarlo sempre, per tutta la vita; essa, che, pur non potendo appartenergli, avea giurato a s stessa di non essere mai daltri e daver per lui il culto che si ha per un amante morto che non si dimentica pi, si ribellava al pensiero di vederlo sposo ad unaltra e soffriva come se qualcuno fosse venuto a dilaniarle il cuore.
Ella aveva un presentimento che laltra fosse sua cugina; era Elisa che posava per il suo nuovo quadro, si era presa la premura di farglielo sapere e non rimaneva alcun dubbio.
Soffriva, ma sentiva che quel dolore le era benefico, il giovine le pareva diminuito dalla sua volubilit, lidolo scendeva dal piedestallo, e non volea pensarci pi e dedicarsi tutta al padre.
Il dovere di vivere per lui, di rendergli la vita facile e lieta, si presentava alla sua mente come lo scopo dellesistenza, volea formarne un ideale nel quale potesse ancora trovare una consolazione che laltro, quello dellamore, le avea negato.
Il giorno che Fanny scese da un elegante equipaggio davanti al cancello del giardino, si sentiva gi forte e corse incontro allamica tutta sorridente.
Dopo averla fatta riposare per qualche minuto nel salotto la prese sotto braccio e la condusse a girare per la villa scegliendo per lei le rose pi fiorite, i fiori pi rari e pi odorosi.
 Spogli il tuo giardino,  le disse Fanny.
 Non importa, di fiori ve ne sono sempre tutti i giorni, anzi pi se ne colgono e pi vengono belli, prendi, prendi.  E, strappando i rami vermigli, le cardenie candide e morbide, poi i rami di gelsomini, li porgeva allamica.
Traversarono il boschetto scuro, ombroso, e, trovato un sedile presso ad una radura che scopriva un bellissimo paesaggio, si misero a sedere per riposarsi.
 Dimmi, non c speranza?  disse ad un tratto Fanny.
  impossibile,  rispose Renata crollando il capo, poi fissando lamica negli occhi soggiunse:  Dunque ora tocca ad Elisa, a che punto sono?
 Come! lo sai?
 Lho immaginato, ma dimmi: e le fa la corte,  innamorato?
Fanny fece la faccia mesta e disse:
 Povero Edoardo! sillude, crede di amarla, vuole distrarsi, e quello che  peggio vuol far in fretta, purch non si penta quando sar troppo tardi.
Renata sospir.
 Un po di rimorso devi averlo,  disse Fanny.
 Non dir cos,  soggiunse Renata,  non vedi come soffro? credi, se avessi potuto sposarlo, non mi sarei fatta pregare, anche amandolo poco lo avrei fatto per lui, per vederlo contento e invece lamavo tanto!
 Ed ora?
 Ora cerco di non pensarci pi,  disse Renata alzandosi,  gli auguro dessere felice, glielo dirai, non  vero? Elisa sar contenta, non minvidier pi.
Fanny aveva le lagrime agli occhi e compiangeva il fratello, e lamica sua che soffriva tanto, poi aveva in cuore un presentimento che Edoardo non sarebbe felice con Elisa.
Ma Renato volle interrompere quella conversazione che volgeva troppo alla tristezza e propose a Fanny di mostrarle un laghetto che si vedeva ai piedi di quel poggio.
 Fa bene una gita in barchetta e remeremo noi, finch preparano la colazione.
Fanny voleva ritornare in citt, ma Renata non volle assolutamente.
 Sei nelle mie mani e non ti lascio ritornare a casa che per lora del pranzo, e se non ho coraggio di farti venir qui per qualche giorno,  perch faccio una vita molto triste e monotona.
Fanny affermava che quella vita tranquilla era il suo ideale, ma la indipendenza che le lasciavano i suoi genitori si limitava a lasciarla libera soltanto nelle ore della giornata; la sera dovea ritornare allovile.
Dopo quel giorno, Fanny ritorn spesso a Villa Grazia e quelle visite erano come sprazzi di luce nella vita tenebrosa di Renata.
Un giorno si vide capitare i Belfiore colla faccia raggiante ed Elisa sorridente, con un elegante vestito primaverile.
Si vedeva che avevano delle novit da raccontare, ma non osavano, non sapevano in che modo incominciare, finalmente la marchesa Emilia si fece coraggio e disse al fratello:
 Non avr certo la tua approvazione, ma sono venuta ad annunciarti che abbiano combinato il matrimonio fra la nostra Elisa e il signor Sangalli.
 Da te mi aspettavo questo ed altro,  rispose il conte;  del resto ognuno  padrone di fare quello che vuole a casa sua e dei suoi figli; io piuttosto di dare Renata al primo venuto lavrei voluta veder morta.
 Prima di tutto, Edoardo non  il primo venuto,  disse la Belfiore,  ho chiesto informazioni e sono state tutto favorevoli, il padre ingegnere fece molti denari lavorando assiduamente e trovando delle miniere di petrolio.
 Capirai che il petrolio non ha un profumo molto aggradevole,  interruppe il conte.
 Lasciamo gli scherzi,  disse la marchesa,  perch si tratta di cose serie, e, lasciando da parte anche il petrolio, Edoardo  un giovane compito, intelligente, daspetto simpatico e direi quasi affascinante.
 Padronissima di sprezzare le nostre tradizioni e di permettere a tua figlia dincanagliarsi, io le auguro tutte le felicit, ma non avrai mai la mia approvazione.
La marchesa Emilia diceva che suo fratello aveva idee antiquate, infine essa pensava alla felicit di sua figlia, aveva idee moderne e appunto per migliorare la loro razza in decadenza bisognava uscire dal loro circolo ristretto.
 Se tutti la pensassero come te,  soggiunse,  in poco tempo coi nostri nomi sonori si finirebbe nella miseria deboli, malati e sfiniti, perch,  inutile illudersi, se non si mette sangue nuovo nelle nostre vene e nuovo oro nelle nostre casse si cammina a gran passo verso la rovina.
Essa era contenta della decisione presa, e voleva persuadere gli altri che avea agito da buona madre e da donna previdente e superiore ai pregiudizi dei suoi antenati.
Renata, per quanto aspettasse quella notizia, ne risent come un colpo al cuore e dovette fare uno sforzo per rallegrarsi colla cugina del lieto annunzio.
Elisa era trionfante. Che cosa le importava dun titolo che non le avea dato nessun conforto, anzi quando viaggiavano dovevano ometterlo, perch, in grazia sua, le note degli albergatori e dei negozianti erano raddoppiate? Essa aveva sognato spesso una vita splendida, allegra, al fianco di un giovine simpatico, intelligente, e i suoi sogni si trasformavano in realt, la gioia la rendeva eloquente, le sue guance di solito pallide si tingevano dun bel colore di rosa e i suoi occhi spenti mandavano fiamme, mentre si animava nel discorso, enumerando tutte le belle qualit del suo fidanzato e le amorevoli premure di cui la circondava.
Quei discorsi erano un supplizio per Renata, e pi ancora la turbava lidea di dover rivedere Edoardo che i Belfiore dovevano condurre fra pochi giorni e presentarlo al conte, come nuovo nipote. Tutto le chiacchiere della zia e della cugina le facevano leffetto di una musica stonata che le straziasse le orecchie, e quando se ne furono andate diede un sospirone di sollievo. Per quanto si facesse forza si sentiva infelice, e le lagrime chessa volea ricacciare a tutta forza le spuntavano suo malgrado sugli occhi e non pot trovar sollievo che nel silenzio della notte e nella solitudine quando pot soffocare lacerbo dolore.
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CAPITOLO 17.
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Renata allidea di rivedere Edoardo si sentiva morire, avrebbe voluto quel giorno accusare una forte emicrania per non uscire dalla sua camera, poi lidea di lasciar solo il conte a far gli onori di casa, le fece rinunciare a questo progetto; se ne stava ore ed ore perplessa non sapendo risolversi a prendere una decisione. Quando giunse la lettera che annunciava larrivo dei fidanzati, si decise di rivederli, pensando che una volta o laltra avrebbe dovuto incontrarsi col nuovo cugino. Fece tutta la mattina uno studio per non far scorgere i sentimenti che le tumultuavano nel cuore e per non tradirsi. Infatti quando arrivarono essa and ad incontrarli calma, tranquilla, col sorriso sulle labbra. Il suo cuore batteva fortemente quando la zia Emilia e Elisa labbracciarono, specialmente quando Edoardo le strinse la mano facendole un inchino; ma la sua faccia rimase impassibile e parl con voce ferma e sicura mentre tutti assieme salivano la scalinata della villa. Essa era contenta daver imparato fin da piccina ad esser padrona di s e a non lasciar scorgere i propri pensieri.
Edoardo quando avea saputo da Elisa che dovevano andar a fare una visita ai Landucci, allidea di riveder Renata, non avea provato nessuna esitazione, anzi piuttosto un senso di piacere sperando infliggere una sofferenza alla fanciulla che lavea fatto tanto soffrire, ma quando fu l alla sua presenza si trov confuso ed impacciato.
Il conte Landucci accolse collusata cordialit il fidanzato della nipote, poi si mise a parlare colla sorella e il cognato, i quali gli raccontarono tante belle cose risguardanti gli sposi e narrarono che i Sangalli cedevano loro il palazzo Lucchini, avendo intenzione di passare linverno a Roma dopo aver girato la Svizzera nellestate.
Edoardo si occupava molto di Elisa, ma pareva che lo facesse pi per proposito fatto, che spontaneamente; non lavrebbe immaginato, ma l sotto agli sguardi di Renata gli pareva di perdere la testa e seguiva la sua fidanzata come un cagnolino, le parlava distrattamente, quasi pensasse a qualche altra cosa.
Elisa era inebbriata del suo trionfo e parlava, rideva, girava di qua e di l, come persona irrequieta, ora mostrava dal balcone il bel quadro che si stendeva davanti agli occhi, ora sattaccava al braccio di Renata e le raccontava a bassa voce le gentilezze del fidanzato o qualche lieto progetto per lavvenire.
Dopo la colazione si sparpagliarono tutti per il giardino, gli uomini passeggiando e fumando, le signore a raccogliere fiori. Ad un certo punto il marchese di Belfiore e il conte Landucci si fermarono, accalorati in una discussione di politica.
Elisa, che si era dato uno strappo al vestito, si accost alla madre per farselo accomodare con uno spillo, di modo che Renata ed Edoardo si trovarono per caso vicini e ad una certa distanza dagli altri.
La fanciulla fece un movimento per raggiungere il resto della comitiva.
 Avete paura?  chiese Edoardo.
Renata si ferm, fiss il giovine negli occhi e rispose:
 Io, paura! vi pare?
 Spero che saremo sempre buoni amici,  riprese il giovine,  se non ho potuto esser unito a voi con pi stretti legami, ho voluto almeno far parte della vostra famiglia, ve ne rincresce?
 No, tuttaltro, anzi ne sono contenta e mi fa piacere vedervi consolato tanto presto.
 Dovevo uccidermi?
 Dio mio! avrei avuto troppo rimorso,  molto meglio cos,  rispose un po ironicamente,  e vi auguro tutte le felicit che desiderate.
 Siete crudele.
Elisa, appena accomodato il vestito, savvi per raggiungere la cugina e scorgendola sola con Edoardo, una vampa di rossore le imporpor il viso, a passi affrettati li raggiunse, sattacc impetuosamente al braccio del fidanzato lanciando a Renata uno sguardo molto espressivo.
Renata a tale atto si trov un po sorpresa, ma con indifferenza le disse:
 Oh! non aver paura, non c pericolo che te lo rubi il tuo fidanzato.
S dicendo saccost ad un cespuglio di fiori fermandosi a coglierli per troncare una conversazione che le dava noia.
 Sicuro, bisogna rinunciare a quello che non si pu avere,  disse Elisa ad Edoardo.
 Sei cattiva ed ingiusta,  le rispose egli con un po di irritazione nella voce.
Era la prima volta che le parlava in quel modo ed Elisa lo guard in viso un po sorpresa.
Edoardo per troncare tale battibecco disse:   gi tardi, sarebbe meglio far attaccare e andar a casa.
Renata, mentre coglieva fiori, aveva udito tutto, e quando le passarono accanto, diede loro unocchiata crollando il capo come volesse dire:  Mi fate piet!
Edoardo cerc di nuovo loccasione per trovarsi vicino a Renata nella speranza di modificare limpressione dellultimo discorso, ma Elisa aveva fretta di andarsene, e mentre non abbandonava il fidanzato volgeva lo sguardo per vedere se annunciassero la carrozza; la marchesa Emilia insisteva, volendo che suo fratello le promettesse di assistere assieme a Renata al matrimonio della figlia.
 Vedremo,  diceva il conte,  far il possibile, ma colla mia salute malferma non posso prometter nulla.
 Tu sei il mio unico fratello, non devi mancare. Renata, ricordati che t aspettiamo,  andava dicendo mentre era giunta la carrozza e si disponevano a partire.
 Addio, a rivederci presto,  ripeteva la marchesa,  siamo intesi, vi aspettiamo.
Elisa, contenta di andarsene e dimenticando la scena passata, baci Renata.
Edoardo si conged cortesemente dal conte, e di fronte a Renata, non trovando parole, si lev il cappello rispettosamente facendo un inchino.
Egli era malcontento di s e della gita, aveva creduto di umiliare Renata e nera stato umiliato; e intanto chegli si rodeva dalla rabbia, essa era l altera e sorridente, ritta sulla soglia, avvolta nel chiarore dorato del tramonto, che li salutava, mentre la carrozza scompariva sotto lombroso viale; ma col cuore tranquillo di non essersi tradita e daver saputo tanto bene dissimulare la commozione che sentiva ancora di provare alla di lui presenza.
Era una cosa che lirritava e la rendeva triste perch si accorgeva, malgrado egli mostrasse di non curarsi di lei, che essa lo amava ancora e comprendeva che per viver tranquilla aveva bisogno di vedere Edoardo il meno possibile o almeno di lasciar trascorrere molto tempo prima di rivederlo.
Essa si ribellava allidea di assistere al matrimonio, eppure suo padre lavea promesso; quantunque non approvasse la scelta della nipote, egli non volea mancare senza una grave ragione in una simile circostanza per non dar argomento ai soliti commenti degli amici poco benevoli.
 Faremo una corsa in citt,  avea detto a Renata,  poi ritorneremo subito a Villa Grazia.
A tale affermazione essa avea chinato il capo, senza proferir parola, pensando in cuor suo al supplizio che avrebbe dovuto subire nellassistere a quella festa.
La celebrazione del matrimonio, organizzato con gran solennit dalle due parti, era fissata per la fine di maggio.
Il sogno di Elisa sera realizzato, ed ora desiderava ardentemente che Renata avesse ad ammirare il suo corredo, i doni che continuamente le offriva Edoardo. Della gita fatta a Villa Grazia non era rimasta troppo soddisfatta, voleva avere una rivincita, ma col tempo, e una volta celebrate le nozze le pareva che il suo animo sarebbe stato pi sicuro riguardo alla simpatia che Edoardo avea sempre mostrato per Renata.
Frattanto quel giorno della visita gli avea fatto comprendere, con quella piccola scena, che avrebbe tutto osservato e per tutto il giorno rimase un po imbronciata; ma erano piccole nubi che poi facevano risplendere pi fulgido il sole della loro felicit.
Anche Edoardo, della visita a Villa Grazia, non avea conservato un grato ricordo e non parlava di ritornarvi; il suo pensiero era fisso nel voler dimenticare Renata e si dedicava con maggior premura ad Elisa, che si faceva ogni giorno pi bella, ravvivata dal raggio di una felicit, che non aveva mai osato sperare.
Essa che aveva un gusto innato per le cose belle e costose, listinto del lusso, ed era vissuta per tanto tempo in mezzo a infinite privazioni, le parea di rivivere nel poter finalmente appagare tutti i suoi desiderii. Per lei era terminato il supplizio di far una quantit di calcoli prima di comperarsi un nuovo vestito, oppure studiare delle nuove combinazioni per aggiustare quelli passati di moda, e quando passava davanti alle botteghe dei gioiellieri non si sentiva pi straziare il cuore nel vedere lo scintillo dei diamanti e il candore latteo delle perle orientali, domandandosi se sarebbe mai riuscita a possederne. Ormai sicura del suo avvenire riandava colla mente al tempo passato, quando aveva il dolore di veder vendere nascostamente parecchi oggetti preziosi, reliquie di famiglia, appartenenti a suoi antenati.
Erano giorni tristi in cui tutti si guardavano in faccia sospirando, e il marchese diceva se non sarebbe meglio vendere i cavalli che mangiano tutti i giorni.
Ma la marchesa Emilia era inesorabile, avea le sue idee e su quelle non voleva transigere.
Diceva che bisognava conservare lapparenza per amore dei figli, si poteva mangiare cibi semplici, perch nessuno guardava quello che si aveva nello stomaco, come nessuno andava a guardare negli scrigni, ma lapparenza bisognava conservarla, almeno finch i figliuoli avessero fatto un buon matrimonio.
Riguardo ad Elisa, era riuscita, e si consolava di non aver potuto realizzare il suo sogno e combinare un matrimonio fra Edoardo1 e Renata pensando che al mondo ci sarebbero state parecchie ricche ereditiere contente di diventare marchese di Belfiore.
Intanto invece di uscirne entravano in casa i gioielli a profusione, le ricche stoffe e le trine preziose.
Madre e figlia passavano una gran parte della giornata ad aprire gli astucci, a farne uscire i gioielli, che mandavano raggi abbaglianti di luce, e combinare colle sarte degli abbigliamenti degni di vestire una regina.
Elisa si adornava di gemme davanti allo specchio e la sua fisonomia un po languida e smorta acquistava da quegli adornamenti nuove splendore.
 Come stanno bene le cose belle!  diceva alla madre tutta contenta.
 Non ci sono che i diamanti per illuminare la faccia di una signora,  rispondeva la madre,  io me nintendo; ne ho portati di diamanti ai miei tempi.
 E ne porterai ancora, qui ce n anche per te,  diceva Elisa, e metteva le mani nei cofanetti estraendo dei mucchi di gioielli.
E non contenta di contemplare da sola quelle ricchezze le mostrava ai conoscenti, agli amici, e tutta la citt soccupava degli splendidi doni di Edoardo Sangalli alla sua fidanzata, esagerandoli.
Narravano di diademi, del valore di centomila lire; di collane che costavano milioni, e poi delle guernizioni da vestiti di trine e di tante altre cose ricche e preziose.
Dalle case aristocratiche questi discorsi passavano a quelle borghesi, trovavano eco fra il popolo, il quale diceva che i Belfiore avevano trovato lAmerica, e tutti i fornitori che prima non si curavano di offrire i loro servigi ai marchesi, perch spendevano poco e trascinavano degli anni le note prima di pagarle, ora erano tutti intorno a loro ad offrire la loro merce.
I Belfiore volevano fare il matrimonio con grande solennit, alla sera una splendida festa e il giorno appresso una colazione di cinquanta persone almeno; essi erano contenti e desideravano far divertire i loro concittadini, poi vi doveva essere esposizione dei regali, una vera festa per gli occhi di tutta quella gente curiosa. In quei giorni si parlava anche dun altro matrimonio nellalta societ, quello di Giulia Rinaldi col capitano Guidi, ma rimaneva eclissato dal primo, anzi i due giovani sposi erano tanto felici che non volevano n feste, n baldorie, la festa lavevano nel cuore, non avevano bisogno di manifestazioni esteriori, il loro progetto era di sposarsi vestiti da viaggio, partire senza salutar nessuno e andare in mezzo ai monti o in riva ad un lago a nascondere la loro felicit.
La baronessa era molto contenta di quei desiderii modesti; aveva quattro figliuole, non voleva stabilire precedenti costosi, e sperava che dopo un simile esempio nemmeno le altre figlie avrebbero chiesto di pi.
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CAPITOLO 18.
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Leco degli splendidi preparativi per il matrimonio di Elisa giungevano fino a Villa Grazia, e Renata si sentiva stringer il cuore allidea di dover assistere ad una festa che per lei era un vero supplizio.
Dalla visita che gli sposi le avevano fatta, sera accorta che il suo amore per Edoardo non era ancor spento, ma soffocato nel profondo del cuore, pronto a ridestarsi alla prima occasione. Sentiva che per la sua pace avea bisogno di non riveder pi quel giovane che le suscitava nellanima tanta tempesta. Eppure suo padre avea dichiarato che non potevano mancare, senza una grave ragione; per quanto quel matrimonio poco gli garbasse, non voleva far chiacchierare la gente che avrebbe attribuita la loro assenza a cause non vere, e Renata dovette rassegnarsi ai voleri del padre.
Essa era un carattere forte, e lidea del dovere la sosteneva in quei giorni per lei di dura prova in cui il suo cuore sanguinava. Cos sera occupata di ordinare gli abbigliamenti per assistere alla cerimonia, sera fatta mandare una quantit di gioielli per sceglierne uno da regalare alla sposa, e continuava la sua vita monotona, rallegrata soltanto da qualche breve visita di Fanny.
Mancavano pochi giorni al matrimonio dElisa, il conte era andato a fare la consueta visita alle fattorie e Renata era rimasta a casa come sempre. Triste e pensierosa, teneva in mano un ricamo; ma il suo pensiero era molto lontano di l; quando fu scossa da un insolito rumore di voci sommesse e di bisbigli che salivano fino a lei nel silenzio della campagna. Macchinalmente depose il lavoro e saffacci alla finestra, lo spettacolo che si present alla sua vista le agghiacci il sangue e sent un sudore freddo trascorrerle tutto il corpo.
Quattro uomini portavano su una barella improvvisata il conte svenuto, e una moltitudine di contadini e contadine faceva seguito.
Renata corse subito incontro al padre e sua prima cura fu di adagiare il conte su un letto, e, quantunque la rassicurassero che non era nulla di grave, mand tosto a chiamare il medico.
Era un semplice svenimento, ma forse foriero di pi serii guai; il cuore non funzionava troppo bene e la malattia che gli aveva logorato lorganismo quasi insensibilmente da tanti anni, era scoppiata tutta a un tratto, formidabile. Il dottore non tolse a Renata ogni speranza, ma non le nascose la gravit del male. Aiutato dalla fanciulla, si diede molto da fare intorno al malato, e a furia di senapismi e di eccitanti riattiv la circolazione del sangue, ma quando il conte aperse gli occhi e cominci a dar qualche segno di vita i suoi occhi parevano vitrei e il respiro gli usciva dal petto con tanto affanno, che faceva pena a vederlo.
Il dottore voleva che Renata si ritirasse, ma essa disse che il suo posto era l e non si sarebbe mossa da quella camera nemmeno a pregarla in ginocchio. Passato il primo sgomento, essa stette calma, attenta alle prescrizioni del medico, dava gli ordini ai domestici di andare alla farmacia a prendere le medicine occorrenti; poi volle mandare in citt a chiamare un altro dottore per fare un consulto.
Bench lammalato non potesse ancora parlare, pure pareva che sandasse calmando, e allaffanno del respiro, allagitazione di quel corpo in cui la macchina non funzionava bene, subentrava una specie di torpore che avea tutta lapparenza del sonno.
Renata rest immobile, interrogando di tratto in tratto collo sguardo il dottore e pregandolo di rimanere e non abbandonarla.
Verso sera lammalato aperse gli occhi e mormor qualche frase interrotta.
 Va meglio,  disse il dottore, e ordin di tenerlo col capo sollevato sopra i guanciali e di dargli ogni tanto una pozione fatta per rianimarlo, poi stabil un servizio di due domestici per la notte collordine di chiamarlo se avvenisse qualche cosa di nuovo. Renata volle rimanere alzata, vegliando, e si sedette accanto al letto intenta ad osservare la faccia pallida dellammalato collorecchio attento al respiro ancora affannoso. Oramai il mondo esterno era come non esistesse, la sua attenzione era concentrata in quella camera, come i suoi sguardi su quel letto.
Di tratto in tratto lammalato sagitava, ed essa gli dava da bere la pozione ordinata dal dottore, gli accomodava i guanciali lentamente per non farlo soffrire.
Verso la mattina incominci a lagnarsi e lufficio di Renata divenne pi penoso.
Egli soffriva e sirritava di soffrire, e se Renata gli savvicinava per calmarlo, la scacciava con modi bruschi.
Quando venne il dottore per il consulto, lammalato era ritornato in s, ma i due medici, dopo averlo bene visitato ed ascoltato ed esser stati pi dunora a scambiarsi le loro idee, conclusero che la malattia era molto grave e lasciava poca speranza.
Allora incominci per Renata una lotta terribile contro la malattia e contro i capricci del padre, che non voleva piegarsi alle prescrizioni dei medici, era insofferente al dolore, e di cattivissimo umore. Ad aggravare il male aveva delle allucinazioni, credeva lo avvelenassero, lo uccidessero e spesso rifiutava le medicine dicendo che volevano farlo morire.
La povera fanciulla era l sempre, senza prender mai un minuto di riposo, combattuta fra la speranza e il timore, ad assistere allo strazio di quel malato che si ribellava al male e ai rimedii, che voleva alzarsi e gridava di non voler morire.
La notizia della malattia del conte Landucci arriv in citt, mentre i Belfiore stavano facendo i preparativi, per le nozze. Era un vero contrattempo che li teneva incerti e li metteva di cattivo umore.
La marchesa Emilia si sfogava mandando dispacci a Villa Grazia nella speranza che arrivassero notizie migliori, ma erano sempre uguali e ripetevano la gravit dun male, che non lasciava speranza di guarigione.
La marchesa era furiosa, proprio in quel momento suo fratello doveva ammalarsi! Non ci mancava che questo per portare lo scompiglio in casa, metterla nella pi crudele incertezza. Rimandare il matrimonio a tempo migliore, sarebbe stata la cosa pi conveniente; ma temeva che potesse andare in fumo, e che il Sangalli cambiasse idea, se Renata rimanesse libera e padrona di s.
Intanto, per vedere coi propri occhi lo stato del fratello, decise di fare una corsa a Villa Grazia. Lo trov in un momento di eccitazione, alla mattina era stato il curato a fargli visita, ed egli si era irritato dicendo che volevano per forza che fosse moribondo, che gli avevano mandato il prete, ed ebbero un bel dirgli chera venuto di sua propria volont, egli non se ne volle persuadere. Quando vide la sorella, le chiese se anchessa lo credeva giunto agli estremi, che veniva a trovarlo in quei momenti che essa doveva avere altre cose pel capo, e gridava che non voleva morire, ma sarebbe rimasto a dispetto di tutti.
In quel momento era acceso in volto ed in uno stato febbrile.
La marchesa trov che avevano esagerato; che non era poi tanto ammalato e ritorn a casa portando buone notizie e dicendo che il matrimonio si dovea fare; il fratello era indisposto, sarebbe forse una malattia lunga, ma tutti ne avevano esagerato la gravit.
Renata aveva capito lo scopo della visita della zia e come avesse voluto vedere il bene che desiderava, ma che non esisteva; mentre anzi i medici erano inquieti di quello stato febbrile e della continua agitazione del malato.
E quando la zia le manifest il suo dolore di dover celebrare il matrimonio di sua figlia sotto quei tristi auspici e lincertezza in cui si trovava, essa non rispose nulla, perch in quel momento la speranza che il matrimonio fosse prorogato, le pareva una colpa; disse soltanto:
 Speriamo che possa migliorare,  e un singhiozzo le chiuse la gola.
 Ma  certo che con le tue cure guarir,  disse la marchesa,  tassicuro che lo trovai meglio di quello che credevo, dammi sue notizie tutti i giorni e tu fa di non strapazzarti troppo,  e dicendo questo parole usc, per ritornare in citt.
Renata diede un sospiro e croll il capo. Che cosa le importava e di s stessa e della cugina e di tutto il mondo? Ogni suo pensiero era concentrato nella camera dellammalato, nel timore che avvenisse una disgrazia, che lavrebbe lasciata sola al mondo senza poter sperare nella felicit.
Appena ritornata da Villa Grazia, la marchesa Emilia si diede in tutta fretta a fare i preparativi per il matrimonio; quantunque ripetesse a tutti ed a s stessa che la malattia del fratello non era poi molto grave, non si sentiva tanto sicura e collaffaccendarsi tutto il giorno sperava di distogliere la mente dai tristi pensieri e che il tempo corresse pi rapidamente perch il matrimonio fosse gi avvenuto.
Dalle notizie che venivano tutti i giorni non si poteva sperare nulla, un piccolo miglioramento era seguito da crisi, che mettevano il conte in grave pericolo.
La marchesa prestava fede alle buone notizie e diceva che le altre erano esagerate; intanto i giorni passavano e quello del matrimonio era giunto.
Ormai non nera pi rimedio, gli avvenimenti incalzavano, gli inviti erano stati mandati, e la marchesa sperava di dimenticare per un giorno la malattia del fratello, acciocch non venisse turbata quella festa di famiglia.
Piovevano i dispacci di congratulazione, era uninondazione di doni e dauguri agli sposi. Elisa era esultante ed Edoardo si mostrava lieto.
Sul punto che salivano in carrozza per recarsi al municipio venne un dispaccio diretto alla marchesa.
Laperse con ansia e vi lesse la notizia della morte del fratello. Dovette fare uno sforzo per non cader svenuta e non lasciar vedere il telegramma.
 Notizie dello zio?  chiese lElisa che saccorse del suo turbamento.
 S,  sempre le stesso,  disse la marchesa.
In quel momento in cui il sindaco aspettava gli sposi e tutto era pronto, vide che sarebbe stata una cosa troppo imbarazzante spargere quella fatale notizia e decise di tenerla nascosta per qualche ora.
Ma appena ebbe pronunciato quella menzogna, ne prov un acuto rimorso, sent un peso nel cuore e un gruppo alla gola, poi, non potendo reggere da sola a quel peso, lo disse al marito e al figlio.
  meglio non dir nulla,  aggiunse,  tanto a questo punto non  possibile tornare indietro,  e savviarono tutti al municipio, ma durante la cerimonia la marchesa tenne nascosta la faccia piangendo.
Non era una cosa commovente da piangere in quel modo, poi la sua figliuola andava a star bene, le dicevano le amiche, consolandola.
Ma essa non poteva frenare le lagrime, tutta quella gente le dava noia, e quando si trov a casa, le sue sale addobbate di fiori e risplendenti di luce, le davano unoppressione, le pareva che tutto avesse una tinta funebre quella sera, compreso il vestito azzurro della figlia.
Sentiva rimorso di ci che aveva fatto e si pentiva di non aver sospesa quella cerimonia che avrebbe dovuto essere allegra. Per quanto cercasse di scacciarla, aveva sempre davanti agli occhi una visione funebre. Suo fratello sul letto di morte. Le parea di vederlo in tutti gli angoli e per maggior strazio tutti le chiedevano notizie di lui, ed essa doveva mentire nuovamente, sempre, continuamente; e rispondere che le ultime notizie erano migliori.
Ci fu un momento che non pot pi sopportare il peso del suo dolore e decise di dir tutto, per far fuggire quella gente e restar sola.
Gi vedeva anche lei che nessuno si divertiva, cera un freddo in quelle sale illuminate, dove pareva che si presentisse qualche sventura.
Ad un certo punto la marchesa vide in un angolo due signore che parlavano a bassa voce fra loro, la notizia doveva essersi sparsa per la citt, oramai il suo scopo ora ottenuto e il matrimonio celebrato; era meglio togliersi quel peso dal cuore e comunicare la triste notizia.
Allora a poco a poco, quellannunzio si sparse per le sale, e glinvitati si guardavano in faccia senza saper che cosa fare. Gli amici pi intimi consigliarono di dir qualche parola ai padroni di casa e poi andarsene tranquillamente.
La marchesa ormai dava sfogo alle lagrime.
 Chi lavrebbe detto?  andava esclamando.  Questa mattina stava meglio, giusto oggi, in questa giornata, che disgrazia!
Elisa vedendo la madre piangere singhiozzava, Edoardo cercava di consolarla a furia di carezze; ma inutilmente.
 Infine,  le diceva,  si deve morir tutti, la morte  un avvenimento come un altro, bisogna prender le cose del mondo con filosofia e non dovea guastare in quel giorno il suo bel volto a furia di lagrime.
Glinvitati se nandavano in silenzio sospirando, e appena usciti chiacchieravano, bisbigliavano fra loro e dicevano che era un matrimonio fatto sotto cattivi auspici; e quelli che avevano invidiato la fortuna dElisa godevano di quel contrattempo, che cambiava in lutto un giorno che avrebbe dovuto passare fra lallegria.
Appena furono soli i Belfiore pensarono a quello che fosse pi conveniente di fare.
E decisero che gli sposi sarebbero andati la mattina dopo a celebrare il matrimonio religioso, poi sarebbero partiti soli, tranquillamente, senza inviti e senza chiasso, per il loro viaggio.
I marchesi di Belfiore e Corrado si sarebbero invece recati a Villa Grazia per assistere ai funerali del conte Landucci e per confortare Renata.
 Era stata una fatalit,  diceva la marchesa,  di morire proprio in quel giorno,  e quasi se la prendeva con suo fratello che aveva scelto per morire un momento cos inopportuno.
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CAPITOLO 19.
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Dopo una giornata soffocante di giugno, una brezza leggera e piena di profumi entrava dalle finestre aperte nel salottino di Villa Grazia. Era lora del tramonto e nella tinta grigia di quellora, mentre tutte le cose si fondevano insieme, Renata seduta con noncuranza su una poltroncina, accanto alla finestra aperta, in mezzo al silenzio ed alla solitudine, riandava colla mente agli avvenimenti di quei giorni.
Le pareva dessere stata la vittima di un sogno doloroso, tanto tutto quello che era accaduto si confondeva nella sua mente. Essa rivedeva il padre che si dibatteva nel letto affranto dal dolore. La mattina era stato pi calmo e il dottore aveva dato qualche speranza, poi, pi tardi, il suo male sera aggravato al punto da togliere ogni speranza nella guarigione.
 Non voglio morire!  gridava vaneggiando,  voi volete uccidermi a furia di tenermi qui a letto, aiuto! aiuto!
Egli aveva gettato via le coperto e fatto uno sforzo per scendere dal letto; poi Renata pensava al momento terribile, quando, tutto ad un tratto, mentre tentava di farlo star tranquillo, era caduto stecchito colla bava alla bocca e gli occhi sbarrati in uno sforzo supremo. Quel momento sentiva che non lo avrebbe dimenticato mai pi; poi ricordava, come in un sogno, la notizia che si sparse per tutta la villa, la confusione dei domestici, le preghiere del curato, il dottore che voleva strapparla da quella camera, la sua resistenza a voler star l tutta la notte a pregare; tardi tardi, era venuta la vecchia Maddalena e laveva costretta a mettersi a letto per qualche ora, poi un sonno agitato e pieno di visioni e un risveglio doloroso.
Si rammentava lo sforzo fatto per formarsi unidea chiara di quello che era accaduto e dei bisbigli che udiva intorno a s, sui provvedimenti da prendere per i funerali, la sepoltura e tante altre cose che le stringevano il cuore.
E come avea dovuto ricacciare il suo dolore dentro di s per mostrarsi calma, e poter sopraintendere a tutto. Fu essa che ordin al vecchio cameriere del padre di metterlo sopra una specie di catafalco improvvisato nella camera; mentre colle sue proprie mani intrecciava corone di fiori per circondarne il cadavere! Quante ore era stata inginocchiata a pregare accanto al cadavere? Non lo rammentava, ma soltanto le pareva ancora di sentire il mormorio dei domestici, dei dipendenti, dei contadini che passavano a dare lultimo saluto al loro padrone.
Alcuni si fermavano per baciargli le mani, fredde, stecchite, altri mormoravano le preghiere dei morti, anche i pi indifferenti provavano quel senso di freddo e di dolore che ognuno prova davanti alla morte.
Il conte Landucci era pi temuto che amato dai suoi dipendenti, per non avea nemici e avea saputo acquistarsi il rispetto di tutti, poi se non piangevano per lui, lo spettacolo dellafflizione di Renata che tutti amavano, strappava a quella folla qualche singhiozzo.
Finalmente la fanciulla rammentava larrivo della zia Emilia col marchese e la sua visita al cadavere, il pianto convulso dal quale era stata presa e lacuto dolore che avea essa stessa provato quando, interrogandola con uno sguardo, vedendo lassenza dElisa, la marchesa aveva risposto:
 Che vuoi! non si sapeva nulla, ed  partita col suo sposo.
Si ricordava chessa non avea potuto frenare uno scoppio di pianto confondendo in un solo grande dolore quello del padre e del suo amore morto per sempre.
Poi erano venuti gli uomini daffari, lavvocato Raimondi, la lettura del testamento, che salvo qualche legato la lasciava erede di una fortuna di circa due milioni di lire, e chessa aveva ascoltato colla massima indifferenza. Che cosa le importava la ricchezza se il suo cuore era morto e se restava sola al mondo? E pensava ai funerali solenni, commoventi, ai quali avea preso parte tutto il paese e molte persone venute dalla citt, poi alla preghiera della zia per condurla seco, ai consigli dellavvocato Raimondi perch non rimanesse sola, ma essa avea resistito a tutte le preghiere dichiarando di voler rimanere a Villa Grazia colla vecchia Maddalena.
Cos era rimasta sola, accasciata dal peso del suo dolore, senza aver coraggio di reagire e di scacciare la tristezza che lopprimeva.
E l, seduta nella poltroncina, mentre le ombre della notte scendevano a por fine anche a quel giorno, passato come tantaltri, col cuore sempre in sussulto e lo sguardo fisso nel vuoto, senza prendere una risoluzione sul da farsi, si sentiva triste per la perdita fatta e senza un conforto di unanima amica che le indicasse il modo di uscirne.
Quando un domestico accese la lampada e un po di luce inond gli oggetti sparsi qua e l nel salottino elegante, parve scossa da quel pensiero che tanto lopprimeva, prov ad alzarsi e girare pel salottino macchinalmente con le mani in mano, senza posare locchio su nulla, ma il cervello lavorava, comprendeva che a quel modo non poteva pi continuare a lungo, le pareva che la ragione le svanisse e voleva por fine a tanto strazio, e farsi veder forte e mostrare di saper padroneggiare il dolore che lopprimeva, perci decise di occuparsi nuovamente, di attendere alla direzione della casa; in modo da non aver tempo di sentire il peso dei suoi pensieri.
Essa aveva avuto unistruzione compita come tutte le signorine del suo rango, ricamava alla perfezione, suonava tanto bene da poter leggere a prima vista le nuove opere, dipingeva con grazia, specialmente i fiori; ma a queste cose non si era mai dedicata con quellamore e con quella passione che fanno superare le difficolt, per cui non avea oltrepassato labisso che divide il dilettante dallartista, e in quella solitudine, in quellabbandono di tutte le affezioni pensava di dedicarsi alla musica, e specialmente alla pittura con passione, con accanimento, volta chiedere allarte le gioie che le venivano negate dallamore, e decise di andare una volta alla settimana in citt per prendere lezione di pittura da uno dei migliori artisti, anche perch le pareva un filo, che la unisse ad Edoardo Sangalli.
Presa questa decisione, si mise subito allopera; sul principio fu una vera frenesia di lavoro, la mattina andava a cercare soggetti da copiare, tutto le serviva di studio, il cielo azzurro, un gruppo di piante, un masso di granito o i fiori del giardino.
Copiava, ricopiava, imbrattava tele, faceva e rifaceva, cancellava, mai contenta del suo lavoro, cercando continuamente il modo di dar sulla tela limpressione del vero, torturandosi il cervello a cercarlo. Avea momenti di gioia quando credea dessere riuscita, e poi seguivano ore di scoraggiamento nelle quali gettava da un canto i pennelli e si disperava della sua impotenza.
La sera poi, quando non poteva dipingere simmergeva nella musica e passava e ripassava glincantevoli notturni di Chopin o le splendide sinfonie di Beethoven, dimenticando il mondo e trasportata dallincanto di quelle note. E quando era stanca di tormentare la tastiera del suo Erard, e affranta dalla tensione del suo spirito per dare la giusta espressione a quelle melodie, si sedeva accanto al tavolino sul quale stavano ammucchiati in disordine le ultime riviste e i romanzi pi recenti. La lettura assorbiva tutto il suo spirito, finch i suoi occhi stanchi si chiudevano e le idee si confondevano, vinta dal sonno e dalla stanchezza.
Finch era vivo il padre, in casa non era entrata che qualche rivista, parecchie opere di storia e di politica e pochissimi romanzi e libri di scienza. Invece Renata, appena sollevata dal dolore intenso, sent una voglia invincibile di sapere le nuove scoperte della scienza, i nuovi ideali della letteratura moderna, e incominci con grande avidit a leggere i romanzi di autori dei quali aveva sentito parlare, ma che le erano rimasti sconosciuti. Cos passarono a vicenda nel suo salotto i romanzi di Daudet, Zola, Maupassant e Bourget, poi tutta una schiera di romanzi russi da Turghenieff a Tolstoi, avida sempre di cose nuovo, desiderosa di conoscere a fondo la vita moderna.
Dopo la morte del suo amore avendo rinunciato al matrimonio, non si sarebbe sentita di chiudersi in un convento e fuggire il mondo dal quale non aveva avuto che dolori, no, essa voleva vivere, conoscere la vita, studiarla in tutte le sue manifestazioni, nei libri, nei diversi paesi, nella societ, voleva liberarsi da tutto quel convenzionalismo che circonda la vita duna ragazza italiana, e slanciarsi nel mondo libera almeno come una fanciulla americana; ancora pochi mesi, poi sarebbe uscita di minorit, e delle sue azioni non avrebbe dovuto render conto che alla sua coscienza, la quale, era certa, lavrebbe sempre guidata sul retto sentiero.
Intanto approfittava della solitudine per studiare, istruirsi, sapere ed essere preparata alla lotta della vita prima di slanciarsi fuori del nido.
Non parlava con nessuno dei suoi progetti, n colla zia Emilia quando veniva a trovarla; n cogli amici che venivano dalla citt, soltanto sera aperta con Fanny, che abituata alla libera America trovava quel desiderio demancipazione la cosa pi semplice del mondo e la incoraggiava a persistere nella sua idea.
Degli sposi Sangalli non aveva che notizie interrotte, dopo che Elisa le ebbe scritta una lettera di condoglianza, non ne aveva saputo pi nulla, essi viaggiavano ed erano felici almeno a quanto le diceva la zia Emilia.
Si consolava vedendo che pensava un po meno al cugino e le pareva che del grande amore per lui le fosse rimasta in fondo al cuore una specie di amarezza, un profondo scetticismo sulla costanza di certi sentimenti nel quale avvolgeva tutta la parte maschile del genere umano.
Essa sentiva che in quella solitudine colla sua arte, le sue lettere e i suoi pensieri, si faceva ogni giorno pi donna. Visto dalle colline di Villa Grazia, mentre il suo sguardo spaziava sui vasti orizzonti che laggi si confondevano colla pianura sterminata, il mondo le sembrava piccino; cerano momenti in cui essa si sentiva tanto superiore a tutte le passioni che agitano lumanit che avrebbe voluto salire, salire sulle pi alte cime e vivere lass solitaria in faccia al sole come laquila, ma erano voli della sua fantasia, aspirazioni che non sarebbero divenute mai realt, perch nello stesso tempo la curiosit di vedere e di sapere la spingeva ad ingolfarsi in mezzo a quel mondo e a quella societ per conoscerla, anatomizzarla, per vedere se valesse la pena di lasciarsi trascinare nel suo ingranaggio, oppure di fuggirla per sempre.
Cos aveva veduto maturare le messi nei suoi campi e luva nei suoi vigneti, poi aveva assistito chiusa nelle sue stanze riscaldate al cader delle foglie e sera sentita coglier ancora dalla malinconia e dallo scoraggiamento col cader della neve.
Quando i sentieri divenuti impraticabili, e laria frizzante non le permisero pi di uscire, essa era separata da tutti e da tutto, se non fosse salito il procaccia una volta al giorno affrontando il ghiaccio e la neve, per portare notizie del mondo dei viventi alla contessina, come la chiamavano a Villa Grazia.
Quando lo vedeva salire lerta collina, come una macchia scura in mezzo a quel bianco, essa gli correva incontro e ordinava ai domestici di fargli una bella fiammata e dargli un bicchiere di vino generoso; essa era sempre sul punto di dirgli di non venire quando il tempo era cos cattivo, ma poi non si sentiva il coraggio di togliere quel filo che la univa al mondo, e si contentava di chiedergli:
 Avete avuto molto freddo? sono pericolose le strade?
 Ci sono avvezzo, signora,  le rispondeva,  ma nellinverno  un brutto mestiere.
 E ci venite soltanto per me?
 Per gli altri ci sar una lettera la settimana, ma ci vengo volentieri, vede, ora con questo bel fuoco ho dimenticato tutto.
E Renata seguitava a dirgli di venire soltanto quando cerano lettere; i giornali poteva tenerli e portarli quando fosse cessata la neve, lidea che un uomo facesse per lei quella strada con quel tempo le stringeva il cuore e pensava che dinverno non sarebbe pi tornata a Villa Grazia, era troppa tristezza, senza aver nemmeno lo svago di qualche passeggiata e di passare nei casolari dei contadini a far quattro chiacchiere, tanto che cerano momenti nei quali temeva di perdere fino luso della parola.
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CAPITOLO 20.
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Elisa di Belfiore nei primi tempi del suo matrimonio fu perfettamente felice. Le pareva di sognare di poter dopo tante privazioni vivere largamente, senza pensare a delle economie quasi impossibili, soddisfare tutti i suoi capricci senza preoccuparsi dellavvenire e poi avere vicino quel giovane simpatico, istruito, tutto occupato ad appagare i suoi desiderii, affettuoso come un amante, devoto come uno schiavo.
Anchegli visse quei primi mesi come in un sogno conducendo la sua sposa attraverso lEuropa, tutto intento a farla divertire, divertendosi come un fanciullo con un nuovo giocattolo al quale si dedica intero per un po di tempo.
Lavere quella fanciulla gentile e delicata tutta per s, gli piaceva per la novit della cosa, e gustava quei capricci da bimba che gli era cos facile soddisfare.
Vissero cos parecchi mesi luno per laltra, dimenticando il mondo, occupati soltanto dei loro piaceri.
Ma essa era tanto fragile e delicata che non poteva resistere a lungo alle fatiche del viaggio, mentre per lui era penoso di dover qualche volta fare da infermiere.
Vi fu un momento che si sentirono annoiati di vivere sempre in mezzo a gente sconosciuta e pensarono di ritornare nella loro citt.
Elisa era impaziente di prender possesso del famoso palazzo Lucchini che avea tanto desiderato nei sogni di fanciulla, e mentre chiusi nel cup correvano a tutto vapore sulla ferrovia verso la meta, essa sognava di abbagliare collo sfarzo e leleganza la sua citt nativa, dove avea vissuto modestamente e faceva progetti di ricevere nelle sue splendide sale, e di poter finalmente condurre una vita allegra e brillante.
Edoardo invece mano mano che savvicinava verso casa si sentiva assalito da idee malinconiche; gli faceva leffetto daver fatto come un bel sogno e il risveglio gli riusciva alquanto doloroso.
Si era legato con una fanciulla per la quale aveva avuto un capriccio passeggero, ma che gi cominciava ad esserne stanco. In quei sei mesi dintimit era riuscito a conoscerla a fondo, e ormai la sua compagna gli faceva leffetto dun limone spremuto, dal quale, per quanto si faccia, non si ricava pi nulla.
Essa era vissuta in una piccola citt, in una cerchia ristretta di persone, con unistruzione incompleta e una mente piccina, avea delle idee grette, i suoi discorsi saggiravano sempre sulle medesime cose puerili, delle quali Edoardo sera divertito come coi discorsi duna bimba, ma ormai egli nera annoiato, e mentre essa faceva progetti di frivoli divertimenti per lavvenire, egli rimpiangeva la sua libert perduta, e andava pensando se si fosse proprio vendicato di Renata sposando Elisa, o se invece il male non lo avesse fatto a s stesso. Per la prima volta si sentiva pentito del passo fatto senza riflettere e rispondeva a monosillabi alle domande insistenti della sua sposa, che gli facevano leffetto dun ritornello noioso.
Per fortuna arrivati a casa, varie occupazioni vennero a distrarli e a separarli delle ore intere proprio in buon punto.
La marchesa Emilia volle Elisa tutta per s, dopo tanta privazione, e madre e figlia passarono assieme le giornate occupate in tante cose piccole che per loro erano di grande importanza.
Trascinarono anche Edoardo a fare una quantit di visite noiose, poi ebbero da prepararsi gli abbigliamenti per il carnevale, stagione che volevano passare in modo divertente; intanto Elisa Sangalli per non perdere le vecchie abitudini disse di voler ricevere una volta alla settimana, poi cera il teatro dove non si poteva mancare, e madre e figlia, liete di vivere in mezzo a quella fantasmagoria, dimenticavano Edoardo che tutto contento pot mettersi nuovamente a dipingere.
Egli non parlava mai di Renata, ma vi pensava spesso, tanto pi, trovandosi in un luogo dove era stato abituato a vederla, e un giorno che sua moglie gli parlava di visite dove egli doveva accompagnarla, disse:
 E a Villa Grazia non pensi di andare? Mi pare che si dovrebbe fare una visita a nostra cugina che non abbiamo pi veduto dopo la morte di tuo zio.
 Ti preme molto quella visita?  disse Elisa un po stizzita.
 Per me non mimporta,  per non mancare ad un dovere.
 Non pu pretendere di farci andare in campagna dinverno, se voleva veder qualcuno doveva stare in citt; ci andremo quando il tempo sar migliore, non ho voglia di prendere una malattia.
Edoardo non parl pi di quella gita, ma aveva una grande curiosit di sapere che cosa facesse Renata in campagna, sola, intanata come un orso. Poi dimentic la bella cugina immerso nelle sue occupazioni e travolto nel vortice dei divertimenti del carnevale.
La moglie dovea dedicarsi a far gli onori di casa nel miglior modo possibile.
Le feste di casa Sangalli furono un vero avvenimento per la citt, ed Elisa che sfoggiava sempre nuovi ed eleganti abbigliamenti, destava lammirazione di tutti. Passava tutta la giornata a studiare il modo di figurare la sera e ci riusciva; quando compariva colla persona snella avvolta in una nube di trine e veli colla testa risplendente di brillanti, pareva unapparizione, un personaggio fantastico di qualche leggenda nordica, essa avea sempre intorno una schiera di ammiratori e si lasciava adorare come una dea, contenta daver potuto vedere realizzati i suoi sogni di fanciulla.
Edoardo lasciava fare, pur di godere un po di libert, contento che Elisa immersa nelle sue occupazioni mondane lo lasciasse un po libero, e poi provando una certa soddisfazione di amor proprio nei trionfi della moglie.
Quella vita di continui divertimenti stancava Elisa, ma essa voleva godere ad ogni costo, era capace di stare tutto il giorno a letto e alzarsi soltanto allora del pranzo per poi passare ad una festa tutta la notte. E questa vita la continu per tutto linverno. Quando poi termin la stagione delle feste, essa che non poteva dedicarsi ad unoccupazione seria, passava le giornate sdraiata su una poltrona, annoiandosi. Un giorno che non sapeva che cosa fare disse ad Edoardo che bisognava proprio decidersi ad andare a Villa Grazia, ora che la stagione era migliore.
Ecco perch Renata un giorno di primavera ebbe la sorpresa di vederseli capitare improvvisamente, come una bomba.
 Era tempo,  disse Elisa abbracciandola,  ma, sai, la stagione era tanto cattiva che colla mia salute non osavo espormi a prendere un malanno.
 Non pretendevo che veniste a rattristarvi in questa solitudine,  rispose Renata.
 Ma perch non sei venuta in citt?  chiese Elisa;  che cosa hai fatto qui sola?
 Non mi sono mai annoiata, ho tanti amici fedeli che mi tengono compagnia,  e accenn ad un mucchio di libri accatastati sul tavolino.
Edoardo era rimasto senza parola dopo aver dato una stretta di mano alla cugina.
Nel vederla per la prima volta tutta vestita di nero, colla faccia mesta, sera sentito stringere il cuore e le parole gli si erano fermate in gola.
In lui accadeva una cosa strana, come non aveva provato mai; lontano desiderava ardentemente ritrovarsi con Renata e pensava spesso a lei, e quando le era vicino si sentiva dentro di s ravvivare una stizza, quasi un odio del suo rifiuto e un prepotente bisogno di vendicarsi; egli appunto in quel momento ripensava allultima visita che le avea fatto, quando avea creduto di avvilirla, ed invece era rimasto umiliato, ed ora voleva veder piegata quella superbia e studiava il modo per poterci riuscire, e quando Renata gli chiese come avevano passato quel tempo, egli cominci a raccontare dei suoi viaggi, della sua felicit, guardando Elisa con tenerezza, narrando ragguagli della loro vita intima, esagerando il loro divertimento. Elisa contenta, faceva eco alle parole del marito, e in un momento di espansione per la cugina, vedendo il suo mesto sorriso, e sentendo un po di rimorso nello sfoggiare tanta felicit davanti ad una persona afflitta da una sventura recente, disse:
 Si  tanto felici essere in due quando ci si vuol bene, dovresti anche tu pensare a prenderti un buon marito, sei cos sola che ne avresti proprio bisogno.
  inutile,  rispose Renata scotendo il capo,  non mi sposer mai.
 Capisco che non  tanto facile trovare un marito come il mio,  soggiunse Elisa guardando Edoardo in uno slancio di tenerezza,  ma colle tue ricchezze....
 Le occasioni non mi sono mancate, anche poco tempo fa mi fu offerto un ricchissimo partito,  disse Renata.
 E non lhai accettato? Non ti piaceva?
 Non ho voluto lasciar mio padre ammalato, avevo giurato alla mamma di non abbandonarlo e di non dargli dispiaceri, e certo sarebbe morto sio lo lasciavo.
 Ma ora,  disse Elisa,  questa ragione non esiste pi.
  troppo tardi, quello che amavo non  pi libero, e non sar mai daltri.
 E pensi di passar la vita in questa solitudine?
 Questo no: finito il lutto, penso di slanciarmi nel mondo, per conoscere la vita, e per godere quello che posso.
 Una ragazza sola, che cosa potr godere?
 Domanda a tuo marito come vivono le ragazze in America.
Elisa si volse ad Edoardo che non aveva perduto una sillaba di quel discorso che era stato per lui una rivelazione, e per la prima volta si sentiva confuso e imbarazzato.
 In America una ragazza  pi libera duna signora maritata,  rispose.
 Ebbene,  disse Renata,  io far conto dessere una ragazza americana, e vivr a modo mio, senza render conto a nessuno delle mie azioni; ma ora andiamo a passeggio,  soggiunse, per cambiare discorso.
La freccia era lanciata e anche questa volta aveva colpito giusto.
Edoardo aveva capito, e invece dumiliare Renata era rimasto umiliato ed avvilito, e sentiva che era lei che si era vendicata e gli aveva tolto la pace del cuore; anche ad Elisa non piaceva la minaccia che la cugina avea fatto di slanciarsi nel mondo, sapeva che ne sarebbe stata eclissata.
Girarono per il giardino parlando di molte cose, fermandosi ad ammirare la bella vista e a cogliere le violette che spuntavano nelle aiuole.
Renata, contenta della sua piccola vendetta, chiese notizie di Fanny che non le scriveva da tanto tempo.
Edoardo raccont che la sorella a Roma sera molto divertita nellinverno, che cera il principe di Poggio Mirtello che voleva sposarla a tutti i costi, e riteneva certo che Fanny si sarebbe rassegnata a rinunciare alla sua libert per diventar principessa.
Quando Renata parlava ad Edoardo lo chiamava cugino ed in quel nome pareva ci mettesse un po dostentazione. Egli sper tutta la giornata di poter trovarsi solo con lei per avere una spiegazione; ma Elisa che era sempre un po gelosa della cugina non li lasci soli un minuto. Promisero di ritornare a Villa Grazia congedandosi, e mentre Renata li vedeva dileguarsi sulla strada maestra, pensava alla sua vita spezzata; ma sentiva, che in quel giorno avea dato lultimo colpo al filo che univa ancora i due sposi che savviavano verso la citt, e quasi ne provava un po di rimorso.
Terminato il lutto del padre, stanca della solitudine di Villa Grazia, libera e padrona delle sue azioni, decise di viaggiare per qualche mese per vedere molte persone e molte cose, e saziare la curiosit di conoscere quella vita che aveva intravvista nei libri e indovinata collimmaginazione.
Volle condurre con s soltanto la vecchia Maddalena che laveva veduta nascere, le era affezionata come un cane fedele, e lavrebbe seguita in tutte le sue peregrinazioni senza lagnarsi mai e senza trovarvi nulla a ridire.
Sapeva che col suo desiderio dindipendenza doveva affrontare la disapprovazione dei parenti e degli amici, che i suoi concittadini lavrebbero riguardata come una ragazza eccentrica, ma si sentiva di mente tanto superiore, da non curare le chiacchiere della gente oziosa e pettegola.
Cos part, senza avvertir nessuno, e pass parecchi mesi deliziosi viaggiando e destando lammirazione e la simpatia in tutti quelli che la conobbero e lavvicinarono; nellestate fece una lunga dimora in mezzo alle montagne della Svizzera dove si mostr provetta alpinista, facendo delle ascensioni arditissime. Era coraggiosa per natura ed aveva la temerit di chi  solo al mondo, e se avviene una disgrazia non lascia alcun rimpianto dietro di s.
E quel pensiero che le dava ardimento ad affrontare il pericolo, la rendeva triste quando si ritirava sola nelle sue camere, sentiva che per sopportare la vita solitaria aveva bisogno di trovarsi sempre in mezzo a continue distrazioni oppure immersa in un lavoro che occupasse tutta la sua mente.
Dopo la vita monotona e uguale di Villa Grazia sentiva un prepotente bisogno di moto e di variet. Maddalena le diceva che si stancava troppo e che in quel modo avrebbe finito per ammalarsi, ma essa non le dava retta e diceva che se si ammalava e fosse anche morta nessuno avrebbe versato una lagrima, tanto era sola; ma la vecchia non poteva sopportare quei discorsi che la facevano piangere, e Renata si pentiva, le chiedeva perdono e lassicurava di voler vivere per lei, che era la sola persona che le volesse un po di bene.
Nellautunno and a Roma ad assistere al matrimonio di Fanny, la quale sera decisa a sposare il principe. Si ritrov con Edoardo ed Elisa, questultima stanca ed abbattuta dalle fatiche dellestate; Edoardo espansivo, gentile, lavea subito supplicata di dimenticare il passato e di essere almeno sua amica.
Era quello che desiderava, vivere da buoni amici, soltanto essa evitava di trovarsi troppo spesso sola con lui, aveva paura di tradirsi; non si sentiva abbastanza sicura che il suo amore, assopito e nascosto in fondo al cuore, non facesse capolino a risvegliare le tempeste passate.
Del resto in quel momento le era facile mantenere con lui un contegno riservato.
Le feste per il matrimonio di Fanny davano occasione ad inviti e ricevimenti, sicch non erano mai soli e la casa era sempre in festa.
Tanto Elisa che Renata erano continuamente circondate da uno stuolo di gentili cavalieri e formavano lammirazione di quella societ.
Edoardo non si curava della moglie, che ormai gli era divenuta indifferente, la trovava frivola, scipita, e purch lo lasciasse in pace lasciava che si facesse ammirare e corteggiare.
Era piuttosto geloso di Renata, e quando la vedeva allegra ridere e chiacchierare fra giovanotti eleganti stava a guardarla con tanto docchi e sentiva qualche cosa dentro di s che lo metteva di cattivo umore e quasi una voglia di mettersi in mezzo a quel crocchio, schiaffeggiare qualcuno e fare una scenata, quantunque non ne avesse il diritto. Qualche volta si univa al crocchio di tutti quegli ammiratori e le faceva un po di corte ed essa scherzava anche con lui come cogli altri, ma non gli usava alcuna preferenza. Essa si divertiva di tutti quegli omaggi appunto perch non riuscivano a commuoverla, sapeva tener tutti a bada senza compromettersi e diceva alla sua amica Fanny che sarebbe stata curiosa di vedere se qualcuno fosse cos potente da farle battere il cuore; lamica, contenta del suo fidanzato, gliene augurava uno altrettanto gentile e intelligente, ma Renata crollava il capo e diceva:
  inutile, morir zitella.
 che in fondo al cuore conservava sempre un grande affetto per Edoardo, malgrado il dolore che le avea dato sposando Elisa; ma lo vedeva infelice colla moglie e lo compiangeva e gli perdonava di averle spezzata la vita e lavvenire, perch anchegli era punito abbastanza.
Del resto bastava che avesse voluto, i partiti non le sarebbero mancati, sia in viaggio che a Roma ogni giorno le venivano fatte nuove proposte di matrimonio, ma essa rispondeva a tutti la medesima cosa.
Amava troppo la propria libert per amare un marito; voleva restar libera e padrona di s. Quando Edoardo potea avvicinarsele e parlarle da solo a sola le faceva sempre qualche rimprovero. Le diceva che gli dava noia che fosse sempre cos bella e che si facesse tanto ammirare.
Essa lo guardava con un sorriso ironico, gli dava unocchiata come se volesse dirgli:  Qual diritto avete di farmi queste osservazioni? Badate piuttosto a vostra moglie.
Una sera che essa era pi bella che mai, che pareva avvolta in una nube di velo azzurro, le disse:
  vero che sposate il capitano Alberti?
Lo guard sorpresa e rispose:
 Potrebbe darsi; per ora non ne so nulla, pare che siate pi bene informato di me.
 Perch mi rispondete cos? Perch mi fate tanto soffrire?
Vedendolo tutto triste e rabbuiato, Renata ebbe compassione e stendendogli la mano disse:
 State tranquillo, per ora non vi  nulla; ma al caso vi prometto che sarete il primo a saperlo.
Come si sentiva infelice nella sua irrequietudine! Renata gli era sfuggita per sempre, non amava e non stimava la moglie, la marchesa Emilia lo annoiava, ed egli cos giovane e ricco capiva che la vita non aveva pi alcun sorriso per lui. Quando vide partire la sorella collo sposo, gli parve che il vuoto che sentiva nel cuore si fosse fatto maggiore; ritornato nella citt di V*** rivide il suo palazzo con tristezza, nulla pi lo interessava, sentiva il bisogno che venisse qualche avvenimento a rallegrare il suo spirito.
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CAPITOLO 21.
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Elisa torn a casa piena di allegri progetti per linverno. Essa voleva divertirsi e dar vita colle feste e i ricevimenti alla sua citt, avea bisogno di continue distrazioni, visto che suo marito era un orso e non lo vedeva che alle ore dei pasti; del resto a parlare con lui non trovava alcun piacere, era troppo serio, non sinteressava n ai suoi abbigliamenti n ai suoi ricevimenti, se lo faceva era perch costretto, e, pi di tutto, per non sentire i rimproveri dei marchesi Belfiore.
Per, per quella volta, i progetti di Elisa andarono in fumo. Principi col non sentirsi bene, era fiacca, svogliata, ma non erano i soliti languori n le solite nervosit, era qualche cosa di diverso che sul principio la tenne molto preoccupata, poi scoperse dessere madre, cosa che per lei non era molto desiderata col timore dandare incontro a mali ignoti, e pi di tutto perch doveva rinunciare per qualche tempo alla vita frivola ed elegante; ma quella notizia fu accolta con entusiasmo da Edoardo che divenne pi buono e pi indulgente verso la moglie. Egli gi incominciava a guardarla sotto ad un altro aspetto: quello della madre dei suoi figli, invece che della sposa frivola e dedita solo ai divertimenti.
Egli le era riconoscente della consolazione che gli dava, almeno avrebbe avuto qualcuno da amare, uno scopo nella vita, che subito gli appariva pi bella e pi interessante. Egli prese labitudine di stare pi vicino alla moglie, ora trovava finalmente un discorso che aveva interesse per tutti e due: il loro futuro bambino.
Edoardo sperava anche che la maternit rendesse Elisa pi seria, e quando essa si lagnava delle sofferenze che la tenevano come uninferma sempre immobile su una poltrona, egli la consolava facendole intravvedere le gioie ignorate che lavrebbero poi compensata di tutti i mali sofferti. Per, quantunque, causa il fisico piuttosto delicato e le sofferenze recate dal nuovo stato, i medici le avessero consigliato la quiete e specialmente il riposo; per quei primi mesi essa avea sempre intorno a s un circolo damici che andavano a tenerle compagnia e a renderle meno penosa la sua immobilit.
Anche Renata andava spesso dalla cugina ed era contenta dellavvenimento che avea portato la tranquillit nellanimo di Edoardo.
Lo vedeva tanto immerso nella gioia della paternit, certa che in quel momento non pensava ad altro, quando era con lui si sentiva libera da ogni preoccupazione, non aveva pi alcun timore, e gli parlava come ad un fratello. Essa, appena ritornata, si era data interamente allarte, aveva trasformata la parte meno triste del palazzo Landucci in uno studio da artista, e l dipingeva per delle ore intere, si faceva venire dei modelli cercando il vero; immergendosi in un lavoro assorbente volea dimenticare i suoi dispiaceri e la sua solitudine. Edoardo andava spesso a vederla e a parlarle della cosa che lo preoccupava costantemente: il suo bimbo.
Sapeva che la cugina sera data con ardore alla pittura, ma essa non gli avea fatto vedere ancor nulla e non lavea mai ricevuto nel suo studio, per quanto egli ne avesse espresso il desiderio.
 Non sono che tentativi,  diceva Renata,  appena avr qualche lavoro importante ve lo mostrer.
Un giorno Edoardo senza dirle nulla la sorprese nello studio mentre stava copiando una bella bimba, che colle manine in un cesto di fiori sceglieva i pi belli per fare un mazzolino per la mamma. Renata era tanto immersa nel suo lavoro che non sent aprir luscio dietro di s, ed Edoardo esclamare:
 Ma brava, benissimo!...  proprio bello!
A tale voce essa trasal, e voltandosi colla tavolozza in mano dolcemente rispose:
 Cattivo! mavete fatto paura.
  che sono davvero sorpreso,  disse Edoardo.  Come dipingete bene!... sapevo la vostra passione per la pittura, ma non credevo che foste unartista.
Renata a quegli elogi fatti dal cugino provava un godimento, una gioia come non avea mai provato in tutta la vita, e quelle parole le si ripercuotevano nel cuore come una musica soave.
Essa per rispose modestamente:
 Se fosse vero quello che dite!  certo che amo larte con tutta lanima; ho deciso di dedicarvi tutte le mie forze, studio costantemente; ma pur troppo non riesco a ritrarre sulla tela quello che ho nella mente.
 Perch lartista non  mai contento di s;  lo sforzo per raggiungere lideale che lo spinge e gli fa fare dei capolavori; credetemi, quella figura di bimba collespressione birichina sul volto,  un piccolo capolavoro.
 Piuttosto datemi qualche consiglio: ditemi come avviene che v qualche cosa che mi fa male agli occhi e a furia di guardare non capisco bene che cosa sia.
 Non  nulla,  rispose Edoardo segnando con un dito alcuni punti del quadro,  manca soltanto di armonizzare la bimba col fondo, qui stacca troppo, ci vuole una sfumatura, i contorni sono troppo decisi, come non sogliono essere in natura, ma sono inezie, quando il quadro sar finito sar superbo, quale avrei voluto dipingerlo io, credete; ho fatto in questi giorni tante teste di bimbi perch Elisa abbia davanti agli occhi dei bimbi belli, come vorrei fosse il nostro; ma nessuno m riuscito, come la vostra figura, bisogna dire che le donne capiscono i bimbi meglio di noi.
 Se vi piace lo regaler ad Elisa, perch possa aver davanti questa bimba,  disse Renata; poi licenzi la bimba che le serviva da modello dicendo:  Tanto per oggi non ho pi voglia di lavorare,  e preg Edoardo che gi che laveva sorpresa nel suo studio, di venirvi spesso a lavorare assieme e darle consigli.
Edoardo promise di frequentare con assiduit quello studio tanto simpatico, dove in ogni angolo si rivelava il gusto della donna e dellartista, ma afferm che di suggerimenti ella non ne aveva proprio bisogno. Poi si sedette sopra un divano e le disse lo scopo della sua visita a quellora insolita.
Era venuto a pregarla, a nome pure di Elisa, di voler essere la madrina del suo bimbo futuro.
 Cos avrete diritto anche voi di occuparvi del vostro figlioccio o della vostra figlioccia.
 Perch no, se questo  il vostro desiderio? Mi piacciono tanto i bimbi che sono gi certa di voler un gran bene al mio cuginetto; in quanto al resto non avr certo bisogno di me.
 Non  vero,  disse Edoardo,  io faccio molto assegnamento sopra di voi, vedete; Elisa  troppo frivola e pensa troppo a s, per poter pensare a dovere ad un altro essere, amer il nostro figlio ma leggermente come fa con tutto; vostra zia  quasi pi frivola di Elisa, e, ve lo dico sul serio, sio dovessi assentarmi per qualche giorno, mi fiderei di voi sola e vi supplicherei di veder tutti i giorni la mia creatura.
 Vi ringrazio della vostra fiducia, e vi assicuro che cercher di meritarla.
Dopo un simile discorso rimasero per un bel pezzo a discorrere darte e del modo di educare i figliuoli. Finalmente quei due giovani intelligenti, innamorati dellarte, si comprendevano; ma in fondo al cuore rimpiangevano entrambi la felicit perduta.
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CAPITOLO 22.
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Dopo aver molto sofferto ed esser stata quasi in fin di vita, Elisa ebbe la consolazione di stringere fra le braccia una bella bimba che per qualche giorno riguard come una bambolina; le serv di balocco e lam con entusiasmo.
Edoardo poi quando ebbe fra le braccia la piccola Renata, fu cos contento che non si saziava mai di ammirarla e di accarezzarla ed ebbe un risveglio di vero amore per la moglie che gli avea procurata una gioia simile.
Anche la marchesa Emilia e Renata stavano in contemplazione ad ammirare quella faccina minuscola di bimba che non avea ancora una forma, ma che pareva nascondersi in mezzo ad una nube di veli e di trine; ad ogni movimento di quella testina era unesclamazione di meraviglia, i due occhietti che saprivano di tanto in tanto facevano andar tutti in ammirazione, e quando usciva da quella culla di trine una vocina che pareva un miagolio, tutti andavano in estasi come se si trattasse duna musica soave.
Mentre Edoardo amava ogni giorno di pi la sua bimba, Elisa mano mano che i giorni passavano e si sentiva ritornare le forze, pensava meno alla figlia che aveva affidata ad una robusta nutrice e provava una gran voglia di uscire e riprendere la vita di societ.
Vi pensava con quellardore di chi ne  rimasto privo da molto tempo e colla mamma pensava di godere molto nel prossimo carnevale per compensarsi del tempo che era rimasta in casa. Edoardo diceva: che quando una donna ha dei bimbi, deve rinunciare ai divertimenti e lo scopo principale della sua vita deve essere i suoi figli. Elisa rideva a quelle asserzioni che avevano laria di prediche, e la marchesa Emilia diceva che il genero aveva proprio delle idee da borghesuccio. Quando mai sera visto che una signora ricca ed elegante rinunciasse alla societ per badare ai bimbi? Basta che lo facciano quelli che non hanno mezzi per prendersi una buona balia.
Renata, alla quale qualche volta Edoardo chiedeva consiglio, diceva che non bisogna esagerare, una signora poteva aver tempo di pensare alla societ ed ai bimbi; ma che questi dovevano per essere in prima linea.
Intanto per godere anche lei un pochino la sua figlioccia, invit a Villa Grazia i Sangalli colla bimba: disse che avrebbe invitato dei conoscenti, cos Elisa si sarebbe rimessa in salute, la piccina avrebbe respirato dellaria buona e si sarebbero divertiti facendo delle gite allaria aperta e godendosi la villeggiatura assieme a un bel crocchio damici. Quellidea fu accolta da tutti con entusiasmo, e appena Renata si stabil alla villa, fu dopo pochi giorni raggiunta dai Sangalli e da parecchi amici.
Villa Grazia non era pi la villa tranquilla e solitaria dun tempo, Renata lavea abbellita e fatta ampliare. Ogni giorno si vedevano uscire dal cancello due o tre tiri a quattro che trascinavano allegramente compagnie di signori gentili e dame eleganti, a far colazione allombra delle piante, oppure lontano lontano dove ci fosse qualche cosa di curioso da vedere.
Spesso erano invece cavalcate dove le belle amazzoni si univano ai brillanti cavalieri e galoppavano, galoppavano, per laperta campagna, finch ansanti eccitati dalla corsa, colle guance accese e gli sguardi scintillanti si rimettevano al passo, sotto ad un viale ombreggiato; e la sera invece di riposarsi delle fatiche del giorno, improvvisavano musiche e danze.
Renata aveva di tempo in tempo bisogno di quella vita febbrile, di quel continuo movimento per dimenticare, per non sentire il peso della solitudine.
Essa non facea nulla di male, i suoi erano divertimenti innocenti, trattava tutti i signori che la circondavano allo stesso modo senza usar preferenze ad alcuno, pure le sue amiche dun tempo trovavano a ridire di quella vita emancipata; la baronessa Rinaldi non lasciava pi che le sue figlie la frequentassero perch temeva che non trovassero marito, eppure essa conduceva continuamente in giro le sue tre figliuole, invitava in casa tutti gli ufficiali del reggimento, senza riuscire a maritarle, mentre Renata con tutte le chiacchiere dei malevoli era spesso costretta a rifiutare degli splendidi partiti.
Elisa, dopo essere stata tanto tempo ammalata e rinchiusa in casa, ringiovaniva in quellaria buona, avea la faccia imporporata da un bel color roseo, mangiava con appetito, e prendeva parte a tutte le scampagnate, era continuamente in moto, sempre circondata dagli ospiti di Villa Grazia che lammiravano e la trovavano pi bella dopo la nascita della bimba.
Della figlia si occupava poco, del resto non ce nera bisogno; la mattina le dava un bacio e appena la sentiva piangere la consegnava alla nutrice dicendo che le dava noia sentir piangere i bimbi. Invece Edoardo e Renata si trovavano spesso tutti e due presso alla culla della bimba, stavano ad ammirarla quando dormiva tranquilla, oppure quando moveva le manine irrequiete per cercare qualche cosa di invisibile e dindefinito. Se piangeva, Renata la prendeva in braccio e la faceva tacere cullandola. Un giorno Edoardo le disse:
 Che buona madre sareste! invece Elisa non si ricorda davere una bimba. Sentite.
Infatti quel discorso, fatto a bassa voce, fu interrotto da una risata argentina di Elisa che dal piano terreno saliva fino lass come una nota squillante.
 Non siate ingiusto,  rispose Renata, Elisa non ha tanto sofferto quanto ho sofferto io, ed il dolore invecchia, lasciatela godere; tanto la Tati (cos chiamavano la piccina)  in buone mani.
 Se sapeste come mi opprime lidea che mia moglie non abbia cuore!
 Voi bestemmiate,  rispose Renata,  Elisa  stata un po viziata da bambina, le piace lallegria e se non pensa alla bimba  perch sa che non ha bisogno di lei, ma non  cattiva e sono sicura che le vuol un gran bene.
 Speriamo, disse Edoardo con un sospiro.
Egli era preoccupato vedendo che nemmeno la maternit era riuscita a modificare il carattere frivolo di Elisa e per amor della pace si rassegnava a pensare lui alla bimba per lasciar che la moglie si divertisse a suo piacere.
Manco male che da Villa Grazia potevano conciliare il divertimento senza allontanarsi troppo dalla bimba, e vi rimasero finch il tempo fu buono; ma appena incominciarono le pioggie dautunno Elisa desider ritornare in citt a riprendere le antiche abitudini di feste, teatri e divertimenti.
Era stata quasi un anno in riposo, ed avea voglia di guadagnare il tempo perduto, era pi che mai ansiosa di ritornare al suo palazzo, rivedere gli amici, dar vita alla sua citt colle feste e far ammirare la sua eleganza.
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CAPITOLO 23.
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Renata ritorn in citt collidea di fare una vita tranquilla e non comparire in societ che qualche volta per non perderne labitudine; riuniva in casa un piccolo circolo di amici intimi, dipingeva molto e soccupava anche della figlioccia chera un vero amore, incominciava a sorridere e a balbettare, tanto che non si saziava mai di vederla e tenersela fra le braccia.
Elisa invece dava alla figlia un bacio alla mattina, la faceva saltare un poco come se fosse una bambola, ma se ne stancava subito e la consegnava alla nutrice dicendole:
 Va, portala via, a me annoiano i bimbi piccini, me ne occuper quando sar pi grande.
Il suo pensiero era rivolto invece ai ricevimenti, alle feste, agli abbigliamenti che si facea sempre spedire da Parigi, e pi di tutto le premeva conservare la fama dessere la signora pi elegante della citt.
Durante il carnevale diede parecchie feste di ballo, e tanto per non perdere labitudine dei piaceri pens di organizzare una gran festa di beneficenza per unopera di cui era patronessa, per la met di quaresima.
Era quasi alla vigilia della festa ed era tutta contenta pensando che sarebbe riuscita bellissima. Sapeva gi che tutte le signore vi avrebbero preso parte e per giunta si erano preparate degli abbigliamenti elegantissimi.
Le era arrivato da Parigi un bellissimo vestito che le stava molto bene; dovea essere lultima gran festa della stagione e calcolava di divertirsi anche per tutto il tempo in cui sarebbe rimasta priva di simili divertimenti. Ma appunto la vigilia della festa la piccola Tati sammal, e ci la contrari molto.
Era stata tanto bene tutto linverno e dovea proprio ammalarsi in quel giorno? tanto perch non potesse godere in pace quellultima festa!
La bimba avea la febbre e non potea reggersi in piedi, la marchesa di Belfiore per rassicur la figlia dicendo che non era nulla; certo qualche dente prossimo a spuntare. Il dottore disse che quel giorno non potea pronunciarsi, forse era una semplice infreddatura, forse era un male pi grave; bisognava vedere in seguito.
Edoardo era sorpreso vedendo che malgrado la malattia della bimba Elisa continuasse a fare i preparativi per andare alla festa.
Vi fu un momento che non pot fare a meno di dirle:
 Come, hai cuore dandare alla festa mentre Tati  malata?
 Anche quella ci vorrebbe che non andassi io che ne fui la promotrice, perch la bimba mette un dente?
 Ma ha la febbre.
 Dio mio i bimbi fanno presto, oggi sembrano gravemente ammalati, domani saltano, ridono e fanno il chiasso; se tutti la pensassero come te, aver figli invece dun piacere sarebbe una schiavit.
Per quel giorno non parl pi, ma il giorno dopo vedendo che Tati continuava ad avere la febbre e per giunta avea una tosse cos forte che pareva dovesse soffocare, ed Elisa parlava ancora di andare alla festa le disse:
 Se vuoi, va pure, per me non ti accompagno, rester a far da infermiere a Tati.
 Ebbene andr col babbo e la mamma, rispose Elisa.
Era seccata della malattia della bimba, e non voleva rinunciare al trionfo che avrebbe ottenuto a quella festa collabbigliamento di broccato azzurro che le stava a meraviglia; disse soltanto al marito:
 Sempre le tue solite esagerazioni per una semplice infreddatura, del resto potresti venire, Renata che non viene alla festa ha promesso di vegliare la bimba.
Ma Edoardo non volle andare e la marchesa Belfiore disse alla figlia che insisteva perch laccompagnasse:
 Lascialo in pace, egli si diverte di pi a star a chiacchierare con Renata, e noi ci divertiremo alla festa; libert completa.
Quando Elisa entr nella camera tutta impellicciata per dare un bacio alla bimba ammalata, disse a Renata che stava accanto alla culla:  Ma se  bianca e rossa come un pomo, sono tutte esagerazioni, un po dinfiammazione per fare i denti, quando ritorno scommetto che sta meglio e anche voi dovreste andare a riposare, non c la bambinaia che sta a vegliarla? A rivederci, buon divertimento!  disse uscendo da quella camera col cuor leggero, pensando alla festa che laspettava.
Edoardo non le rivolse una parola, ma avea le lagrime agli occhi.
 Dovreste andare,  gli disse Renata,  almeno a far atto di presenza; colla Tati resto io.
 Come posso entrare in una festa col cuore che mi si spezza!  disse Edoardo.  Il dottore questa sera pareva inquieto. E la febbre come va?  disse vedendo che Renata avea tolto il termometro posto sotto il braccio della bimba per misurare la febbre.
  un po in aumento,  disse sospirando Renata,  soltanto quattro decimi; di notte, si sa, la febbre aumenta sempre.
Stettero l immobili, accanto alla culla, osservando la bimba rossa dalla febbre; ascoltandone il respiro affannoso. Ad un tratto un urto di tosse risuon tristemente nella stanza, pi che tosse era un urlo che pareva squarciasse le viscere di quella creatura. Renata sollev adagio la testina della bimba che pareva divenire livida per lo sforzo.
 Che cosa significa ci?  chiese Edoardo pallido dalla paura.
 Ora  passato,  rispose Renata adagiando la testina affranta dallo sforzo, sul guanciale;  per sarebbe meglio chiamare il medico, io non ho molta pratica di bimbi.
 E voi che cosa ne dite;  disse quel povero padre alla bambinaia.
 Sta molto male; non sentite che non pu quasi pi respirare?  rispose colla ruvidezza di donna volgare e abituata a trovarsi in simili circostanze.
 No, non  vero,  disse Edoardo, e mand a chiamare il dottore.  Presto, presto che venga subito  disse.
Poi stette immobile, accanto alla culla, interrogando cogli occhi Renata, guardando ad ogni istante lorologio, impaziente dessere tolto da quellinquietudine che lopprimeva.
Finalmente sintese un rumore di passi, un aprirsi dusci, e il medico entr nella camera in fretta e saccost alla culla della bimba.
Dopo averla toccata e ascoltato il respiro affannoso, la sua faccia si fece cupa e non os dir nulla.
 Dunque?  chiese Edoardo.
  peggiorata, e si  dichiarato il croup.
 Ma potr guarire, non  vero?
Il dottore fece un cenno che si sarebbe potuto interpretare come dubbio o come affermazione; ma in ogni modo lasciava molto incerti.
 Vi prego non ci lasciate,  supplic Renata.
 No, no, rester qui per farvi piacere.
E incominciarono a torturare la povera bimba chera una compassione. Prima le fecero ingoiare dellemetico che le diede delle sofferenze indicibili procurandole degli sforzi che pareva le squarciassero il petto, ma non riuscivano a rompere le membrane che le si andavano formando nella gola ad impedirle il respiro.
Poi le misero sul petto degli empiastri, tutto inutilmente, il male peggiorava e la bimba soffriva crudelmente facendo sforzi inauditi per poter respirare.
Il dottore guard in faccia Edoardo e Renata scoraggiato.
 Ma come? non vi  altro da fare?  chiese Edoardo.
 In certi casi si tenta la tracheotomia e la respirazione artificiale, ma  troppo piccina,  impossibile.
 Tentiamo, tentiamo,  disse Edoardo.
 Se volete chiamare il chirurgo; ma sono sicuro che non lo far.
Edoardo mand a chiamare i primi chirurghi della citt.
Renato si avvicin e gli chiese se non sarebbe il caso di avvertire anche Elisa. Edoardo alz le spalle e le rispose:
  inutile; non lascia la festa, e poi a che cosa servirebbe?
 Forse  andata perch silludeva e non credeva il male cos grave,  disse Renata;  in ogni modo la faccio avvertire. Sarebbe crudele tenerla lontana in questo momento.
Scrisse in fretta un viglietto alla zia Emilia dicendolo:
"Tati muore; se credi, avverti Elisa.
"Renata.
Senza por tempo in mezzo lo consegn ad un domestico collordine di farlo aver subito alla marchesa di Belfiore.
Vennero intanto gli altri medici e si consultarono se dovessero tentare loperazione e conclusero di non far nulla, la bimba era troppo piccina, la morte sarebbe stata sicura, lasciando agir la natura potevano sperare in un miracolo.
Edoardo non parlava pi; stava immobile a guardare la sua bimba senza aver nemmeno pi la forza dassisterla.
Renata cercava invece di recarle sollievo e lassisteva con amore di madre e avrebbe desiderato darle la sua vita per vederla rivivere.
Essa dava continuamente delle occhiate alluscio sperando di veder entrare lElisa, ma era gi passata unora dacch avea mandato il viglietto, nessuno compariva e Tati peggiorava, pareva che dovesse morire, da un momento allaltro, i medici erano inquieti, bastava guardarli per comprendere che non cera pi nulla da fare, e la povera bimba non avea pi nemmeno la forza di tossire, ma respirava a scatti singhiozzando.
Passavano intanto le ore di quella notte e parevano interminabili, pure nello stesso tempo tanto Edoardo che Renata avrebbero voluto che non passassero mai, perch rimanesse quel soffio di vita che animava ancora la povera bimba.
Attraverso le imposte chiuse si videro i primi bagliori dellalba, e i singhiozzi di Tati si andavano cambiando in un rantolo di cattivo augurio. Edoardo chino sulla culla della bimba la chiamava coi pi dolci nomi, collaccento della disperazione nella voce; ma essa non dava segno di vita.
Ad un tratto si ud un rumore, ed Elisa col vestito di broccato azzurro, colle spalle nude e coperte di diamanti, entr come un uragano, a rompere la solenne tranquillit, di quella stanza, seguita dalla madre anchessa vestita da ballo.
 Non  vero che Tati sia peggiorata,  disse accostandosi alla culla.  Tati, Tati,  disse chiamando ad alta voce.
La bimba fece uno sforzo, aperse gli occhi, mormor: M.... m.... e in quello sforzo esal lultimo respiro.
 Tati, Tati!  disse Elisa.
Ma la bimba non rispondeva pi, era immobile.
Allora Elisa incominci a piangere, a gridare, a disperarsi, a dibattersi convulsa.
Edoardo, affranto dal dolore, ebbe la forza di dire alla marchesa Emilia:
 Conducetela via, mi fa ira, non ha lasciato un minuto prima il ballo ed ora fa la commediante.
La marchesa non se lo fece ripetere, tanto pi che le scene di dolore non erano fatte per il suo carattere e condusse via la figlia.
Edoardo allora si gett sul corpo inanimato della bimba, la tenne stretta al cuore e piangendo come un bambino:
 Non era degna desser madre,  disse,  e il cielo ha voluto punirci.
Poi rivoltosi a Renata che non osava lasciarlo e non aveva parole per recargli conforto, esclam:
 Che castigo! che tremendo castigo!
E pianse amaramente la bimba morta e Renata, colla quale in quel momento si sentiva pi legato, per quella notte passata assieme al letto dellinferma, che amava e stimava pi di prima, e che per uno sciocco puntiglio avea perduta per sempre.
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CAPITOLO 24.
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Dopo la morte della bambina era sorta nellanimo di Edoardo unavversione tale per la moglie che rifiut di vederla, deciso a separarsi da lei che aveva avuto il coraggio di abbandonare, per un ballo, la figlia morente.
La marchesa di Belfiore cercava di scusare Elisa, anche Renata procurava di metter pace fra i Sangalli, ma inutilmente, perch Edoardo era deciso; avrebbe dato un forte assegno alla moglie perch potesse vivere largamente, ma tutto dovea esser finito fra loro.
Elisa era della medesima opinione; tanto non avrebbero potuto pi andare daccordo, anchessa era stanca dun marito sempre di cattivo umore che avea delle idee dellaltro mondo e le faceva continue prediche, come se fosse una bimba.
Alla marchesa Emilia non rincresceva di avere nuovamente la figlia tutta per s, soltanto non voleva scandali, n far chiacchierare i suoi amici, sicch combin con Edoardo che si sarebbero divisi allamichevole, di pieno accordo, senza far pubblicit, del resto la cosa riusciva facile colla salute delicata di Elisa; bastava spargere la voce che i medici le avevano ordinato di passare linverno in un clima meridionale e lestate in mezzo ai monti, e naturalmente il marito era libero dandare in altri luoghi, nella loro societ erano abituati a simili combinazioni e nessuno ci trovava a ridire.
Elisa, che realmente era ammalata di petto, alla quale le feste di quellinverno avevano un po affranto il fisico alquanto delicato, dopo la morte della bimba sentiva proprio il bisogno di cambiar aria. Decise di partir subito per Nizza assieme alla madre; il marchese di Belfiore dopo maritata la figlia passava il tempo viaggiando e badando alle sue terre. Corrado girava il mondo in cerca duna ricca fanciulla, che lo volesse per marito, e si diceva chera molto innanzi nelle grazie duna giovane russa, molto ricca; cos madre e figlia potevano godersela assieme grandiosamente, e senza le prediche di quel borghesuccio di Edoardo che era molto ricco, ma avrebbe voluto ridurle a fare una vita meschina, come non saddiceva a persone del loro rango.
Quello che in tutta questa combinazione si trov pi isolato fu Edoardo; la morte della bimba lavea reso tanto triste che passava le giornate accasciato, inerte, come se non avesse pi alcun scopo nella vita. Sarebbe stato per lui un vero conforto andar spesso da Renata, ma non osava, sentiva di amarla troppo, e anchessa, non essendovi pi fra loro la bimba, procurava di tenerlo a distanza, anche perch non venisse troppo osservata la assiduit del giovane, e colla coincidenza della partenza dellElisa non desse argomento a chiacchiere maligne. Essa vedendolo triste e annoiato gli diede il consiglio di viaggiare.
 Andate,  gli disse,  vi far bene, andate dai vostri genitori a consolarli colla vostra presenza, credete a me, per certi dolori non c altro farmaco che il movimento, e veder nuovi luoghi e nuovo persone; vedrete che vi far bene.
 Se lo volete proprio vi obbedir, ma voi intanto che cosa farete?
 Non pensate a me, io sono abituata a star sola;  il mio destino.
Mentre diceva queste parole avea le lagrime nella voce.
 No, non posso lasciarvi,  disse Edoardo,  avete fatto tanto per me che  giusto chio resti vicino a voi.
 Ve lo proibisco; dovete partire, sar molto meglio; dopo, quando saranno passati alcuni mesi, ci rivedremo e saremo tutti e due pi calmi e meno tristi.
 Ma almeno ditemi quello che farete, chio possa mandarvi mie notizie.
 Scrivete a Villa Grazia,  disse Renata,  conto di andarvi domani. Addio, scacciate i tristi pensieri; fatelo per me, se mi volete ancora un po di bene.
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CAPITOLO 25.
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Fu un vero sforzo che fece sopra s stessa consigliando Edoardo a partire; anche questa volta leroica fanciulla avea fatto tacere il cuore e ascoltato il linguaggio della ragione, ma quando lo seppe lontano, la solitudine le apparve pi triste e pi insopportabile.
And a Villa Grazia; ma nemmeno le bellezze della natura, n larte, n la lettura dei suoi autori favoriti ebbero il potere di toglierle quel velo di tristezza che offuscava la sua anima. Aveva un senso di vuoto dentro di s, e il prepotente bisogno dun affetto vero che riscaldasse ed animasse la sua vita. Era ricca, giovane, bella, indipendente, eppure si sentiva tanto infelice da invidiare quelli che conducevano una vita modesta, ma erano circondati da persone care e ravvivati da un affetto reciproco.
Nellamore che, pur non volendolo confessare nemmeno a s stessa, conservava nel profondo del cuore per Edoardo, cera lamarezza di vederlo infelice e legato ad una persona che non amava, cos, oltre al dolore daverlo perduto per sempre, essa era costretta a lottare con quellamore che riguardava come una colpa, e che sentiva nel cuore pi forte di prima.
Il solo affetto vero che le rallegrasse lesistenza era lamicizia di Fanny, che anche dopo esser divenuta principessa di Poggio Mirtello continuava a scriverle lettere affettuoso; ma quelle lettere per quanto affettuose non bastavano a rallegrare la solitudine di Renata. Per sei mesi trascin la vita vegetando, rinchiusa a Villa Grazia senza veder nessuno; girando solitaria per i viali del giardino, oppure contemplando dalla finestra il lontano orizzonte, seguendo col pensiero Edoardo nel suo viaggio, oppure Fanny che viaggiava col marito in Oriente, e le scriveva dessere desiderosa di ritornare in Italia per rivedere la sua pi cara amica.
Infatti, appena fu di ritorno alla sua villa splendida di Posilipo, le scrisse subito invitandola ad andare a passare con lei i mesi dautunno.
"Vieni,  le scriveva,  perch voglio goderti prima che vengano alla villa altri ospiti.
"Se sapessi come sono impaziente daverti qui con me tutto il giorno! pensa che mio marito ne  geloso, ma io credo che non dispiacer nemmeno a lui la bella e cara compagnia che gli procuro.
"Per quanto due giovani sposi si trovino bene assieme e possano vivere uno per laltro, viene il momento che finirebbero per annoiarsi a vicenda, se non capitasse qualche buon amico a rompere la monotonia e magari a veder lo spettacolo di due sposi felici.
"Dunque ti raccomando di preparare i tuoi bauli e di venire subito a Poggio Mirtello, dove ti aspetta a braccia aperte la tua
"Fanny.
Renata non si fece pregare ad accettare linvito e quando si trov assieme alla sua amica le parve di rivivere.
Poggio Mirtello era un vero paradiso, la villa era appoggiata sopra uno scoglio tanto che qualche volta vedendo davanti a s il mare azzurro infinito faceva leffetto dessere sopra un bastimento. Di dietro aveva uno splendido giardino ombroso, profumato, e un bosco tanto fitto nel quale si dimenticava il cielo, il mare, il palazzo sontuoso, e il mondo intero, tutti circondati da quel verde cupo, rinchiusi fra quellombra refrigerante. E in quei primi giorni le ombre misteriose del bosco avrebbero potuto raccontare i discorsi delle due amiche che, dopo esser state separate per parecchi mesi, avevano tante cose da raccontarsi, tanto desiderio despansione.
Fanny parlava della sua felicit, le narrava che il principe era tanto buono, affettuoso e gentile che non avea ormai alcun timore per il suo avvenire.
Poi discorreva dei suoi viaggi, e si faceva raccontare da Renata tutto quello che era avvenuto in quel tempo, la morte della nipotina, il dolore di Edoardo e le notizie di Villa Grazia.
Non sarebbero mai uscite per poter stare assieme pi liberamente, poi era cos bello il bosco nelle ore di sole e la sera la terrazza sul mare; ch non era piacevole correre sulle strade polverose e se non fosse stato per il povero principe, che sannoiava e proponeva ogni giorno qualche gita, non si sarebbero mossi.
Poi arrivarono nuovi ospiti, amici del principe, e un giorno venne Edoardo improvvisamente, stanco di girare il mondo, sentendosi una gran voglia di riveder la sorella.
Fu lieto di trovarsi con Renata e calm linquietudine di Fanny, che avrebbe avuto desiderio di evitare quellincontro, dicendole che ormai con Renata erano amici, avevano dimenticato il passato e tutti e due erano ragionevoli e contenti di trovarsi assieme da buoni cugini.
 Che combinazione!  disse Edoardo a Renata, il primo momento che la trov sola.
 Non sapevate che ero qui?
 No, vi assicuro, potrei dire dessere venuto per voi, farmene un merito, ma proprio non sapevo nulla.
  un bel caso.
 Non vi dispiace dunque?
 Anzi, tuttaltro, non siamo proprio amici! A patto di restar sempre tali, io sono contenta.
 Anchio son lieto di questa combinazione, sono tanto triste e infelice, che ho bisogno di trovarmi assieme a persone simpatiche che mi facciano dimenticare il passato.
Poi ancora per caso trovarono che il maggiordomo li avea messi a tavola luno accanto allaltro, e pareva proprio che fosse una strana combinazione, ma si trovarono sempre continuamente alle medesime ore, o nel bosco o sulla terrazza o nel salotto, e pareva che scegliessero gli stessi viali per passeggiare, e i medesimi sedili per riposare e per leggere tranquillamente. Fanny era occupata cogli altri ospiti che andavano e venivano alla villa, sicch i due giovani avevano piena libert di stare assieme, si trovavano tanto bene, i loro argomenti erano sempre tanto interessanti e la loro vena di discorrere cos inesauribile, che appena si lasciavano avevano desiderio di ritrovarsi ancora.
Quando Renata era sola si chiedeva se fosse bene quellintimit e se non dovesse procurare di star meno assieme ad Edoardo dopo quello che vera stato fra loro, tanto pi ora che lo sapeva diviso dalla moglie. Ma poi, egli era tanto discreto, mostrava,  vero, il piacere di star spesso con lei, le faceva un po di corte; ma era una corte cos cavalleresca, cos piena di riguardi, come un buon amico, chessa proprio non ci trovava niente di male e poi ci si divertiva, nel lasciarsi trasportare dalla corrente; essa aveva abbastanza esperienza di mondo per sapere fin dove poteva arrivare convenientemente e godeva di quei giorni, nella certezza che sarebbero terminati anche troppo presto.
Qualche volta quando si trovavano per delle ore soli, davanti al mare o nascosti fra lombre del bosco, si lasciavano andare a delle confidenze, parlavano del passato, ed Edoardo le diceva con rammarico:
 Pensare che se foste stata buona si poteva passare assieme tutta la vita.
 E sio avessi ucciso mio padre? pensato il mio rimorso!  dicea Renata.
Poi egli rimpiangeva daver voluto sposare Elisa nella sua smania di vendetta, e raccontava quello che avea sofferto con una moglie frivola, che non pensava che ai vestiti, ai ninnoli e alle vanit, come sua madre; che volevano sempre intorno una schiera di corteggiatori, ed erano vane, esigenti, civettuole.
Quando ne parlava si sentiva montare dal cuore una stizza, e si consolava soltanto pensando daver riacquistata la libert, lasciando la moglie libera di fare a modo suo e sciupare i suoi denari in mille capricci.
Quantunque lavesse voluto il suo male, Renata lo compiangeva, avevano tutte due la vita spezzata e quella comunanza di sorte li univa maggiormente.
Edoardo si occupava unicamente della cugina, cercava dindovinare i suoi desiderii per appagarli, non passava giorno che non le offrisse qualche cosa per mostrarle che pensava a lei costantemente, facevano delle combinazioni per trovarsi assieme, un giorno pensarono di fare una gara di pittura; presero i loro arnesi e si misero nel bosco luno accanto allaltro, per copiare lo stesso paesaggio, ma la pittura non andava tanto avanti e invece parlavano continuamente e si distraevano.
Un giorno che Edoardo sera spinto a dirigerle qualche espressione pi calda e pi tenera, essa si turb e disse che non erano i loro patti; non dovevano essere soltanto buoni amici?
Ma Edoardo voleva persuaderla che, non cera nulla di male ad essere anche qualche cosa di pi di buoni amici; infine, non potevano negarlo, cera una certa corrispondenza nei loro pensieri, lo sentivano senza poterlo spiegare, uno faceva vibrare nellaltro una scintilla che lo ravvivava, era la parte migliore di loro, il loro spirito che li univa in un sentimento nobile, elevato, e scacciarlo sarebbe stata una profanazione; infine che male cera in quel sentimento? il male era di non poter passare la vita vicini, per comunicarsi scambievolmente le loro idee.
Era la teoria di Renata, il sogno che avea sempre fatto, dun amore sublime, ideale, elevato, quella chessa udiva ripetere da Edoardo, le pareva come uneco dei suoi pensieri; infatti che male cera pensare luno allaltro, rendersi reciprocamente piacevoli e scambiare le loro idee e raffinarle in quello scambio? Era una cosa troppo bella; le riusciva impossibile rifiutare quel godimento innocente e stava ad ascoltarlo senza ribellarsi.
Ma intanto le settimane passavano rapide come i giorni e qualche volta dalle regioni elevate del pensiero scendevano alle cose reali, e si domandavano quando sarebbe terminata quella vita.
  un mese che sono qui e non posso restarci sempre,  diceva Renata.
 Fanny  cos contenta davervi vicina, che per ora non dovete pensare a lasciarla,  rispondeva Edoardo,  poi spero che troveremo il modo di vederci ugualmente.
Ma Renata pensava che a Villa Grazia non avrebbe potuto riceverlo, e nemmeno molto spesso in citt; non sarebbe stato conveniente, e forse pericoloso; ma tremava al pensiero di doversi dividere da lui.
 Voi siete libera, io altrettanto; cincontreremo per caso,  diceva Edoardo.
 Le finzioni non mi piacciono, piuttosto affronterei le chiacchiere del mondo.
 Perch pensare a queste malinconie!  soggiungeva Edoardo,  c tempo, tanto Fanny non ci manda via, dunque non pensiamo allincerto domani,  e finiva canterellando il brindisi di Maffio Orsini.
Era la fine di settembre e la villa si era popolata di una quantit di amici. Era arrivato il marchese di Solcio, sportman arrabbiato, che non parlava daltro che di corse, di cacce e di regate; i conti e le contessine di Sarnico, cugini del principe, e finalmente il duca e la duchessa Celani, sposi da poco tempo, due tipi alquanto piacevoli e strani, il duca che infarciva la sua conversazione di massime paradossali, la duchessa piena diniziativa con delle idee originali; che si divertiva a fare tutto diverso da quello che facevano gli altri, e avea sempre dei progetti bizzarri, e il coraggio di metterli in pratica.
Con tutta questa gente la vita si fece febbrile alla villa, ed ogni giorno si combinavano merende allaperto, trottate in numerosa brigata, cavalcate, partite di pesca e di caccia, e in quella baraonda Renata ed Edoardo non si trovavano quasi pi soli, avevano meno tempo di stare assieme, e desideravano ardentemente che quella gente chiassosa se nandasse per ritornare allantica e piacevole tranquillit.
Renata era sempre circondata dalle contessine Sarnico, che non le lasciavano un minuto di pace, e doveva rassegnarsi ad ascoltare i loro discorsi puerili, o poco interessanti, e prender parte ai loro giuochi, essa che ormai, per la sua et e per la sua vita emancipata, avea gi rinunciato alla societ delle ragazze, poi fra le altre cose avea anche il supplizio di vedere Edoardo sequestrato dalla duchessa Celani che si rivolgeva sempre a lui quando avea bisogno dun cavaliere.
Nei pochi momenti chesso si trovava con Renata si mostrava annoiato delle pretese della duchessa, che aveva dei capricci impossibili, come quello di uscire quando pioveva e pregarlo di accompagnarla, oppure che la mattina allalba mandava a picchiare al suo uscio perch la conducesse a fare una passeggiata.
 Ma non potete rifiutarvi?  diceva Renata.
 Come si fa, con una signora, tanto pi che spero ne avr per pochi giorni,  rispondeva Edoardo.
Renata si rassegnava, ma soffriva crudelmente e sospirava il giorno di riaverlo tutto per s, senza le esigenze della duchessa e senza quella noia delle signorine Sarnico che la seguivano come un cagnolino.
Il duca lasciava correre la moglie e dormiva fino a mezzogiorno dicendo che la campagna era fatta per riposare e non per faticarsi continuamente, e della sua opinione erano anche i conti di Sarnico, i quali non eran pi nella prima giovent e amavano le loro comodit.
Il marchese di Solcio colla sua mania per lo sport animava la compagnia, ora scommettendo col principe di arrivare col suo cavallo in tanti minuti alla meta destinata, oppure facendo, in costume da marinaio, una gara in canotto, o arrampicandosi sulla cima dun monte, e le signore dovevano assistere a quelle scommesse, formare il giur, e dare il premio al vincitore, premio che spesso consisteva in un mazzolino di fiori colto e combinato colle loro mani.
La principessa da perfetta padrona di casa si eclissava sempre, per lasciare emergere i suoi ospiti, la sua presenza la si sentiva dovunque quasi senza accorgersi, e forse era per questo che tutti si trovarono cos bene a Poggio Mirtello, dove avevano lillusione dessere in casa propria, col vantaggio daverne tutte le comodit senza le noie che accompagnano sempre lufficio di padrone di casa.
Un giorno combinarono una partita di tiro al bersaglio, che doveva essere interessante ed invitarono i villeggianti dei dintorni.
La gara era destinata per le ore due, ed un bel sole rallegrava quella giornata, e dava un aspetto festoso al giardino tutto fiorito e specialmente a quella parte riservata al bersaglio dove archi di fiori, trofei di bandiere variopinto aggiungevano allegria alla nuova bellissima scena.
Dal viale ombreggiato entravano i suntuosi equipaggi, dai quali scendevano delle signore e signorine belle e vivaci, vestite elegantemente con colori primaverili.
Tutti gli ospiti della villa andavano a gara per ricevere e condurre al posto assegnato i nuovi venuti, e i colori smaglianti dei vestiti, i bei visetti ombreggiati dai cappelli di paglia a larghe tese e coperti di ghirlande di fiori e di piume, gli ombrellini eleganti, tutto quello sfarzo e quei colori, in mezzo al verde delle piante, erano dun effetto magnifico e pittoresco.
E quelle persone formavano dei gruppi dai quali salzava un cicaleccio, delle risate argentine che scoppiavano nellaria come razzi luminosi finch ebbe principio la gara.
Allora tutti tacquero per non distogliere lattenzione dei tiratori, interessandosi a quel divertimento perch conoscevano quelli che ne facevano parte.
I tiratori si divisero in tre schiere, sicch le gare dovevano essere tre, e unultima nella quale dovevano prender parte soltanto i vincitori delle prime.
Tutti gli invitati erano intorno al bersaglio attenti ai colpi, ad ogni colpo sudiva qualche piccolo grido di signora nervosa, e si vedeva qualcuna sussultare dallo spavento; dopo qualche colpo poco fortunato, venne la volta del marchese di Solcio che colla massima disinvoltura prese la mira e colp il centro del bersaglio.
Un applauso scoppi fra la folla, e la contessa di Sarnico che aveva una lontana speranza che il marchese prendesse in considerazione le sue figliuole, caso mai pensasse a prender moglie, spinse le ragazze a portar un fiore al vincitore.
Egli sinchin cortesemente e le due giovanette col volto infiammato per la confusione tornarono al posto tra un altro scoppio dapplausi.
La seconda gara fu vinta da Edoardo, e Renata che gli si trovava vicina gli porse un mazzo di orchidee che teneva in mano, ma nello stesso tempo la duchessa Celani si stacc dalla cintura un pugnale dargento cesellato e disse porgendolo ad Edoardo:
 Permetta anche a me di dare un premio al vincitore.
Edoardo fu confuso e stette un momento perplesso non sapendo da chi incominciare, poi depose il fucile e prese contemporaneamente i doni colle due mani ringraziando le belle dame con un medesimo inchino.
La terza gara fu vinta dal padrone di casa: tutte le signore si mossero per portargli un fiore, ma Fanny si fece largo, arriv prima di tutti presso al marito e gli mise una odorosa cardenia allocchiello; il principe fece un inchino, prese la bella mano della moglie e la baci.
Un applauso pi entusiastico degli antecedenti scoppi a quella deliziosa scena coniugale, e tutti lodarono il pensiero gentile della principessa.
Lultima gara fra i tre vincitori fu vinta dal marchese di Solcio; ma con poca gloria.
Il principe non si curava di mirar giusto, perch come padrone di casa non voleva trionfare troppo.
Edoardo era distratto perch sera accorto che una nube aveva oscurato il bel volto di Renata, quando la duchessa gli avea dato il pugnale, e il marchese stesso dichiar che la sua era stata una vittoria troppo facile, perch i suoi competitori, in mezzo a tutte quelle signore, avevano perduta la testa.
Dopo la gara glinvitati si sparsero per il giardino, sotto ad un ombroso boschetto furono offerti dei rinfreschi, le conversazioni sanimarono e fu soltanto una brezza leggiera di vento e lombra che si faceva pi cupa che avvert quei signori, che savvicinava lora del tramonto e lasciarono la villa contenti della giornata, che avevano passata tanto allegramente.
La villa ritorn calma e silenziosa e tutti i suoi abitanti si sentirono invadere da quel languore e da quella spossatezza che si suole provare verso lora del tramonto dopo una giornata tumultuosa.
Il duca Celani avea fatto circolo in un angolo del salotto e raccontava al principe e ai conti Sarnico dello storielle allegre.
Renata, collocchio fisso sulla campagna, si sentiva invadere dalla malinconia e ascoltava distrattamente il cicaleccio delle contessine Sarnico che passavano in rivista gli abbigliamenti delle signorine intervenute alla festa e discorrevano degli incidenti della giornata.
 Perch,  disse la minore delle fanciulle,  la duchessa ha dato il suo pugnale dargento invece dun fiore?
 Lo sai,  rispose la sorella,  le piace far sempre diversamente dagli altri, ma dove  andata ora?
 Sar a girare col signor Sangalli,  disse laltra.
Renata soffriva; anchessa sera accorta della mancanza della duchessa e di Edoardo e avea avuto il dubbio che fossero assieme, e quel sentirlo ripetere dalla Sarnico le fece mutare il dubbio in certezza, e stava l fissando il giardino per vedere se li vedesse tornare. Fu sollevata quando vide venire da un viale la duchessa assieme alla principessa, ma di Edoardo nemmeno lombra, per pensava a lui e si chiedeva, se dopo essere stato un po di tempo colla duchessa non si fossero lasciati nelle vicinanze della villa per non dar sospetti; quel pugnale dargento le era proprio fitto in cuore e non le lasciava pace.
Quando si trov a tavola al solito posto, accanto ad Edoardo, gli disse:
 Dove siete stato dopo la festa che siete scomparso?
 Sono stato a dipingere in camera mia.
 Dipingere! con quella luce?
 Mi son collocato allaperto sulla terrazza.
Renata non rest persuasa e tacque sospirando.
 Perch siete cos triste?  le disse Edoardo.
 Ma,  rispose,  sono un po selvaggia; mi d noia tanta gente.
E si fece ancora pi malinconica quando la sera Edoardo chiacchier molto colla duchessa, essa soffriva tanto che si ritir presto nella sua camera accusando un po di stanchezza e di emicrania, ma quando fu sola, lontana, ebbe il pentimento daverli lasciati liberi; lidea cherano laggi nel salotto a chiacchierare e ridere fra loro la tormentava, e nello stesso tempo provava dispetto di non potersi liberare di quellamore che la faceva tanto soffrire.
Quella notte non chiuse occhio e l al buio ebbe delle allucinazioni nelle quali vedeva un pugnale dargento che uccideva il suo amore, e la duchessa che le rubava Edoardo, il suo amico, e lo portava via, lontano lontano, galoppando assieme sopra due cavalli per laperta campagna.
Il giorno appresso fu giornata di calma.
Edoardo, dopo aver fatto una comparsa alla colazione, non si fece pi vedere e non prese nemmeno parte ad una trottata in mail-coach, alla quale intervenne tutta la compagnia.
Nel pomeriggio la duchessa e la principessa e le contessine Sarnico sedettero, col ricamo in mano, nel bosco, mentre il principe, il marchese di Solcio e il conto Sarnico fumavano sigarette, parlavano di politica e raccontavano degli aneddoti.
Renata, prima di sedere accanto agli altri, fece una passeggiata col duca, sotto ai viali.
Essa era curiosa di sapere che cosa passava per la testa del duca, che lasciava tanta libert alla sua giovane sposa ed era indifferente che la corteggiassero, e perci cercava di trovarsi con lui per spiegare quel mistero.
Il duca parlava volentieri ed era molto ansioso di raccogliere notizie e di sapere la vita di tutti. Fin dal primo giorno che era venuto alla villa, Renata gli avea destata una grande curiosit, come tutto le cose che non si capiscono, perch egli non potea spiegarsi come una fanciulla bella e ricca come lei, non si fosse ancora sposata, sicch ad un certo punto, dopo che ebbero parlato di cose inconcludenti, si ferm e le chiese:
 Levatemi una curiosit che mi molesta fin dal giorno che ho avuto il piacere di conoscervi. Perch non avete preso marito?
 Per conservare la mia libert. Ma voi piuttosto, perch avete preso moglie?
 Per riacquistare la mia.
Renata lo guard in faccia sorpresa.
 Ora vi spiego,  disse il duca,  quando ero scapolo, pareva che fossi un buon partito ed ero bersagliato da tutte le mamme che volevano regalarmi le loro figlie; per togliermi questa noia ho preso moglie, cos mi lasciano in pace.
 E se foste stato infelice?
 Tutto dipende dal prendere le cose con filosofia, e cos anche la moglie, colla quale si finisce a star meno che colle altre signore; io poi non mi lagno della mia,  carina, mi lascia piena libert.
 Io non la penserei cos,  disse Renata,  se fossi un marito la moglie me la terrei tutta per me.
 Per morir di noia.
 Volete far dello spirito, ma non pensate cos.
 Vi assicuro che per il momento la penso cos, forse in seguito cambier, non siamo padroni dellavvenire; del resto ecco uno dei vantaggi dellaver moglie, ho potuto passeggiare lungo i viali e godere della vostra compagnia senza temer di compromettervi. Credete, il matrimonio non  una catena ma una liberazione dalle mamme che vanno a caccia dei mariti per le figlie.
 Per ci fu una mamma che ha ottenuto il suo scopo
 Vingannate, mia moglie era orfana, non avea nessuno al mondo, come voi, e lho sposata appunto per questa ragione, piuttosto daver dei suoceri, mi sarei affogato.
 E se vi foste innamorato seriamente di una fanciulla che avesse ancora al mondo i genitori?
 Impossibile, lamore  uninvenzione dei poeti.
Essa lo guardava in faccia e trovava strano quelluomo giovane ancora che rinnegava lamore; ci trovava piacere a chiacchierare con lui, ma sapeva bene che non era convinto di quello che diceva.
Intanto sera accostata al gruppo delle persone sedute e la duchessa disse che vedendo prolungarsi lassenza del marito era gelosa e temeva che Renata glielo avesse rapito, tutti per si domandavano che cosa fosse avvenuto di Edoardo che non sera visto in tutta la giornata.
 Forse un appuntamento con qualche signorina di quelle di ieri,  disse il marchese di Solcio.
La principessa lo difese, suo fratello era certo in una delle sue giornate di misantropia, nelle quali stava segregato dalla societ. Il principe diceva che aveva laria dessere un innamorato incompreso.
E le signore ridevano e si chiedevano che cosa ne pensasse la moglie lontana.
 Mia cugina  malata e non pensa che a curare la sua salute,  disse Renata.
Intanto si vide un punto scuro venir dalla villa e apparire e scomparire sotto alle piante.
 Ecco il signor Sangalli,  esclamarono le signorine Sarnico.
 Ecco il nostro disertore,  disse il principe, e vedendo che sera fermato non sapendo che direzione prendere:
 Edoardo, Edoardo!  grid,  qui da questa parte a destra.
 Finalmente,  dissero in coro,  vi siete fatto vivo.
 Ma scusate, ho lavorato un poco e mi sono passate le ore senza accorgermi.
 Via, sii sincero,  disse il Sarnico,  dopo colazione ti sei sdraiato e ti sei addormentato.
 No, non  vero, m passato il tempo dipingendo.
 E allora vediamo questo dipinto.
 Non si pu,  una sorpresa.
 Vedi che avevamo ragione.
 Ebbene, gi che lo volete, avr dormito.
La duchessa disse che dopo essersi riposati tutta quella giornata bisognava far la sera qualche cosa di nuovo.
 Balliamo,  dissero le contessine Sarnico.
 Bella novit!
 Proponi qualche cosa,  disse Fanny alla duchessa,  tu sei famosa per far progetti.
 Ebbene,  disse la duchessa,  io propongo una cosa nuova, strana, ma ricordatevi che nessuno deve opporsi.
 Ebbene, sentiamo.
 Ecco, una gita colle barche fino a Napoli, si va alla villa Nazionale a prendere un gelato e si ritorna a piedi, che bella passeggiata!
 E non si potrebbe tornare in carrozza?  disse il principe.
  sempre la solita cosa, mentre invece una passeggiata in buona compagnia al chiaro di luna....
 Andrete voi altri, per me certo non mi sento di venire da Napoli a Posilipo a piedi,  disse la contessa di Sarnico.
 Facciamo cos,  concluse la principessa,  manderemo le carrozze a Napoli per quelli che non vogliono camminare, gli altri torneranno a piedi.
 Benissimo!  esclamarono,  evviva la principessa che ha trovato il modo di contentar tutti.
Il pranzo per quel giorno fu pi animato del solito, perch a tutti sorrideva lidea di lasciarsi trascinare sul mare azzurro, di piombare in quella sera in piena vita cittadina, come un razzo, e sparire allo stesso modo.
Renata soltanto era triste allidea che tutte quelle gite offrivano occasione ad Edoardo ed alla duchessa, di stare vicini e chiacchierare, temeva che egli trovasse maggior attrattiva nel conversare colla duchessa che essendo una signora era pi libera, che con una fanciulla, e soffriva come se qualche cosa la rodesse internamente.
Edoardo saccorgeva di quella tristezza, immaginava quelle sofferenze e tentava di consolarla con parole buone.
Quando furono sul punto di entrar nelle imbarcazioni essa non pot fare a meno di dire ad Edoardo:
 Venite con me.
Egli rispose con unocchiata assentendo.
Nella prima barca entrarono la duchessa, la principessa, la contessa Sarnico, il marchese di Solcio ed il principe; nellaltra, le contessine, Renata, Edoardo, il duca e il conte. Quella combinazione non and molto a genio alla duchessa che avrebbe voluto anche Edoardo con s; ma infine anche il marchese le era abbastanza simpatico, le faceva la corte volentieri.
Le barche si staccarono da terra e si tuffarono nellonda bruna fra le risate di tutta la brigata.
Era una sera calda destate; e la brezza del mare, che accarezzava la faccia, dava un piacevole solletico e metteva tutti di buon cuore.
Mano mano che le barche si allontanavano dalla spiaggia il silenzio si faceva pi profondo, i lumicini della riva diventavano pi piccini e parevano un fantastico diadema di stelle che incoronasse il mare scuro e semplicemente increspato dalla brezza della sera.
Renato era seduta vicino ad Edoardo in modo che si toccavano i loro corpi, come in quel momento sentivano uniti i loro pensieri.
Ad un punto provarono tutti e due un prepotente bisogno di comunicare fra loro, ma la presenza degli altri glintimidiva, e unirono le loro mani, e si sentirono uniti come se un solo cuore mandasse fiotti di sangue ai loro cervelli.
 Come  bello!  disse Renata.
 Vi piace!  salt su il duca interrompendo le chiacchiere che stava facendo colle ragazze,  io per me vi confesso che se non fosse per la compagnia mi piacerebbe di pi trovarmi in un salotto bene illuminato.
 Ma la poesia della natura!  esclam Edoardo.
 Fisime dei poeti, il linguaggio della natura non sono mai riuscito a comprenderlo, mi piacciono i vostri giardini a patto che circondino una bella villa, e il mare a patto che vi si specchi una bella citt come Napoli. Ehi, rematore, non andate tanto lontano!  disse rivolto al barcaiuolo,  vicino, vicino, che si sentano i rumori della citt e che si vedano i lumi, laggi c il silenzio, e il silenzio  la morte.
Si erano accostati di pi alla riva e udirono delle allegre canzoni che uscivano da una barca.
 Bravi! bene! cos mi piace,  disse il duca,  un po di musica.
Quelli della barca intesero, si fecero pi vicini e continuarono a cantare seguendo la barca; il duca e le contessine ridevano e continuavano a dire: ancora, ancora.
Renata ed Edoardo tenendosi per mano si parlavano a bassa voce.
 Perch siete cos triste?  chiedeva Edoardo.
  un pugnale dargento che mi si  fitto in cuore.
 Che non fu gradito come certi fiori.
 I fiori saranno gi appassiti, quel pugnale li ha uccisi.
 Invece sopravviveranno pi del pugnale, che se vi fa piacere getter in mare.
 Davvero! non vi preme?
 Non mi preme che quello che mi viene da voi,  e le strinse la mano pi fortemente non potendo continuare la conversazione perch la musica era cessata.
 Ancora, ancora unaltra canzone, finch siamo giunti a Napoli.
 Signorino, abbiamo sete,  dissero i cantanti.
 Ecco!  e il duca gett una moneta dargento che fu presa da uno di loro.
 E a me signorino non mi date nulla.
Unaltra moneta cadde nella barca.
Allora quei della barca cominciarono ad azzuffarsi e a chiedere ancora, ma il duca era stanco e poi si avvicinavano alla villa Nazionale che tutta illuminata faceva a quella distanza un effetto fantastico.
 Avanti, avanti!  disse il duca ai barcaiuoli.
E quelli dietro a rincorrerli cantando sempre sforzando la voce, stonando e chiedendo ancora quattrini.
Ma quelle voci furono soverchiate dal concerto musicale che veniva dalla Villa, le due imbarcazioni toccavano gi la riva e scesero tutti salutandosi e formando ancora una brigata.
Salirono chiacchierando e rimasero per un momento abbagliati dallilluminazione della Villa, dal chiasso della musica e dalla gente che vi si era radunata.
Ebbero da fare per trovare dei tavolini e fu ancora pi difficile trovar delle sedie, i signori dovettero proprio andare allassalto di sedie per mettere a posto le loro dame; finalmente si sedettero tutti e ricominciarono le chiacchiere, lallegria si fece pi rumorosa sorbendo i gelati.
Quella comitiva elegante attrasse sul principio gli sguardi di tutta la gente, che prendeva il fresco bevendo il gelato.
Vi fu qualcuno che riconobbe il principe e savvicin a salutare la compagnia.
 Come, siete qua? non siete in campagna?...
 Ma! fu capriccio di venire a prendere il gelato alla Villa.
 Ve lo siete guadagnato colla strada che avete fatta.
 Sicuro, e si ritorna a piedi.
 Davvero? Me ne rallegro.
Quellessere piombati tutto ad un tratto in mezzo alla vita cittadina, rivedere e salutare qualche amico, poi vedere tutta quella gente allegra, animata, seduta intorno alla musica, udire i canti dalle barche illuminate che venivano dal mare, il rumore degli equipaggi e delle carrozzelle che veniva dalla via, tutto questo dava un eccitamento insolito a quella brigata giunta in quel luogo dalla tranquillit della villa, ed erano tutti di buon umore compresa Renata, che, dopo le dichiarazioni fattele da Edoardo nella barca, si sentiva felice.
Al ritorno si trov ancora vicino al cugino che le offerse il braccio, e cos un po discosti dagli altri chiacchierarono pi liberamente.
Era tanto tempo che non avevano trovato lopportunit di lasciarsi andare ad una di quelle conversazioni nelle quali trovavano tanto godimento, che ne gustavano tutto il piacere, dimenticandosi dei compagni che avevano innanzi, camminando adagio per esser pi soli, senza accorgersi n della strada n dei passanti.
Erano gi a Mergellina, e i rumori della citt andavano morendo, le vie si facevano pi spopolate, lilluminazione era pi debole, tanto che cerano dei tratti di via avvolti in una semi-oscurit.
E i due giovani andavano avanti lentamente, ora chiacchierando con animazione, ora silenziosi sospirando.
 Perch siamo destinati a passar la vita lontani noi che insieme si sarebbe cos felici?  disse Edoardo stringendo il braccio di Renata e portandolo al cuore.
 Di chi  la colpa?  disse Renata.
 Non ridestate il mio rimorso, che mi rode lanima e tormenta la vita, ma il nostro amore non pu essere senza speranza, siamo liberi tutti due.
 Ed Elisa?
 Non me ne parlate;  malata, non pu vivere molto, dice il dottore, e sio tornassi libero!
 Non dite di queste cose, mi fate male,  disse Renata staccandosi dal suo braccio e scostandosi.
Egli la segu e la supplic di perdonargli, non sapeva quello che si dicesse, perdeva la testa, ma non era possibile che fosse condannato ad essere infelice tutta la vita, aveva bisogno di una speranza che lo confortasse, egli le prendeva la mano e gliela baciava, era realmente un po pi espansivo del solito.
Renata, con una corsa, sera avvicinata al resto della compagnia per interrompere quei discorsi che la turbavano.
Dopo lallegria del principio della serata, erano tutti un po stanchi e si sentirono invadere dalla malinconia dellora e della solitudine. Avevano passato molto allegramente la sera; ma tutti sentivano il bisogno di raccogliersi e di ritirarsi nelle proprie camere.
Sul punto di darsi reciprocamente la buona notte, Edoardo trov ancora il modo davvicinarsi a Renata e con voce supplichevole disse:
 Posso sperare?
 Buona notte,  rispose la fanciulla; ed entr rapidamente nella sua stanza per non ricominciare la conversazione interrotta.
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CAPITOLO 26.
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Quando fu sola, Renata raccolse le proprie idee e non si sent voglia di coricarsi.
Aveva udito Edoardo parlarle della morte dElisa e non ne avea provato orrore e non lavea scacciato per sempre lontano da s? dunque era una colpa il suo amore! Non era lamore buono ideale dei suoi sogni, non era il sole che riscalda il cuore, la luce che rischiara lesistenza, ma una bufera che tutto travolge e tutto distrugge nel suo furore. Si sentiva che sarebbe divenuta anche lei cattiva, egoista, che avrebbe tutto sagrificato per esser felice, e vedeva il suo grande amore trasformarsi in un sentimento cattivo, divenire ad un tratto unopera diabolica, una colpa. E si irritava con Edoardo perch non lo poteva odiare; con s stessa perch era stata ad ascoltarlo, perch ancora provava la dolcezza daver passato quasi tutta la sera accanto a lui, era inquieta, nervosa, sentiva che se continuava a rimanergli vicina non avrebbe potuto resistere al suo amore che diventava una passione perversa, al punto da desiderare la morte di Elisa perch potesse trionfare.
Poi la sua immaginazione andava galoppando e comprendeva come una passione potesse trascinare a perdere la ragione o magari condur al delitto.
Dal desiderare la morte duna persona, allucciderla se loccasione si fosse presentata, non era che un passo, ed essa vedeva gi Edoardo cambiarsi in un delinquente, in un assassino; eppure non poteva odiarlo, si sentiva vinta dalla forza di quellamore che non avrebbe indietreggiato nemmeno davanti ad un delitto.
Pass una notte insonne, tormentata da quei pensieri, e si calm dopo aver presa la risoluzione di partire, di andare lontana da Edoardo, di non vederlo mai pi.
Salz pi calma, ferma in questa risoluzione, si trattava soltanto di trovare un pretesto per partire subito, cerc di evitare di trovarsi con Edoardo temendo di non aver coraggio, vedendolo, di persistere nel suo proposito; quel giorno la duchessa punta sul vivo desser stata abbandonata la sera prima, lo volle tutto per s, e si fece accompagnare da lui ad una passeggiata, trov argomenti di discorso che lo interessarono, fu brillante, spiritosa, inesauribile, tanto che egli si lasci trasportare dal fascino di quella signora bella ed elegante e non pens a Renata. Questa si sentiva rodere dalla gelosia, tanto che rinunci alla partenza immediata per non lasciare la duchessa padrona del campo, e pens:
 Rester anchio tutta la settimana, poi me nandr cogli altri;  era lunica concessione che faceva al suo cuore.
In quei giorni ebbero spesso occasione di trovarsi soli, ed egli per far dimenticare il tempo che dovea dedicare alla duchessa per non esser scortese, era con lei pi gentile ed espansivo. Ma essa soffriva sempre, continuamente; tanto quando lo vedeva occuparsi della duchessa, come quando le chiedeva con insistenza una speranza cessa non poteva dargli.
 Dio mio,  le diceva,  mi farete morire; non vedete che non dormo, non mangio pi? voi proprio non avete cuore.
E si vedeva chiaramente che egli soffriva, aveva intorno agli occhi due solchi neri, profondi, mangiava pochissimo e chiedeva una forza fittizia al vino e al cognac, ci che lo esaltava maggiormente e lo rendeva pi insistente presso Renata.
 Sentite, se mai fossi libero un giorno.... vi giuro che non far niente per esserlo, non tenter nemmeno dottenere il divorzio, quantunque sia facile a noi figli della libera America.... ma se mai venisse quel giorno?
E Renata sentiva a quelle parole salirle al cervello una speranza che cacciava subito come un sogno colpevole e rispondeva:
 No, mai, tacete, tacete, soffro troppo.
Intanto gli ospiti della villa incominciavano a partire ad uno ad uno.
La duchessa Celani sul punto di stringere la mano ad Edoardo gli disse:
 A rivederci, ricordatevi che mavete promesso una visita, quando sar nella mia villa sul lago di Como.
Il marchese di Solcio fu uno degli ultimi; e la vigilia della partenza ebbe un colloquio con Renata.
Le disse che tutti quei giorni lavea ammirata in silenzio, ma prima di partire voleva esprimerle limpressione che avea fatto al suo cuore, e le chiedeva la sua mano.
Renata lo ringrazi commossa di quellaffezione discreta; ma non accett.
 Il mio cuore  morto,  disse,  e sarei per voi una triste compagna.
E quando Edoardo un giorno la torturava ancora colla solita domanda.  Posso sperare?  Essa rispose:  Se non mi lasciate in pace, per togliervi ogni speranza, sposer il marchese.
Ma rimase ancor pi sorpreso quando un giorno la vide scendere dalla sua camera vestita da viaggio e stendergli la mano per dirgli addio.
 Come! partite?  disse il giovine facendosi pallido come un morto.
  necessario,  rispose Renata.
 No, aspettate; vi accompagner.
 Non ve lo permetto, e vi auguro di esser felice, ritornate da Elisa.
 Non vedete che mi fate male? siete crudele.
 Coraggio,  disse, avvicinandoglisi allorecchio,  e pensate qualche volta a me.
Fanny sal nella carrozza per accompagnarla alla stazione.
 Come ti ama!  le disse,  e come mi sar difficile consolarlo.
 Pensare che se non avea tanta fretta di vendicarsi, si poteva ancora esser felici,  disse Renata piangendo e abbracciando lamica, unendo in uno stesso dolore il distacco da Edoardo e dalla casa ospitale, dove avea passato tanti bei giorni, per ripiombare nella solitudine.
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CAPITOLO 27.
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La marchesa di Belfiore andava verso la fine dautunno colla figlia ad abitare un villino, che si specchiava nel mare, presso Nizza.
Elisa era ammalata di petto e i medici le avevano consigliato un clima tiepido e dolce, ed essa seguiva volentieri il consiglio dei medici, perch a Nizza si trovava bene, avea molti conoscenti e faceva una vita brillante, pi di quello che avrebbe potuto fare nella sua citt, colla sua salute gracile e delicata.
Era sempre circondata da uno stuolo di vagheggini che le facevano la corte, e pensava al marito come se non esistesse; in quanto alla marchesa Emilia, diceva che era ben meglio la lasciasse in pace.
La marchesa diceva dessersi finalmente persuasa che Edoardo avea delle idee affatto borghesi, avea creduto che il denaro potesse far perdere certi pregiudizii, ma sera ingannata; il Sangalli era sempre un villan rifatto, ed era meglio che rimanesse lontano e le lasciasse in pace. Il loro disprezzo per luomo che pure avevano tanto desiderato e al quale dovevano la ricchezza, era giunto al punto, che non volevano saperne nemmeno del suo nome, e a Nizza tutti le conoscevano per marchese di Belfiore, si sapeva che Elisa aveva un marito in qualche parte del mondo, ma visto che essa era carina e simpatica, e questo marito era molto invisibile, nessuno se ne curava.
E se Elisa era circondata e corteggiata da tutta la colonia di oziosi che passava a Nizza la stagione invernale, se per la sua eleganza era la regina di tutte le feste, anche la marchesa Emilia sfoggiava degli abbigliamenti giovanili ed aveva dei cavalieri serventi che forse si divertivano a dirle dei complimenti per passare il tempo, oppure sinchinavano al suo nome e al suo titolo, ed essa si ringalluzziva quando si mirava nello specchio, e con occhio indulgente trovava che quel po di pinguedine incipiente, che doveva alla sua vita agiata e tranquilla degli ultimi tempi, le dava una freschezza quasi giovanile, e che i suoi quarantacinque anni potevano anche passare per trentacinque, specialmente se aveva cura di mostrarsi nella penombra del suo salotto, oppure di sera, alla luce dolce che pioveva dalle lampade coperte di trina, e di non dimenticarsi di coprire la faccia con un velo quando si esponeva alla luce sfacciata del sole.
 Che peccato!  dicea sempre alla figlia, non aver potuto incominciar prima questa vita.
 E che peccato chio sia cos debole e non possa reggere alla fatica,  dicea Elisa,  eppure non ho nulla, non mi sento male, e mi stanco cos presto!
E la salute gracile di Elisa era il punto nero delle due donne, e quello che  peggio pareva che ogni anno si facesse pi debole e delicata, n servivano le cure dellestate, n il rimanere tutto linverno in quellambiente tiepido, in quellaria pura e balsamica.
Se di giorno usciva, la sera dovea coricarsi presto, e viceversa se voleva la sera prender parte a qualche divertimento dovea alzarsi soltanto allora del pranzo.
Qualche volta le veniva il dubbio di morir presto, allora faceva uno sforzo e diceva di voler godere la vita, di volersi divertire, e per qualche giorno la si vedeva in tutte le feste, vestita con eleganza, risplendente di gemme, colla faccia colorita dalla febbre, e andava, andava come una macchina, chiedendo ai nervi unenergia fittizia, eccitata dal movimento, dalla gente, finch non ne poteva pi e doveva abbandonarsi accasciata dalle fatiche, e rinchiudersi in casa o mettersi nelle mani dei medici.
Era disperata allora per timore di morire.
 Non voglio,  diceva,  non voglio morire,  cos bella la vita!
Poi venivano i giorni della convalescenza, nei quali si sentiva rinascere; allora, sdraiata sul suo seggiolone, avvolta in una elegante veste di camera, riceveva gli amici, e mentre stava inerte, godeva delle chiacchiere che si facevano intorno a lei, delle premure che tutti mostravano per la sua salute, e gustava la volutt di sentirsi accarezzata come una bimba.
Quantunque Edoardo non le scrivesse mai, pure dalle chiacchiere degli amici comuni, che capitavano di tanto in tanto a Nizza, conosceva la di lui vita; cos avea saputo che sera trovato assieme a Renata dai principi di Poggio Mirtello, e che era stato molto assiduo presso la bella cugina.
Che suo marito facesse la corte a tutte le signore, poco le importava, ma trattandosi di Renata sentiva un dispetto tale, che le logorava sempre pi lesistenza.
 Voglio vivere,  diceva,  non fossaltro, per impedire ad Edoardo quella felicit che il destino mi nega.
E in quella smania del vivere, si curava esageratamente, passando intere giornate senza uscire di casa, mentre la marchesa Emilia che amava divertirsi faceva delle corse ogni tanto a Montecarlo, dove le emozioni del giuoco davano una scossa ai suoi nervi, e ritornava, allegra, piena di vita, specialmente se la fortuna le era stata propizia.
Della salute della figlia non si preoccupava, e non voleva nemmeno accorgersi che deperiva ogni giorno.
Diceva chera viziata, che si stava ad ascoltare, che non avea la forza di superare un po di malessere, ma non era nulla, ed intanto si divertiva spensieratamente e godeva la vita.
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CAPITOLO 28.
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Renata, lasciata lamica, and a Villa Grazia, non collintenzione di rimanervi, ma per calmare i nervi agitati, per avere un po di quiete e raccoglimento.
Era giovane, bella, piena di forza e di salute, eppure capiva che la vita non aveva ormai pi attrattive per lei; rivide con indifferenza Villa Grazia, dove aveva tanti ricordi di giovinezza e dove andava sempre con gioia.
Tent di ritornare alle favorite sue occupazioni, ma nulla la interessava, sentiva un vuoto nel cuore e nella mente. Avrebbe desiderato lasciarsi andare ad un sonno eterno, per poter tutto dimenticare, unico retaggio quando la vita non ha pi speranza. Quellamore chessa aveva sognato come una fiamma sfolgoreggiante, che tutto illuminava, ora lo vedeva offuscato, imbrattato di fango, avvilito dalle passioni pi basse.
Se prima lo aveva riguardato come emanazione del cielo, ora lo calcolava qualche cosa di diabolico, di fatale, e tale da mutare il cuore degli uomini e avvelenarli col suo alito malefico. Sentiva che tutto il suo essere subiva una trasformazione, non credeva pi nelle cose alle quali avea creduto fino a quel momento, la sua fede avea ricevuto una scossa mortale, diventava scettica, dubitava del mondo, di s stessa, di tutto.
Desiderava la morte, eppure non avea coraggio di cercarla, e limplorava dal cielo come una grazia; si chiedeva qual colpa dovesse espiare per essere condannata a vivere senza speranza, a trascinare unesistenza che la opprimeva, in mezzo ad un mondo egoista del quale scopriva soltanto in quel momento il suo vero essere.
Nel lasciare Fanny, il suo pensiero era di correre, di girare il mondo, andar lontano, ma poi a che scopo? Avrebbe fuggito i suoi amici, i suoi simili, ma non avrebbe potuto fuggir s stessa, e il suo dolore se lo sarebbe trascinato dietro come una catena.
Avrebbe voluto andare, e non avea coraggio di portare in giro la sua tristezza, e l, nel suo salottino, pensava, pensava, senza aver forza di muoversi o di cercare lobblio in unoccupazione.
Il pianoforte stava chiuso e muto in un angolo, il ricamo e i pennelli riposavano dimenticati, i volumi erano chiusi nella biblioteca, ed essa era l affranta, sola, senza nemmeno la forza di rifiutare il cibo che alle ore consuete le mettevano davanti; per lasciarsi morire.
Qualche momento le pareva di perdere la ragione, ed essa sarebbe stata contenta dincretinirsi al punto di non capir niente, e di vivere come quegli insetti che vedeva camminare nel suo giardino, senza pensare, senza ragionare, e piombare inconsciamente nel nulla.
Ma se uno pu pensare a uccidersi, non pu far che la sua mente sintorpidisca, non pu far tacere il pensiero, frenare limmaginazione; vi sono in noi dei fenomeni indipendenti dalla nostra volont che dobbiamo subire nostro malgrado, e che ci mostrano quanto siamo impotenti.
Renata non poteva spiegarsi il perch della trasformazione avvenuta nel suo cuore, n in che modo fosse tanto mutato il suo pensiero e vedesse il mondo tanto diverso da pochi giorni prima; ma sentiva che ormai quella trasformazione era definitiva, non sarebbe pi ritornata come nel passato; unaltra Remata era sorta dalle ceneri della prima, stanca della vita, senza ideali e senza fede.
Essa aspettava che le venisse unispirazione di muoversi, di far qualche cosa, e intanto passava le giornate sola, fuggendo i suoi simili, spesso passeggiando nei boschi, nei sentieri meno frequentati, procurando di stancarsi per poi poter dormire un sonno profondo che la togliesse ai pensieri che lopprimevano.
Non badava al freddo, alla pioggia, alla neve, contenta se le sofferenze fisiche potessero soverchiare quelle morali; ma il suo fisico robusto non soffriva delle intemperie, anzi in mezzo a loro pareva che acquistasse pi vigore: essa era come la quercia che non si piega, e quello stesso disprezzo che avea per la vita pareva le servisse di corazza, tanto resisteva al caldo, al freddo, allinfuriare della bufera, e trovava strano che, mentre tante vite preziose cadono ad un soffio, la sua, che non serviva a nulla, fosse tanto resistente.
Era una giornata di novembre umida e grigia, di quelle che mettono nel corpo i brividi della febbre, e nellanima una tristezza che fa pensare alla giovinezza che passa, al freddo della tomba e vengono a galla tutte le cose tristi che stanno nascoste nel fondo dellanima.
Renata girava solitaria nei boschi che si andavano spogliando del loro verde, camminava a lenti passi sulle foglie cadute, che formavano come un tappeto giallo e sdrucciolevole, attraverso i rami quasi nudi osservava il cielo grigio, plumbeo, e gustava quella tristezza della natura che pareva uneco di quella della sua anima, vagava sui sentieri fangosi senza una meta, e senza un desiderio, sinternava dove il bosco era pi cupo e dove i rami pi intralciati e gli alberi pi resistenti toglievano anche a quella scarsa luce, di penetrare.
Ad un tratto si scosse sentendo un fruscio di rami e vide unombra venire incontro a lei.
Essa non avea paura di nulla, non facendo alcun conto della vita, ma quando quellombra si avvicin e riconobbe Edoardo Sangalli, sent un tremito trascorrerle per le vene, non pot reggersi, dovette appoggiarsi al tronco dun albero, e pass qualche minuto prima che potesse parlare.
  una vera persecuzione,  disse finalmente quando pot trovare un po di fiato.
Edoardo le si era inginocchiato dinanzi e le chiedeva perdono.
 Non posso vivere senza di voi,  le disse,  uccidetemi, ma non proibitemi di vedervi. Sono due giorni e due notti che giro pei boschi come un vagabondo, mi avete proibito di venire in casa vostra, e soltanto la notte osavo avvicinarmi a Villa Grazia, per essere pi vicino a voi. Abbiate piet di me, non vedete come sono ridotto?
Infatti al vederlo colle scarpe e i calzoni inzaccherati, colla barba lunga, il cappello sciupato dalla pioggia, non si sarebbe certo riconosciuto in lui lelegante giovanotto, lidolo delle signore, il cavaliere compito che le faceva sospirare nei salotti alla moda.
Renata nebbe compassione, e disse colla sua voce che cercava di rendere dolce e pietosa:
 Che volete, Edoardo! rassegniamoci,  il destino che non ci vuole felici, pieghiamo il capo ai voleri duna forza contro la quale non possiamo lottare.
 Ho tentato, non posso,  pi forte di me, e poi sha un bel dire rassegniamoci. Perch? perch, vedete, non  umano, essere infelice, soffrire, penare, quando si potrebbe essere tanto felici. Sentite, Renata,  e s dicendo fece un passo per avvicinarsele.  Avete mai veduto lammalato rifiutare il farmaco che doveva dargli la salute? il prigioniero sopportare in santa pace le sue catene? Avete mai visto il naufrago rifiutare una tavola di salvezza? Anchio, vedete, non voglio che la mia vita sia spezzata, ho diritto anchio alla mia parte di sole, voglio sperare, ed ho bisogno di voi, della vostra presenza, di esservi vicino, di respirare laria che respirate.
 Chi parla dinfelicit! Voi che avete la ricchezza, la giovent, siete un uomo, il mondo  vostro,  rispose Renata.  Ma addio, vho ascoltato abbastanza,  e fece per allontanarsi.
 Fermatevi, Renata, ascoltatemi, vi supplico in ginocchio come si prega la Madonna, non mi lasciate,  e la prese per mano e la fece sedere accanto a s su un mucchio di sassi.
 Voi dite che ho tutto il mondo davanti a me,  riprese;  ebbene tutto darei, le mie ricchezze, la mia giovent, tutto perch voi mi concedeste di venirvi vicino, di sperare che un giorno sarete mia.
 Ma non sapete che questa speranza  un delitto? mi fate orrore,  e tentava di allontanarlo, ma non aveva abbastanza forza, anchessa subiva il fascino di quella voce, di quella vicinanza; lo scacciava, ma debolmente, e senza energia.
 Sentite,  egli le disse,  perdonatemi, ma non sono un uomo forte come credete, io sono stato viziato fin da bambino, ero ricco, amato dai miei genitori, ed ho veduto tutto piegare ai miei desideri, voi sola mi avete resistito, e resistete e mi scacciate, ma perch? che cosa vi ho fatto perch dobbiate essere cos crudele?
 Ma non vedete che perdete la ragione? calmatevi, Edoardo, pensate che appartenete ad unaltra, che siete stato voi a volerla.
 Fui pazzo allora, era il mio orgoglio ferito, il desiderio di vendicarmi, fui pazzo.
 Ebbene ed ora dovete sopportarne le conseguenze, di chi la colpa?
  vero, la colpa  mia e mi castigher, morir perch cos non posso vivere.
 Se avete per me un po daffetto non dite sciocchezze, la nostra vita non ci appartiene, non abbiamo diritto di togliercela, non siamo noi che abbiamo voluto nascere e non dobbiamo infliggere questo dolore a quelli che ci amano; anchio desidero la morte e laccoglier sorridendo, sono sola al mondo, la mia vita  spezzata, ma pure trasciner fino allultimo la mia catena senza lagnarmi.
 Voi siete una santa, ma io non lo sono. Voi sola potete farmi vivere, siete libera, non dovete render conto a nessuno delle vostre azioni, andiamo lontano assieme, ignorati da tutti quanti, come saremo felici!
 Siete pazzo! e quello che dobbiamo al mondo, a noi stessi?
 Non siete il mondo per me?  disse Edoardo.
 Non sapete che sul mio stemma sta scritto Senza macchia!  soggiunse Renata.  Dio mio, come sono colpevole! mi proponete uninfamia ed io sto ad ascoltarvi.  una fatalit che pesa sopra di noi, ma cos deve essere; se vogliamo conservarci onesti non dobbiamo rivederci mai pi.
 Non lo potr.
 Ve ne prego.
  impossibile.
 Ebbene sar pi forte, fuggir, mi nasconder. Addio, non ci vedremo mai.
 No, Renata, non  possibile.
 Fate conto che io sia morta.
Edoardo la teneva per una mano, essa tentava invano di svincolarsi; sentiva che non poteva pi stare l in quel luogo isolato, con lui.
 Lasciatemi,  disse facendo un ultimo sforzo,  altrimenti grido, chiamo aiuto.
 Ebbene sia, ma se un giorno sar libero vi cercher in capo al mondo, e vi far mia, ho bisogno di questa speranza per vivere. Addio!  e s dicendo la trasse vicino a s e le diede sulla bocca un bacio ardente.
 Addio per sempre,  disse Renata liberandosi da quella stretta e fuggendo attraverso i cespugli intricati del bosco, saltando gli ostacoli e dileguandosi in mezzo a quei viali cupi e silenziosi.
Pareva una lepre inseguita dal cacciatore, e corse cos senza tregua finch fu in vista della sua casa, poi rallent il passo, si ricompose ed entr calma nel suo salottino.
Ci volle molto tempo prima che riordinasse i propri pensieri, una cosa sola vedeva chiaramente, ed era che dovea andar lontana, nascondersi, magari cambiar nome, far di tutto perch Edoardo non la potesse seguire, sentiva che alla sua presenza tutti i buoni proponimenti si affievolivano, che le forze le mancavano, che la corruzione avrebbe potuto entrare nel suo animo.
Renata Landucci poteva essere infelice, ma non avvilirsi, essa voleva sempre poter portar alta la testa davanti ai suoi simili, lo doveva al suo nome illustre, alle tradizioni di famiglia, alla sua coscienza.
Per non provare il rimorso di quel bacio che Edoardo le avea dato e di cui sentiva ancora limpressione sul volto, sapeva che doveva essere il primo e lultimo, e come il bacio che si d ad una persona cara sul letto di morte, altrimenti non se lo sarebbe mai perdonato.
Essa voleva partire, andare lontano, alla ventura, non sapeva nemmeno dove sarebbe andata, ma volea ad ogni costo che Edoardo perdesse la sua traccia, e durante la notte che segu quella giornata piena demozioni fece colla sua cameriera i preparativi per un lungo viaggio. Il giorno appresso, quando tutto fosse stato pronto, sarebbe partita col primo treno, qualunque ne fosse la direzione, non lasciava nessun indirizzo, avrebbe scritto in seguito i suoi ordini.
Le pareva dessere un figlio di Caino condannato a girare per il mondo senza una meta fissa, oppure una zingara, che non sa la mattina dove dormir la notte; ma si trovava pi infelice di tutti, perch colui chessa era costretta a fuggire laveva sempre fisso nella mente, in carrozza, in ferrovia, sul mare, egli era sempre presente alla sua fantasia, lo vedeva nei sogni, e qualche volta aveva lallucinazione di vederlo vivo davanti a s.
Essa diventava superstiziosa, non poteva spiegarsi quella ossessione, che pensando a tutto quello che avevano creduto gli antichi, di filtri e di opere diaboliche; era una cosa sopranaturale limpero che quelluomo esercitava nella sua mente, era certo il diavolo che voleva perderla; altrimenti non sarebbe stato possibile, che qualche volta potesse avere una speranza, e le venisse lidea della morte della cugina senza fremere, e pregava e supplicava Dio che la salvasse dagli spiriti maligni, perch se cera il demonio, doveva esserci anche Dio.
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CAPITOLO 29.
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Renata dopo una giornata di viaggio si ferm a Montecarlo. Sera trovata per caso in vagone diretto a Genova, forse per trovare un clima mite e una natura ridente, o forse per essere pi sicura dalle persecuzioni di Edoardo, che evitava di avvicinarsi a Nizza per non incontrarsi con la moglie e specialmente colla suocera. Si ferm in quel luogo per tentare il giuoco e provare quellemozione affatto nuova, nella speranza di trovare lobblio delle sue pene, e di calmare lorgasmo del suo cuore.
Non pensava alla stranezza del fatto di trovarsi sola in un luogo dove convengono da tutte le parti ogni sorta di persone, e non tutte sono fior di virt. Ma ormai essa era emancipata e diceva:
 Se mi trover male, partir.
Ma anche in mezzo a quella folla variata che si mutava ogni giorno, essa si trovava sola, evitava di parlare coi vicini; alle cortesie che le usavano rispondeva freddamente e in modo dallontanare qualunque confidenza.
Tutti lammiravano, ma col rispetto dovuto, se si avvicinava al tappeto verde cercavano di farle posto; nei primi giorni essa si content di osservare gli altri e non volle prender parte al gioco.
Se non fosse stata tutta assorta in s stessa, le avrebbero fatto ribrezzo tutti quegli sguardi avidi doro, tutte quelle persone che cercavano di spogliarsi a vicenda, tutto quelloro che ridestava le pi basse passioni di quella moltitudine, ma essa non vedeva nulla, tanto era assorta nei suoi pensieri.
Un giorno si decise a gettare una moneta doro sul tappeto verde per vedere se la perdita o il guadagno potesse scuoterla.
Il gioco le fu favorevole e quella moneta si moltiplic, ma essa non ebbe nessuna emozione. Un altro giorno perdette, ma sempre colla medesima indifferenza. A che cosa le serviva il danaro? Poteva ridarle la felicit scomparsa per sempre?
Pensava gi di abbandonare anche Montecarlo quando un giorno sincontr colla marchesa di Belfiore.
 Come,  le disse la zia,  sei qui e non pensi di venirci a vedere? Sei proprio cattiva. Ed io che aveva domandato tue notizie e nessuno mi seppe dir nulla di te, sempre capricciosa e misteriosa.
 No, zia, soltanto, essendo sola, vado dove il destino mi porta, senza scopo e senza meta; ma come sta Elisa?
 Benissimo,  un fiore, ma verrai a vederci, non  vero? Siamo intesi, come sono contenta daverti trovata! per oggi non ti lascio; dimmi, sei venuta per tentare la sorte al gioco? voglio fare un po di chiacchiere con te,  tanto tempo che non stiamo un po assieme.
Cos tenendosi sotto il braccio girarono pei viali del giardino invitate da un sole primaverile, quantunque il calendario segnasse la fine di dicembre, poi si sedettero in un angolo, e l, la marchesa di Belfiore incominci a narrare alla nipote tutta la sua vita di quegli ultimi tempi.
Essa si lagn molto di Edoardo che trascurava la moglie ammalata.
 Aveva ragione tuo padre,  disse,  di non approvare quel matrimonio, questi borghesi sono fatti duna pasta diversa dalla nostra; capisco, sannoia di venire con noi, ma almeno conservasse lapparenza, si curasse della forma, ma  brutale,  proprio un vero borghesuccio, non capisce come una persona del nostro rango abbia bisogno desser circondata, daver quasi una corte, tanto pi se  abbandonata comegli lascia la moglie; egli avrebbe voluto che rimanesse in casa a filare la lana e non ricevesse che qualche vecchio rimbambito. Fai bene tu a conservare la tua indipendenza, tutti eguali questi mariti.
Renata lasciava parlare la zia e rispondeva a monosillabi; la sua mente andava lontana e pensava come sarebbe stata invece felice di poter vivere sola con Edoardo e come avrebbe rinunciato per quella felicit a tutti gli amici, a tutti i corteggiatori. Essa non sera mai trovata tanto bene colla zia come in quei giorni, perch o bene o male le parlava di Edoardo; e poi per quanto non fosse mai andata troppo daccordo con quei suoi parenti pure le rammentavano i primi anni della giovinezza, e in quellisolamento in cui si trovava col presento incerto e lavvenire triste, che avea in prospettiva, pensava volentieri al passato, che, se non era stato ridente, almeno era stato calmo e tranquillo.
Era anche in un momento dindecisione, non sapendo precisamente dove avrebbe rivolti i suoi passi, sicch pens di rimanere ancora in quel luogo come unico rifugio dalle persecuzioni di Edoardo.
Non pot fare a meno di andare a rivedere la cugina e fu sorpresa di trovarla tanto mutata; non era che lombra di s stessa.
Le ricche vesti tutte adorne di gale di trina, tutte sciolte, avevano un bel dissimularne la magrezza, ma le mani erano stecchite, il volto pallido e diafano, soltanto qualche momento si accendeva dun color rosso febbrile, e quel colorito dava delle illusioni alla marchesa Emilia, che non voleva persuadersi che la sua figliuola, che mangiava con tanto appetito, fosse ammalata.
 Vedi che bel colorito ha Elisa?  disse la marchesa.
Renata non era capace di fingere al punto di rispondere con unaffermazione e cambi discorso chiedendole notizie della sua vita di Nizza e dei suoi amici.
 Sono molto pigra,  disse Elisa,  mi muovo poco e soltanto nelle grandi occasioni, quando c qualche buon spettacolo al teatro o qualche gran ballo, ma ho sempre degli amici che vengono, e, vedi,  pi comodo. Dimmi, Renata, mi sai dire qualche cosa di mio marito?
 Non so nulla di tuo marito, e nemmeno cerco di averne notizie,  rispose Renata un po ironicamente.
 Scusa se ti ho offeso,  soggiunse Elisa con affettato sorriso,  so che  uno dei tuoi ammiratori, ma non dubitare, ci non mimporta, io non sono cos sciocca come lui per essere gelosa.
 Lho veduto in ottobre da Fanny, poi non ne seppi pi nulla.
 Me ne diede notizie anche la duchessa Celani,  disse Elisa,  anzi mi diceva che si dedicava molto a te.
 O a lei piuttosto,  rispose Renata.
 Meno male, vedo che va diventando un uomo alla moda; se gli piacciono le belle signore, non me ne dispiace.
Renata non capiva che cosa pensasse sua cugina, le pareva che quellindifferenza fosse unaffettazione, e si proponeva di non tornare tanto spesso, se non voleva veder rinnovarsi le scaramuccie di quando erano giovinette.
Dopo la visita alla cugina, Renata si sent pi infelice del solito; e quasi provava il desiderio di piangere, la cugina la punzecchiava sempre, eppure le avea rapito lo sposo, la felicit e ancora non era contenta. Che cosa voleva di pi?
Poi quando pensava chera l, fragile, delicata, che sarebbe caduta al primo soffio, provava quasi compassione nella certezza che non avrebbe potuto vivere a lungo, e sirritava di scoprirsi a pensare anche lei come Edoardo alla morte dElisa, semplicemente come se fosse la cosa pi naturale del mondo che uno dovesse morire prima di trentanni, e provava una gioia segreta vedendo in un avvenire non lontano che Edoardo fosse libero, spesso per la parte migliore della sua anima si ribellava a questo pensiero e diceva fra s:
 No, non voglio,  orribile, divento cattiva, sono invasa dal demonio, sono io che devo morire, essi sono sposati davanti allaltare, io sono lintrusa; in queste condizioni, la speranza  un delitto.
E nella sua mente desiderava la morte, e non avendo coraggio di darsela colle proprie mani pens di affrontare dei pericoli, nella speranza che venisse a lei per liberarla dalle sue pene.
Pass tutto linverno, girando per la riviera Ligure, si ferm a Mentone, Cannes, Bordighera, poi stanca della tranquillit della campagna and a Parigi e cerc di stordirsi fra il rumore di quella immensa citt; avea bisogno di star sempre in movimento, di far continuamente qualche cosa nuova per dimenticare. Di Edoardo non sapeva nulla, ma ci pensava sempre; di giorno lo vedeva l davanti agli occhi come unallucinazione, di notte lo sognava continuamente e le pareva di vederselo davanti come uno spettro, che mormorasse queste parole: quando sar morta!
La sua coscienza non le rimproverava nulla, eppure provava rimorso come se avesse commesso qualche delitto, e voleva espiare i suoi pensieri cattivi e quelli di Edoardo.
Voleva morire e che la sua morte fosse unespiazione anche per lui.
E nellestate and a cercare la morte nelle pi alte cime dei monti sullorlo dei precipizii. Gir tutta la Svizzera, si ferm a Courmayeur e volle prender parte a tutte le ascensioni pi ardite; dove gli alpinisti pi coraggiosi tremavano, essa saliva imperterrita; sal sul Cervino e tocc quasi la cima del Monte Bianco. Il suo nome era accoppiato a quello degli alpinisti pi arditi, anzi tocc una cima delle Alpi che non era mai stata calpestata da piede umano, e da quel giorno si chiam Pizzo Renata. In quelle montagne ebbe la fama di intrepida alpinista e trov la gloria invece della morte a cui tanto agognava.
La vita allaria aperta, labitudine fin da giovanetta alle ardite ascensioni, avevano reso il suo piede sicuro e la sua fibra robusta; resisteva alle intemperie come una pianta secolare.
Era in un momento di scoraggiamento, quando leggendo un giornale in un albergo di Lucerna le venne sottocchio come lItalia era afflitta dal colera, e, nei paesi dove il morbo infieriva maggiormente, si faceva appello ai cittadini perch accorressero ad assistere i moribondi.
Renata, che avea lidea di arrischiare la vita a beneficio dellumanit, che si lagnava di non essere uomo per consacrarla al paese, ebbe lispirazione di andar l dove il morbo era pi fatale e dedicarsi intera ai suoi simili che soffrivano.
Non si perdette a riflettere, non mise tempo in mezzo; appena avuta questa ispirazione che le parve mandata dal cielo, diede ordine ai suoi domestici di prepararle i bauli; sarebbe andata sola a Napoli, non voleva esporre la loro vita al pericolo al quale esponeva la sua.
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CAPITOLO 30.
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Chi fosse entrato in Napoli nel finir dellestate dellanno 1884, al vedere quello splendore di cielo e di mare non avrebbe potuto immaginare le scene strazianti che accadevano nel centro della citt, nei quartieri pi miseri, popolati come alveari da una popolazione fitta, povera e mal nutrita. Si parlava del morbo fatale, si narrava di mucchi di morti, di persone robuste piene di vita ridotte in poche ore agli estremi, ma finch il male uno non lo vedeva coi propri occhi, finch non perdeva le persone di famiglia, quel popolo continuava la sua vita abituale, stava tutto sparso nelle vie, mangiando fette di cocomeri e di poponi, non pensando che in quei cibi indigesti avrebbero potuto trovare la morte, ma quando si vedevano portare via persone della famiglia, amici e conoscenti, quando le madri si vedevano strappare i figli, allora erano grida disperate, se la prendevano coi medici, dicevano che avevano avvelenato lacqua, smaniavano e si strappavano i capelli dalla disperazione.
Quella gente che finch il male era lontano si mostrava indifferente, poi tutto a un tratto veniva presa dallo sgomento e correva come per fuggire un nemico invisibile, abbandonava le case, i suoi morti, resa pazza dal sentimento della propria conservazione, dalla paura di morire.
Intanto si formavano comitati di persone caritatevoli, di veri soldati dellumanit, che esponevano la vita per soccorrere i loro simili.
Quando Renata si present domandando che la ricevessero al comitato di soccorso, rimasero tutti sorpresi che una persona cos giovane, bella e di modi cos distinti, volesse esporre la vita collassistere gli ammalati.
 Vuol mettersi alla testa per raccogliere dei soccorsi?  le chiesero.
 No, voglio far linfermiera, proprio l dove il pericolo  maggiore, dove c da lavorare di pi.
 Ebbene sia fatta la vostra volont e Dio vi assista.
Quando entr nellospedale che le venne assegnato, le si strinse il cuore.
Per quanto avesse immaginato quel luogo di tristezza, pure dovette fare uno sforzo per non rinunciare alla sua idea, le sarebbe venuta la voglia di fuggire se non fosse stato una vilt, troppe erano le sofferenze che vedeva accumulate in quelle sale.
Si fece coraggio, dimentic s stessa per esser pronta ove cera bisogno di soccorso.
 Fatemi guarire voi che siete tanto bella. Datemi da bere che muoio di sete,  le dicevano le ammalate.
Ed essa era pronta a correre l dove cera pi bisogno della sua opera; vinta la prima ripugnanza, pareva una provetta suora di carit.
Nellassistere a quelle sofferenze, nelloccupazione costante per recar loro sollievo dimenticava le proprie, e quando, stanca dal lavoro, si prendeva qualche ora di riposo, poteva almeno dormire dun sonno profondo senza esser turbata da sogni spaventosi.
Sentiva che se mai era stata colpevole, non in fatto, ma nel pensiero, quella era una vita di espiazione, in mezzo a quello strazio diventava migliore, e l assistendo continuamente allo spettacolo della morte trovava meschine tutte le passioni umane, vedeva il mondo dallalto, filosoficamente, dove tutto dovea andare al suo destino, dove grandi e piccini potevano esser vinti da un microbo invisibile.
Ormai non pensava pi a s, lazione aveva vinto il pensiero. Era la pi infaticabile delle suore, ovunque portava conforto, colle parole e colle cure, sempre lottando, fra gli spasimi di chi cerca ogni mezzo per sottrarsi al fatale destino. Alle volte assisteva al letto duna madre in preda al delirio di dover abbandonare i propri figli, altre volte era una sposa felice che doveva abbandonare il marito, e fra tante scene di dolore, avrebbe pi che volentieri offerto in olocausto la propria vita, che stimava inutile.
La sua presenza metteva coraggio, pareva un raggio benefico, era lammirazione di tutti e per i poveri la benefattrice, perch, non solo prestava cos coscienziosamente lopera sua, ma profondeva il suo denaro a sollievo di quelle famiglie che rimanevano senza il capo, di quegli orfani che non avevano pi genitori.
 Siete pallida,  le dicevano i medici,  non vi affaticate troppo, finirete per ammalare anche voi.
 Io credo che la morte abbia paura di me, lho cercata tante volte; ma sempre invano.
 Sarebbe peccato che moriste,  rispondevano.
Eppure credeva proprio dessere invincibile, non era caduta negli abissi della montagna ed anche quel morbo tremendo pareva la rispettasse.
Un giorno per si sent un dolore forte allo stomaco e un brivido trascorrerle per tutta la persona, non volle badare a quellavvertimento e continu la sua opera benefica, cercando portar conforto ai malati.
 Siete stanca; andate a riposarvi, signorina,  le dicevano.
 Non  nulla,  rispondeva alle domande assidue dei medici, e continu per tutto quel giorno fin che non pot pi reggersi e fu costretta a darsi ammalata.
L sul suo letto di dolore soffrendo atroci spasimi e provando tutti i dolori fisici e tutte le fasi della malattia alle quali aveva assistito in tutti quei giorni, pure desiderando morire, pensava in quei momenti estremi a tutti i suoi amici, a tutte le persone che aveva amato e delle quali da tanto tempo non sapeva nulla, sarebbe stata contenta di poter dar loro lultimo addio e sentiva tutto lorrore di una malattia che allontana gli amici, perch non c nessuno che abbia coraggio di esporsi al pericolo di prenderla.
Eppure avrebbe sentito il bisogno supremo di dire una parola a colui che aveva tanto amato, che era stato il compagno dei suoi pensieri, in quel momento estremo sentiva di amarlo santamente di un amore eterno, dellamore ideale dei suoi sogni. E le pareva che quel sentimento puro fosse un premio alla sua vita di sacrifizio e pensava:  Ho espiate le mie colpe, Dio mi ha perdonato, muoio contenta.
Mentre era l in quel letto di dolore essa vedeva spesso nella mente confusa tutte le persone care e le veniva rimorso di esser partita senza dir nulla a nessuno, senza lasciare il suo indirizzo. Da quando era andata sulle montagne, nella speranza di ritrovar la morte in qualche ardita escursione, aveva cercato di far perdere le sue traccie, ed ora in quel momento supremo sentiva un desiderio prepotente di aver notizie di Fanny, di sapere che cosa fosse avvenuto di Edoardo, e pure pensava anche ad Elisa e alla zia Emilia, e sentiva una profonda piet e una grande indulgenza per tutti quelli che le avevano fatto del male, avrebbe voluto rivederli ancora una volta per dar loro lultimo addio e riunir tutti in un supremo perdono.
Mand un dispaccio a Fanny, dicendolo dove si trovava, mandandolo lultimo addio.
Essa da parecchi mesi non sapeva nulla dei suoi, e ignorava quali avvenimenti fossero avvenuti nella sua famiglia.
Non sapeva che la marchesa di Belfiore ed Elisa serano trattenute pi lungamente a Saint-Moritz temendo il morbo che infieriva in Italia, ed Elisa non potendo sopportare una temperatura cos fredda ammal, e si spense a poco a poco mentre sua madre, che non voleva mai che la sua figliuola fosse ammalata e preferiva illudersi, se la vide morire fra le braccia senza esser stata in tempo di avvisare il marito.
Non sapeva che Edoardo, avvisato della morte della moglie, era corso subito a renderle gli ultimi onori, e quantunque non potesse mostrare un dolore che non sentiva, pure il suo contegno fu da gentiluomo perfetto, come aveva potuto constatare anche la marchesa Emilia che non potea darsi pace della morte della sua Elisa.
Non sapeva che la marchesa rimasta sola avendo il figlio lontano che aveva preso moglie e si dedicava alla giovane sposa, si era risolta di riunirsi al marchese, il quale stanco di girare il mondo mezzo malato e rimbambito sera rifugiato in campagna.
Quel grande dolore le avea spezzata la vita e ormai non le rincresceva dare un addio al mondo e alle sue pompe e dedicarsi al vecchio marito.
Non sapea che Edoardo dopo aver viaggiato qualche settimana era tornato a Roma per dividere il suo tempo fra i genitori e la sorella; ma sempre col pensiero fisso di scoprire il rifugio di lei, per ritrovarla.
Possibile che non avesse saputo la morte della cugina e non scrivesse nemmeno una riga? Eppure molti giornali ne avevano parlato, bisognava proprio che vivesse fuori del mondo; ma con tutto questo egli viveva nella speranza di ritrovarla.
Quando giunse il dispaccio di Renata, si trovava appunto presso alla sorella e nebbe un colpo al cuore; suo primo pensiero fu di correre a vederla. Egli sperava che col suo fisico forte potesse vincere il male, non era possibile che Dio volesse punirlo in modo cos crudele.
Giunse a Napoli di sera tardi, e senza mangiare, senza pensare che esponeva la vita, and negli ospedali in cerca di Renata. Nessuno la conosceva di nome e dovette girare parecchie ore, assistere allo spettacolo di gente che moriva fra gli strazii, prima di poter trovare quella che cercava. Era quasi scoraggiato, temeva che fosse morta, quando un infermiere lo condusse in una stanza separata dove si trovava Renata morente.
Egli rimase sorpreso nel vedere il cambiamento di quella fisonomia, prima tanto bella e fiorente, resa irriconoscibile, ma quando aperse gli occhi neri languidi e quasi spenti, gli parve che quella faccia silluminasse e riacquistasse lespressione dun tempo.
 Renata!  disse,  eccomi tuo e per sempre.
 Il cielo mi ha esaudita, come gli sono riconoscente!  disse la moribonda colla voce quasi spenta.  Fuggi, parti da questo luogo che non ti assalga il morbo, ti ho veduto, mi basta, non toccarmi,  disse nascondendo la mano chegli volea stringere.  Addio.
 No, Renata, vivrai per esser mia.
La faccia della fanciulla soffusc come sotto linfluenza dun forte dolore.
 Non  pi una colpa lamarci,  soggiunse Edoardo,  sono libero.
 Elisa?  chiese Renata.
  morta.
Renata lo guard fisso e stette un momento come per raccapezzare le idee.
 Dio ha voluto cos, chiniamo il capo,  disse la morente.
 No, non  possibile, guarirai, sarai mia. Fatela guarire, non ci deve essere un rimedio?  disse con accento disperato ad uninfermiera, la quale croll il capo senza poter dargli una speranza.
 Ma se le sue idee sono ancora chiare! ma se ha locchio ancor vivo! se parla!  possibile che debba morire?
 Presto anche lultimo filo di voce sar spento,  disse Renata,  ormai questo male lo conosco, ma ti ho veduto ed ho vissuto abbastanza.
 Anchio voglio morire!  disse Edoardo.
 No, vivi per ricordarti di me, per amarmi ancora come ti amo e come ti ho sempre amato, dellamore puro ideale, che vivo eterno come lanima, come lo sento ora che mi fa dimenticare il male, e mi fa sorridere in questo estremo momento. Vivi pensando a me, come io muoio colla mente piena del tuo pensiero, addio, ricordami a Fanny.
Dopo non ebbe che parole per confortare Edoardo e per dirgli la sua ultima volont.
Voleva consacrare la sua sostanza in opere di beneficenza. Una forte somma lasciava alla citt di Napoli per fare un asilo per gli orfani delle vittime del colera. Lasciava Villa Grazia ad Edoardo, e a Fanny tutti i suoi gioielli, poi stette immobile senza poter pi parlare, ma il suo ultimo sguardo come il suo ultimo pensiero fu per Edoardo.
In altri tempi egli avrebbe imprecato contro il destino che anche questa volta il suo desiderio non era compito, ma la presenza di tanta virt e rassegnazione, lo commosse, compreso lesistenza di una volont pi forte di tutte le ricchezze, alla quale noi dobbiamo piegare il capo, turbato da quel fatto che dava lultimo crollo alla sua felicit proprio nel punto di raggiungerla. Quasi spinto da una forza superiore, singinocchi accanto a quel letto di morte e chin la testa pregando.
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FINE.